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“C’è fortissima preoccupazione sulle prospettive dello stabilimento Pierburg di Livorno, visto che siamo giunti ormai al terzo anno consecutivo di utilizzo degli ammortizzatori sociali”. A dirlo sono Massimo Braccini (segretario generale Fiom Livorno) e Gianfranco Francese (segretario generale Cgil Livorno), parlando della situazione dell’azienda specializzata nella produzione di pompe olio e ricambi per il settore automotive, di proprietà del colosso tedesco Rheinmetall.
“Per le 220 famiglie coinvolte, le pesanti ricadute sul reddito e l’incertezza sul futuro richiedono molta cautela nell’affrontare questa difficile vertenza”, spiegano i due dirigenti sindacali: “All’indomani dell’ennesima fumata nera e del rinvio emerso dal tavolo del 14 settembre presso il ministero delle Imprese, l’assemblea dei lavoratori ha votato un pacchetto di dieci ore di sciopero, denunciando l’assenza di qualsiasi garanzia formale”.
Fiom e Cgil Livorno evidenziano come già nella prima fase di vendita della divisione Power Systems al fondo Aequita, il cui closing è fissato entro la fine dell’anno, dovessero essere “inserite precise clausole di salvaguardia produttive e occupazionali per gli stabilimenti italiani. Clausole che a oggi risultano del tutto assenti”.
Per Braccini e Francese “la disparità con la Germania è stridente: a differenza dell’Italia, i siti tedeschi del gruppo Rheinmetall si sono garantiti accordi vincolanti e un diritto di priorità per la riallocazione delle lavorazioni. In questo contesto l’idea che un fondo d’investimento possa da solo garantire il futuro industriale senza un chiaro piano di carichi di lavoro appare del tutto illusoria”.
I segretari generali rilevano che “la vera leva politica e contrattuale in mano alle istituzioni italiane è rappresentata dai maxi-contratti della Difesa e dalle ingenti commesse da oltre cinque miliardi per i nuovi carri armati destinate alla joint venture tra Rheinmetall e Leonardo. Il senso dell’interlocuzione con il ministero deve essere proprio questo: il governo italiano deve sfruttare il peso di queste milionarie commesse per esercitare la massima pressione sui vertici di Rheinmetall, imponendo alla multinazionale impegni e vincoli precisi sul sito di Livorno prima di concedere qualsiasi via libera”.
Braccini e Francese così concludono: “Non si può continuare a prendere tempo mentre i lavoratori pagano il prezzo più alto. Ribadiamo che al prossimo incontro ministeriale l’azienda dovrà presentarsi con figure titolate a sottoscrivere garanzie occupazionali scritte e volumi produttivi certi, mettendo fine a promesse che non trovano alcun riscontro nei fatti”.


























