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Case di riposo, gli allarmi in Umbria, Lazio e Sicilia

Pensioni, Spi: anticipo e scaglionamento per 850.000. Servono spot tv
Foto: foto Ina/Sintesi
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I sindacati dei pensionati segnalano le strutture più a rischio nelle tre regioni e chiedono interventi immediati. "Sono ormai lazzaretti, si rischia la decimazione dei pazienti"

Non si arresta l'emergenza nelle case di riposo italiane. L'allarme, lanciato a più riprese a livello nazionale dallo Spi Cgil negli scorsi giorni, trova la sua declinazione nelle notizie che arrivano dai territori. Nel Lazio, i sindacati dei pensionati Spi Cgil Fnp Cisl Uilp Uil segnalano "criticità accertate" nelle strutture  Giovanni XXIII di Roma, la RSA di Nerola in provincia di Roma e l’INI Città Bianca di Veroli in provincia di Frosinone, la Rsa di Guidonia. I sindacati parlano di "situazioni drammatiche", "siamo di fronte ad una situazione terribilmente inedita. Le residenze per anziani e case di riposo stanno diventando dei veri e propri lazzaretti. Ospiti, lavoratori e responsabili delle Rsa - spiegano i sindacati - stanno affrontando all’interno di queste strutture gli effetti devastanti del Coronavirus. Responsabili sanitari e organizzativi, operatori sanitari, socio sanitari e assistenziali che intervengono nelle Rsa, devono poter operare in totale sicurezza a tutela della salute propria e degli ospiti anziani". Ma "la situazione è, come per tutti, inedita complessa, difficile e di durata non breve".

I sindacati segnalano la necessità di interventi urgenti, "altrimenti si assisterà alla decimazione delle persone più fragili, anziani non autosufficienti, che vivono in strutture residenziali, unitamente ad all’analogo rischio per gli operatori. Le Rsa e case di riposo sono delle vere e proprie bombe ad orologeria pronte ad esplodere", aggiungono. I segretari generali Alessandra Romano, Paolo Terrinoni e Oscar Capobianco di Spi Fnp e Uilp del Lazio rivendicano che le strutture residenziali devono essere equiparate, ai fini dell’emergenza Coronavirus, a quelle sanitarie e vanno gestite con pari attenzione e modalità, fornendo loro, nell’immediato tutto l’aiuto di cui necessitano e priorità nella fornitura di dispositivi di sicurezza, materiale e personale. 

Tra gli interventi chiesti: "Individuare i contagiati, gli asintomatici ed i negativi, garantendo la possibilità di effettuare tamponi per tutti gli utenti e operatori delle strutture residenziali. Isolare e distanziare il più possibile le persone anche all’interno delle strutture. Assicurare alle persone con disabilità i cui genitori siano ricoverati o siano venuti meno a causa del Coronavirus una immediata presa in carico. E ancora, assicurare, con urgenza, ai genitori, specie anziani, supporti domiciliari per gestire i figli con contagio da Coronavirus o che non siano gestibili in famiglia. Tutelare, in tutti i modi, la salute degli operatori che stanno dimostrando sul campo il loro valore e senza i quali gli anziani ospiti rischiano di restare privi anche del minimo supporto". I sindacati rinnovano alla Regione Lazio "la necessità di effettuare tamponi a chiunque operi in queste strutture".

In Sicilia, i sindacati  dei pensionati chiedono controlli a tappeto nelle case di riposo: “Rischiamo le stragi annunciate. Non si può più assistere inermi al bollettino di contagi che cresce di ora in ora, occorre intervenire con tutti i mezzi possibili  per salvaguardare le persone più deboli e gli operatori che se ne prendono cura”.  Lo scrivono in una nota congiunta i segretari generali di Spi Fnp e Uilp Sicilia Maurizio Calà, Alfio Giulio e Nino Toscano che chiedono che “l’Assessorato alla Sanità, insieme ai Comuni, avvii subito controlli mirati su tutto il territorio siciliano.” “In tutto il Paese-dicono i tre esponenti sindacali- si stanno verificando gravissimi casi di contagio collettivo nelle case di riposo per anziani e  anche in Sicilia in queste ore questi si stanno moltiplicando colpendo, in un ambiente ristretto, persone fragili e spesso non autosufficienti con una velocità e un rischio per la vita altissimi”. Calà, Giulio e Toscano sottolineano dunque la “necessità di andare a verificare quale siano le condizioni di vita e di salute dentro queste strutture,  di dotare anziani e operatori di attrezzature di protezione contro il virus, di verificare se gli ambienti sono sanificati, di attrezzare un collegamento per video chiamate per mettere in contatto i pazienti con le loro famiglie, e, in caso di dubbio sanitario, di fare subito i tamponi per il Coronavirus per isolare e bloccare i focolai che in una situazione simile potrebbero diventare motivo di rischio di vita per operatori, pazienti, per l’intera comunità”. “I casi di questi giorni della Rsa di Villafrati, dell’Ircss Neurolesi Bonino Pulejo e della casa di riposo ‘Come d’Incanto’ di Messina, dell’Irccs Oasi Maria SS. di Troina – rilevano i sindacati- dimostrano purtroppo che il fenomeno è in ascesa ed è pericoloso. Bisogna agire subito”.

"Le case di riposo sono uno dei fronti più scoperti nella lotta contro il coronavirus e per questo vanno dotate di strumenti di difesa al pari delle strutture sanitarie. Ma oggi, anche in Umbria, ci sono troppe criticità e le persone anziane stanno morendo”. È questo il messaggio che i sindacati delle pensionate e dei pensionati dell’Umbria, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil hanno portato ieri alla Regione, in un incontro nel corso del quale i tecnici dell’Ente hanno dato rassicurazioni alle organizzazioni sindacali, ma dal quale sono emerse comunque mancanze e criticità. “In particolare - spiegano i sindacati - è evidente che le dotazioni di dispositivi di protezione, mascherine nello specifico, sono insufficienti e vanno al più presto integrate, non solo per il bene degli ospiti delle strutture, ma anche di quello degli operatori socio-sanitari che vanno sottoposti tutti a tampone per isolare possibili focolai”. Infine, i sindacati dei pensionati umbri chiedono alle strutture protette di fare tutto il possibile per rompere l’isolamento nel quale le persone anziane ospitate sono piombate in questi giorni, non potendo più ricevere, giustamente, le visite dei familiari: “Quello che chiediamo - concludono Spi, Fnp e Uilp - è di consentire agli anziani di parlare con i propri cari attraverso gli strumenti digitali che oggi lo consentono ampiamente”.