Portella della Ginestra non è solo memoria. È un punto di partenza, ogni volta. Da qui la Cgil rilancia la propria iniziativa “per mettere al centro il lavoro dignitoso, la qualità dell’occupazione, la difesa della democrazia e dei diritti”, indicando anche la proposta di due nuovi referendum su sanità e appalti e la necessità di nuove politiche industriali e sociali.

Secondo gli organizzatori, sono stati oltre 2.500 i manifestanti al corteo, con le delegazioni degli edili della Fillea arrivate da tutta Italia, da Bolzano ad Agrigento. Una presenza larga, attraversata da una rivendicazione netta: “Basta morti sul lavoro”.

La giornata si è aperta al cimitero di Piana degli Albanesi, con la deposizione di una corona di fiori nella cappella da parte della Cgil, dell’amministrazione comunale e dell’eparchia. Poi, al Sasso di Barbato, la commemorazione con il minuto di silenzio e la lettura dei nomi delle vittime da parte di Chiara Sciortino, dell’associazione Portella, nipote di Ignazio Plescia, superstite della strage. Dopo i saluti di Maria Modica, responsabile della Camera del lavoro di Piana degli Albanesi, sono intervenuti Mario Ridulfo, segretario generale Cgil Palermo, e Antonio Di Franco, segretario generale Fillea Cgil.

“A Portella della Ginestra rinnoviamo, tutti assieme, il nostro impegno, la lotta per i diritti, primo fra tutti il diritto supremo alla pace, alla libertà e all’uguaglianza”, ha detto Ridulfo. Una mobilitazione che, ha aggiunto, mette al centro “non solo il salario, ma anche il diritto a un sistema sanitario veramente universale e il diritto al lavoro dignitoso e in sicurezza”.

Di Franco ha invece criticato il decreto del primo maggio del governo, accusato di finanziare ancora una volta le imprese senza dare risposte a chi lavora. “Portella è un luogo simbolo, che in questo momento ci carica di responsabilità rispetto alla fase difficile in cui versa il lavoro nel nostro Paese”, ha affermato.

Per il segretario della Fillea, il provvedimento ignora il nodo più drammatico: la sicurezza. “Nessuna risposta concreta per combattere le morti sul lavoro e nessun sostegno ai familiari delle vittime completamente abbandonate”, ha denunciato. E ha concluso: “Chi difende il lavoro non può essere entusiasta di questo decreto usando giudizi a metà”.