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Undici lavoratori impiegati in nero e gravi carenze, anche sul fronte della sicurezza. È il bilancio dell’operazione condotta dalla Guardia di finanza nel territorio di Barletta, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Trani. L’intervento ha portato al sequestro di un’azienda tessile e riapre il fronte, mai chiuso, del lavoro sommerso nel comparto moda.
Secondo quanto emerso, la scoperta dei lavoratori irregolari è avvenuta nell’ambito di verifiche avviate per presunti illeciti ambientali. Non controlli mirati sull’occupazione, ma accertamenti partiti da altre ipotesi di reato che hanno finito per portare alla luce una situazione di irregolarità diffusa.
Filctem e Cgil: “Fenomeno che non si può negare”
A intervenire sono Filctem Cgil Bat-Foggia e Cgil Bat, che parlano di un episodio che conferma una criticità strutturale del territorio. Il segretario generale della Filctem Cgil Bat-Foggia, Pietro Fiorella, sottolinea come il sommerso rappresenti ancora una piaga nel settore tessile e più in generale nel mondo del lavoro locale.
Fiorella evidenzia un punto preciso: la scoperta degli undici lavoratori in nero non è frutto di una campagna ispettiva mirata sul piano occupazionale. Un elemento che, secondo il sindacato, segnala una debolezza nel sistema dei controlli. Nel territorio, ricorda, manca una presenza forte e strutturata dell’Ispettorato del lavoro.
“Doppio danno per lavoratori e imprese oneste”
Il segretario generale della Cgil Bat, Michele Valente, richiama le ricadute sociali ed economiche del fenomeno. Il lavoro nero, afferma, produce un doppio danno: priva i lavoratori di diritti e tutele fondamentali e penalizza le imprese che operano nel rispetto delle regole.
Chi evade, spiega Valente, altera la concorrenza e genera dumping economico, indebolendo l’intero tessuto produttivo. Per questo il sindacato chiede un rafforzamento degli organici ispettivi, controlli più incisivi e una strategia che vada oltre le dichiarazioni di principio.






















