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Previdenza complementare

Fondi pensione, il sistema regge

Foto: vitaliy-m (www.pixabay.com)
Roberto Greco
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Malgrado la pandemia, i rendimenti annuali crescono più del Tfr. Ma un milione di iscritti non versa più da almeno cinque anni, avverte la Covip, e dietro l'angolo c'è il rischio dei licenziamenti che potrebbe far crollare le adesioni   

Malgrado la diffusione del Covid-19 e la susseguente emergenza pandemica, il sistema di previdenza complementare ha sostanzialmente tenuto. Anzi, a fine 2020, i rendimenti dei fondi pensione - negoziali e aperti - sono risultati comunque in crescita, guadagnando rispettivamente il 3,1 e il 2,9% sull’anno precedente. Mentre, nello stesso periodo, il Tfr, ad esempio, si è rivalutato solo dell’1,2%. Lo si evince dall’ultima relazione della Covip (l’organismo di vigilanza dei fondi pensione), che accerta annualmente lo stato di salute di tutto il settore.

Iscriversi conviene
Il totale degli iscritti ai fondi è di circa 8,4 milioni di persone, in aumento del 2,2% rispetto al 2019, per un tasso di copertura di quasi il 33% sul totale della forza lavoro. Poco meno di 200 miliardi il patrimonio complessivo dei 372 fondi pensioni vigilati, anche qui in crescita del 10,7% rispetto all’anno precedente. A questi si aggiungono le risorse gestite dalle casse di previdenza private e privatizzate: 96 miliardi di patrimonio, per un totale di 290 miliardi, tra fondi e casse.

“Dopo una prima parte dell'anno molto perturbata, in concomitanza con lo scoppio della pandemia – ha sostenuto Mario Padula, presidente della Covip, nel corso della sua relazione annuale, illustrata alla Camera dei deputati - i mercati finanziari hanno fatto segnare un progressivo recupero, supportato dalle iniziative di sostegno e di rilancio messe in atto da governi e banche centrali in tutto il mondo. Ne hanno beneficiato anche i rendimenti dei fondi pensione”.

Un quadro confortante, dunque, anche se non sono tutte "rose e fiori". Si continua a evidenziare, ad esempio, un gender gap, risultando gli uomini il 61,9% degli iscritti, con le donne ferme a quota 38,1. E poi è largamente esistente un divario generazionale, essendo il 52,9% di coloro che vi hanno aderito in età compresa fra i 35 e i 54 anni, mentre il 29,5% ha dai 55 anni in su. Ancora basso è il ricorso alle pensioni integrative da parte degli under 35 che rappresentano appena il 22,7% di tutto il bacino. Incide anche l’area geografica: il 57% di chi ha fatto ricorso al cosiddetto secondo pilastro pensionistico risiede nel Nord Italia.

Insomma, una fotografia dai colori non proprio brillanti, quella scattata dalla Covip. E i timori crescono per i prossimi mesi, in quanto permangono le incognite legate alle ricadute sul mondo del lavoro dell’ormai prossimo superamento di molte misure emergenziali adottate dal Governo, come il blocco dei licenziamenti. “Con il rischio di 500 mila e più licenziamenti che potrebbero diventare realtà, una volta terminata la fase di blocco, facendo crollare le adesioni ai fondi pensione”, ha messo in allarme Padula.

Luci e ombre
Ma vediamo, dalla relazione della Covid, qualche altro dato, anche in questo caso in chiaro scuro. Gli iscritti che nel corso dell'anno non hanno effettuato versamenti contributivi sono complessivamente 2,3 milioni, il 27,4% del totale; rispetto al 2019, sono aumentati di 136.000 unità. Ma almeno un milione di individui non versa contributi da almeno cinque anni. Segnali di crisi preesistenti, quindi, che ora i licenziamenti potrebbero far esplodere. Per questo, i timori della Commissione di vigilanza sono più che giustificati.

Anche lo scorso anno il tasso di partecipazione alle forme di previdenza integrativa rispetto alla forza lavoro non è andato oltre il 33%, risultando comunque in aumento rispetto al 28,9% dell’anno precedente, per l’effetto concomitante della crescita degli iscritti (+840.000 unità in più nello stesso periodo considerato) e anche della diminuzione, nel 2020, soprattutto nel numero degli occupati (716.000 unità in meno). Le adesioni, nel complesso, si sono concentrate sui fondi negoziali, che a fine anno contavano 3,2 milioni di iscritti, mentre quasi 1,6 milioni erano quelli ai fondi aperti e 3,3 milioni ai nuovi Pip (i piani individuali pensionistici).

Lo stesso Padula ha tenuto a evidenziare che “fondi e casse possono svolgere un ruolo importante a supporto dell’economia nell’emergenza pandemica, assumendo iniziative che s’inquadrino in un progetto di ampio respiro che abbia il baricentro nella promozione della crescita, come il Pnrr”. Cgil, Cisl e Uil, invece, hanno evidenziato come dal quadro tratteggiato dalla Covip emerga “la bontà dei fondi pensione italiani e soprattutto del modello negoziale”.

Le risorse accumulate dalle forme di previdenza complementare sono aumentate del 6,7% sul 2019. “Un ammontare – si legge nella relazione della Covip - pari al 12% del Pil e al 4,1% delle attività finanziarie delle famiglie italiane”. In tutto alla fine dello scorso anno risultavano attivi 372 fondi pensione: 33 negoziali, 41 aperti, 70 Pip e 235 fondi preesistenti, oltre a Fondinps, che risulta in via di superamento.

Gli investimenti in prevalenza sono stati indirizzati su obbligazioni governative e titoli di debito (il 56,1%), con una quota del 17,5% di titoli di debito italiano. In aumento i titoli di capitale giunti a quota 19,6% (contro il 18,9 nel 2019). Sempre nel 2020, il flusso dei contributi ai fondi pensione ha raggiunto i 16,5 miliardi: 5,5 ai fondi negoziali (+2,9%), 2,3 ai fondi aperti (+5,9%), 4,6 ai Pip (+1,6%), e 3.9 ai fondi preesistenti (+0,2%). In tutte le forme pensionistiche complementari che raccolgono adesioni il flusso di contributi del 2020 è risultato maggiore, seppur dì poco, rispetto al 2019.

Infine, il numero delle forme pensionistiche operanti nel sistema è in costante riduzione. Oltre vent’anni fa, nel 1999, le forme operanti erano 739, quasi il doppio di oggi. Le posizioni in essere sono 9,1 milioni (inclusive di posizioni doppie o multiple, che fanno capo allo stesso iscritto). Gli iscritti ai Pip nuovi si attestano a 3,3 milioni, 3,1 milioni quelli ai fondi negoziali, oltre 1,5 milioni quelli ai fondi aperti e circa 600.000 quelli ai fondi preesistenti.

Focus: i fondi del comparto Terziario-Turismo-Servizi
“La relazione della Covip dimostra la convenienza dei lavoratori ad aderire ai fondi pensione negoziali anche nei nostri comparti, ovvero terziario, commercio, turismo e servizi. I fondi hanno infatti un rapporto rendimenti e costi di gestione di gran lunga migliore delle forme previdenziali aperte assicurative o individuali”, spiega Michele Carpinetti, responsabile della previdenza integrativa per la Filcams Cgil. Di seguito i fondi esistenti in questi settori.

Fondo Fonte
Settori: Vigilanza privata, Turismo, Portieri, Agenti immobiliari, Studi professionali, Commercio, Terziario, Farmacie. Il Fondo  associa lavoratrici e lavoratori di tutti i settori produttivi del settore con esclusione delle aziende cooperative.
Sito: www.fondofonte.it. email: [email protected]. Presidente, Maurizio Grifoni. Vicepresidente, Stefano Franzoni.

Previdenza Cooperativa
Settori: Multiservizi cooperative, Commercio cooperative, Vigilanza privata cooperative. Previdenza Cooperativa è nato dalla fusione di Cooperlavoro, Previcooper e Flicoop e associa lavoratori occupati in aziende cooperative di tutti i settori produttivi.
Sito: www.previdenzacooperativa.it.  email: [email protected]. Presidente, Stefano Dall’Ara. Vicepresidente, Fausto Moreno.

Previambiente
Settori: Multiservizi industria-Pmi. Il Fondo è rivolto ai lavoratori del settore dell’igiene ambientale e dei settori affini.
Sito: www.previambiente.it.   email: [email protected]. Presidente, Gianfranco Grandaliano. Vicepresidente, Angelo Curcio.