I numeri, se reali, non mentono. E le bugie, tanto più se pronunciate al solo scopo propagandistico di crear consenso, non reggono alla prova dei fatti. Affermava la ministra Calderoli che 450mila nuclei familiari da domani avrebbero ricevuto l’assegno di inclusione, strumento che dovrebbe sostituire il Reddito di cittadinanza. Peccato che non sia vero.

La forza della realtà

“Solo un’ora. È bastata, solo un’ora, perché la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, che in conferenza stampa si era vantata dei successi del nuovo Assegno di Inclusione venisse smentita dall’Inps”. Ad affermarlo la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi che ha ricordato come l’Istituto di previdenza sociale, cioè chi quell’assegno deve erogare, ha costretto Calderoni a tornare con i piedi per terra. E già perché tra ritardi nella procedura perché assai complicata e ridondante, paletti stretti stretti pensati apposta per restringere la platea degli aventi diritto e le domande respinte, chi davvero riceverà il contributo saranno solo 288mila famiglie. Assai meno di quante solo un anno fa beneficiava del RdC.

Senza vergogna

“Una meschina figura che deve aver ferito non poco l’orgoglio della Ministra che si è vista costretta a una nuova dichiarazione per rettificare quanto da lei stessa affermato”, dice ancora Barbaresi che aggiunge: “Poi da degna esponente del ‘governo della Propaganda e dell’Arroganza’, riesce maldestramente a ripiegare solamente parlando di controlli preventivi per accertarsi che i rigidi criteri siano rispettati, provando a ribadire che il percorso sta andando molto veloce e il sistema sta funzionando. Sta funzionando per chi? Per i 288 mila nuclei che rappresentano poco più di un terzo dei potenziali beneficiari dell’Adi? E tutti gli altri?”.

Si scrive controlli preventivi ma si legge burocrazia e strumenti per limitare il più possibile la platea di chi sostenere. Perché, dalle parti di Palazzo Chigi, continua a prevalere l’idea che se si è poveri è per colpa propria. D’altra parte è quanto sostenuto da Meloni in Parlamento.

Ma la povertà aumenta

Fra qualche settimana avremo i numeri ufficiali, sarà l’Istat a renderli noti, ma basta guardarsi attorno nelle strade delle città o farsi raccontare da chi volontariamente si occupa di quanti sono in difficoltà, per scoprire quanto la povertà stia aumentando. E quanto chi ne è vittima è ormai rassegnato e disperato. Ricorda ancora la segretaria della Cgil: “Quello che il Governo e la sua ministra non dicono è che quei 288 mila nuclei rappresentano solo un quarto delle famiglie che a gennaio di un anno fa potevano contare sul Reddito di Cittadinanza. Quello che non dicono è che in questo Paese ci sono quasi 6 milioni di persone in condizioni di povertà assoluta e 15 milioni a rischio di esclusione sociale, tra cui una componente rilevante è costituita da minori”.

Il lavoro non sempre è dignità

Sempre Meloni e sempre in Parlamento ha continuato a ripetere, chissà se consapevole di non dire la verità, che per sfuggire dalla miseria basta alzarsi dal divano ed andare a lavorare. Peccato che proprio lei si è fortemente opposta all’introduzione del salario minimo legale facendo finta di non sapere che troppi e troppe un lavoro ce l’hanno ma remunerato talmente poco da non salvarli. Dice la dirigente sindacale: “Quello che fingono di non vedere - aggiunge - è che si può essere poveri pur lavorando se il proprio lavoro è povero, sottopagato, precario e frantumato, tanto che un quarto dei lavoratori dipendenti privati ha retribuzioni lorde annue inferiori a 10 mila euro: praticamente sotto la soglia della povertà”.

La solitudine di chi aiuta

Ma le omissioni non finiscono qui. Come faranno i pochi addetti dei Centri per l’impiego a costruire le possibilità di incontro tra domanda e offerta di lavoro? E come faranno i pochissimi assistenti sociali in servizio a farsi carico di quanti hanno bisogno di aiuto. Barbaresi sostiene, infatti: “colpevolmente non dicono come pensano di rafforzare i servizi pubblici a partire dai servizi per l’Impiego e i servizi sociali dei Comuni, rispetto ai quali la mancanza di risorse e di organici è drammatica, come ha prontamente denunciato la Fp Cgil. La realtà è che non se ne stanno occupando così da rendere difficile la presa in carico dei bisogni che non sono solo economici, ma anche sociali, sanitari, abitativi, educativi”.

Nascondere i dati non serve

“Continuano a non dichiarare quante sono le domande presentate e accolte di supporto per la formazione e il lavoro e soprattutto quante persone classificate come ‘occupabili’ per il solo fatto di essere adulte o senza minori, disabili o anziani nella propria famiglia, hanno ricevuto i 350 euro di sostegno economico e hanno effettivamente ricevuto un’offerta di lavoro o formazione”. E già perché o si fa propaganda o si tace, questa la strategia di questo esecutivo. Ma la realtà – lo dicevamo – alla fine è più forte delle menzogne e anche delle omissioni.

Desideri che diventano impegno

La conclusione di Daniela Barbaresi è, al contempo, amara e netta: “Vorremmo vivere in un Paese dove il governo si preoccupi di rimuovere diseguaglianze e fragilità, anziché continuare a colpevolizzare chi si trova in condizioni di difficoltà e bisogno per racimolare un poco di consenso politico sulla pelle delle persone. Vorremmo un governo che metta la giusta attenzione e le necessarie risorse anche per gli anziani e non autosufficienti, l'altra parte della popolazione fragile oggetto di tanta propaganda e di poca sostanza. Vorremmo un Paese più giusto e solidale dove la propaganda non serva”.

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