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Vaccini

La solidarietà che conviene

Roberta Lisi e Ivana Marrone
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Sospendere la titolarità dei brevetti sui sieri e sui farmaci anti Covid per immunizzare il più rapidamente possibile tutta la popolazione mondiale. Puntare sulle professioni sanitarie riconoscendone il valore. Tornare alla titolarità del pubblico e dello Stato nella tutela della salute. Questa la ricetta di Rosy Bindi contro la pandemia

Mancano i vaccini. Certo, le case farmaceutiche che hanno sviluppato i sieri in grado di immunizzare da Covid-19 sono sommerse da ordini ai quali non riescono a rispondere in tempi brevi. Mancano anche perché un Paese come il nostro, che per decenni è stato all’avanguardia nella produzione di farmaci, ha perso una parte di questa capacità. Forse perché gli investimenti in ricerca scientifica e innovazione nei decenni precedenti hanno segnato il passo e oggi ci si è svegliati arretrati e in ritardo.

Ma nel ritardo della campagna vaccinale italiana c’è dell’altro. Secondo Rosy Bindi, ex ministra della Salute da molti rimpianta, oggi impegnata nel riaffermare il valore del Servizio sanitario nazionale universale e pubblico così come disegnato nella Riforma del 1978, “scontiamo il fatto che ogni Regione sembra andare per conto proprio. È stata fatta una scala di priorità dei soggetti da vaccinare molto differenziata tra le varie parti d'Italia, che ci fa registrare contraddizioni assurde”.

Anziani in attesa di una chiamata che non arriva e costretti a rimanere isolati da tutti, mentre giovani hanno ricevuto la prima e qualche volta anche la seconda dose. Insomma, come prevede la Costituzione e come ha ricordato il presidente del Consiglio Draghi lo scorso 24 marzo in Senato, la competenza a gestire e fronteggiare pandemia e dello Stato, è davvero arrivato il momento di avocare questa responsabilità e funzione e di esercitarla.

“Questa vicenda - aggiunge la presidente Bindi, parlando ancora di vaccini - mette ancora più in risalto le diseguaglianze tra paesi ricchi, meno ricchi e poveri”. Secondo l’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite, la salute è un diritto universale e va garantita come tale in ogni angolo del pianeta. Allora, certo, le multinazionali del farmaco devono essere remunerate per gli investimenti e la ricerca fatta ma “sono state già largamente rimborsate”, va sospesa la proprietà intellettuale sui vaccini e quindi vanno prodotti e resi disponibili per tutti e ovunque. Non è solo giustizia sociale ed equità, risponde anche a un interesse dei paesi ricchi: dall’ultimo e sperduto paese dell’Africa, se la popolazione non è vaccinata, può partire una variante che torna ad infettare le popolazioni del nord del mondo.

Il personale sanitario italiano, ricorda la presidente, è stato candidato al premio Nobel per la pace, ed è un giusto riconoscimento perché “la salute è una questione essenziale per la costruzione della pace nel mondo e nel nostro Paese, ma ci si deve rendere conto che la carenza di personale è la carenza più grave del nostro Servizio sanitario nazionale. Mi auguro che il dopo pandemia faccia mettere tutti intorno a un tavolo per rilanciare formazione e professionalità nel Ssn”.

Infine, secondo Rosy Bindi,  va bene vaccinare nei luoghi di lavoro ma solo all’interno del piano vaccinale nazionale pubblico.