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Chiusure

C'erano una volta i circoli

Ivana Marrone e Patrizia Pallara
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Chiusi da quando è esplosa la pandemia, molti non riapriranno più, messi in ginocchio dalle spese correnti, l'affitto e le bollette. A Roma, come nel resto dell'Italia, questi presidi di socialità e cultura dell'Arci e delle Acli si sono rimboccati le maniche per dare alle persone conforto e aiuto, sostegno e supporto

Punti di incontro e di ritrovo, di aiuto e di sostegno. Sono rimasti quasi sempre chiusi da quando è esplosa la pandemia. E molti non riapriranno più. I circoli Arci e Acli, centri di vita in comune, presidi di socialità e di cultura, sono stati messi in ginocchio dalla crisi sanitaria ed economica. Ignorati dai ristori perché non sono attività economiche, anche se molti gestori hanno la partita Iva e al loro interno lavorano alcune migliaia di dipendenti, in questo anno hanno cercato di mantenere in vita le sedi, ma affitto e bollette li stanno portando allo stremo. C’è anche chi li ha contati: 4mila dell’Arci e 3mila delle Acli non sono sopravvissuti alla serrata, e non è ancora finita.

“In alcuni casi i proprietari dei locali sono stati comprensivi, magari dimezzando l’affitto o sospendendolo, in altri hanno comunque chiesto di rientrare dei canoni. Ecco, questo è stato il nostro caso - racconta Emmanuel Bonetti, presidente del circolo Arci Fanfulla di Roma -. Per fare fronte al problema economico abbiamo pensato di chiedere aiuto alla rete di amici e di soci attraverso un crowdfunding. Ha funzionato, siamo riusciti a raccogliere abbastanza fondi per superare i primi mesi. Però il problema è rimasto”. La stessa iniziativa è stata lanciata in altre province, la stessa Arci ha promosso la campagna di tesseramento "Adotta un circolo".

“A livello nazionale ai circoli è stato dato pochissimo sostegno, solo l’accesso al credito di imposta sugli affitti e solo per una parte del 2020 – spiega Vito Scalisi, presidente di Arci Roma -. Il prestito garantito statale non è consentito a nessuna associazione, neppure il Rea, perché i bilanci non sono depositati. Mentre a livello regionale nel Lazio ci sono stati due bandi che hanno dato un po’ di ossigeno”. A fronte delle chiusure, però, è cresciuto il disagio delle persone, economico e sociale. Al Fanfulla hanno pensato di mantenere il filo rosso della cultura dando vita a una radio fatta in casa che ogni giorno propone temi, musica, digressioni, chiedendo contributi a soci, musicisti, abituali frequentatori.

Per andare incontro alle esigenze delle fasce più marginali e povere della città, l’Arci ha poi messo in campo una serie di azioni solidali, assistenza a domicilio, la macchina dei pacchi alimentari, e l’iniziativa “Nessuno in Strada – Circoli rifugio” per creare situazioni di accoglienza. La stessa mission ha visto impegnati i circoli Acli, distretti solidali rivolti alle famiglie, ai bambini, agli anziani. “Questa terribile pandemia ha azzerato tutti gli spazi di aggregazione, tra cui i nostri circoli che ora sono in ginocchio: mentre sono chiusi le spese corrono – afferma Lidia Borzì, presidentessa di Acli Roma, che incontriamo a Corviale, al circolo della parrocchia di San Paolo della Croce  -. Anche le palestre, le piscine, le società sportive. Ma non ci siamo mai fermati. Attraverso il segretariato sociale abbiamo attivato il progetto ‘Distanti ma vicini’, che offre sostegno telefonico, supporto psicologico, carrelli della spesa, aiuto agli anziani. Da marzo dell’anno scorso abbiamo ascoltato 500mila persone, recuperato eccedenze alimentari e consegnato 10mila pacchi a chi ne ha bisogno, anche persone insospettabili, a Corviale, Acilia, Albano, Montecelio”.

“Il pacco alimentare non è solo un aiuto concreto, ma un modo per avvicinare la famiglia, prenderla in carico e accompagnarla nel tempo fino a che non sarà in grado di risollevarsi – aggiunge Giulia Di Gregorio, responsabile welfare di Acli Roma -. Teresa, Rosalba, noi queste signore le conosciamo, le chiamiamo per nome”.  Una rete di protezione sociale di cui non è possibile fare a meno, soprattutto in questo momento storico. “I nostri circoli si sono attivati alla meglio, si sono ripensati per dare una risposta ai crescenti bisogni ma questo non rende meno grave il fatto che siano tuttora chiusi – conclude Borzì -. Quando usciremo da questa pandemia non avremo solo macerie dal punto di vista della crisi economica e del lavoro ma anche un grandissimo problema relazionale. E risalire la china sarà dura”.