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A Sospiro, nel Cremonese, la vertenza Sogis si consuma tutta sulla pelle dei lavoratori. Oggi 51 dipendenti sono in cassa integrazione e senza stipendi regolari da settembre 2025, con arretrati che mettono in difficoltà crescente le loro famiglie. Ottobre, novembre, dicembre e la tredicesima non sono mai stati pagati, mentre lo stipendio di settembre risulta solo parzialmente corrisposto.
L’allarme dei sindacati
Una situazione che ha spinto Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec territoriali a diffondere un comunicato congiunto parlando apertamente di crisi. Nel mirino dei sindacati finiscono impianti fermi, conti aziendali pignorati e l’assenza totale di prospettive concrete per il futuro produttivo e occupazionale del sito.
Una crisi che viene da lontano
La crisi non nasce all’improvviso. Sogis, storica azienda chimica fondata nel 1962 e attiva nella produzione di stearati, glicerina e derivati degli acidi grassi, con un indotto significativo e rapporti consolidati con mercati internazionali, aveva già attraversato negli anni precedenti una fase di difficoltà finanziaria e progressiva perdita di quote di mercato.
I passaggi di proprietà e il rilancio mancato
Nel 2024 la quota di maggioranza societaria viene ceduta alle società 7B-Oil Distribuzione e Seven B Oil Srl. Nel luglio 2025 un ulteriore passaggio porta il controllo alla società inglese Multiasset Management Limited. Operazioni presentate come l’avvio di un rilancio, ma che nei fatti non hanno prodotto né investimenti né un piano industriale credibile.
Impianti fermi e concordato in bianco
La situazione precipita nell’aprile 2025, quando Shell Energy sospende la fornitura di gas per insolvenza. Gli impianti si fermano e la produzione si blocca completamente. Da quel momento la mancanza di liquidità e di una strategia industriale porta l’azienda a presentare, il 26 novembre 2025, un’istanza di concordato in bianco al Tribunale di Cremona, senza indicazioni chiare sui tempi e sulle risorse per affrontare la vertenza.
La richiesta di un tavolo di crisi
Di fronte al silenzio e all’inazione della proprietà, i sindacati chiedono l’attivazione immediata di un tavolo di crisi territoriale, con il coinvolgimento delle istituzioni e delle parti sociali. L’obiettivo è individuare soluzioni che garantiscano occupazione, tutela delle competenze e una prospettiva di rilancio del sito produttivo. Senza un intervento tempestivo, avvertono, il rischio è quello di perdere non solo posti di lavoro, ma anche un presidio industriale fondamentale per il territorio.























