Perché sottoscrivere la legge d’iniziativa popolare sul Servizio sanitario Nazionale? Una prima risposta si trova negli ultimi dati pubblicati da Eurostat sul sistema ospedaliero europeo: Italia agli ultimi posti. Una seconda risposta appare chiara leggendo il Monitoraggio dei Lea, anche questo di recentissima pubblicazione: sanità sempre più diseguale territorialmente e diritti dei cittadini e delle cittadine non esigibili.

E allora oggi (giovedì 16 luglio) il segretario generale Cgil Maurizio Landini parteciperà all’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma (prevista dalle 9.30 alle 13 nel “Boschetto del respiro”) per illustrare la Legge di iniziativa popolare e contribuire alla raccolta di firme.

Posti letto? Troppo pochi

I dati di Eurostat parlano chiaro: il nostro Paese è fanalino di coda nel rapporto tra abitanti e posti letto negli ospedali. In Italia ci sono 311,73 posti letto ogni 100 mila abitanti, mentre la media europea è di 507,35 posti letto ogni 100 mila abitanti: quasi il 40 per cento in meno. E non finisce qui: l’agenzia di statistica europea ci fa anche sapere che in dieci anni i posti letto ospedalieri italiani sono pure diminuiti del 3,3 per cento. Forse sarebbe bene telefonare a Palazzo Chigi e ai ministeri della Salute e dell’Economia per accertarsi che abbiamo letto bene statistiche e numeri.

Confronto impietoso

Il confronto con gli altri paesi europei fa davvero vergognare. Qualche esempio? La Germania dispone di 758,59 posti letto ogni 100 mila abitanti, oltre il doppio dell’Italia. In Romania sono 730,74, in Bulgaria 870,32, in Austria 655,11, in Polonia 627,10, in Ungheria 548,37 e in Repubblica Ceca 639,48. Se invece andiamo in Francia ne troviamo 533,80 e in Belgio 534,17. Qualcuno leggendo alzerà il sopracciglio per sottolineare che in Spagna ci sono solo 283,48 posti letto ogni 100 mila abitanti, vero peccato che in quel Paese abbiano costruito una sanità di territorio degna di questo nome.

Il caso di scuola

L’Ospedale Sandro Pertini si trova al centro del grande quadrante di Roma Est, servendo una popolazione numerosa come una città di medie dimensioni. “Quando nacque – racconta Yuri Capuani, operatore socio sanitario dal 2005 e coordinatore aziendale Fp Cgil Asl Roma 2 – aveva reparti di neurochirurgia, chirurgia vertebrale, maxillo-facciale, e funzionava bene. Poi riduzione di posti letto, soppressione dei reparti d’eccellenza, ampliamento delle medicine. Risultato? È quasi un cronicario”.

Poco ospedale, poco territorio

Alla riduzione dei posti letto, com’è ovvio, ha corrisposto anche la riduzione del personale, peccato che medici, infermieri e operatori sanitari erano pochi prima e sono pochi ora. Per di più, con la corsa all’apertura di case e ospedali di comunità, l’Azienda Asl Roma 2 ha chiesto a infermieri e professionisti sanitari la disponibilità ad andare a lavorare nel territorio, ma in ospedale non sono stati rimpiazzati. “E l’assunzione di 70 infermieri e 90 operatori sanitari per tutta l’Azienda – aggiunge Capuano – non è che una goccia nel mare”.

Quando si dice il personale

Graziella Esposito ha 57 anni, da 30 lavora come infermiera al Pronto soccorso dell’Ospedale Pertini: “Non cambierei questo lavoro per nulla al mondo”, dice: “È stancante, ma anche entusiasmante, e il pronto soccorso è la porta di ingresso di un ospedale, una sorta di biglietto da visita”.

Parla senza sosta e si percepisce la passione per quel che fa. Il suo racconto diventa anche riflessione: “Noi funzioniamo bene, siamo ben organizzati, quel che manca è il dietro, l’ospedale. Troppo pochi posti letto e di poche specializzazioni. I pazienti stazionano ore, a volte giorni da noi in attesa di un letto o vengono spostati in altri nosocomi che hanno il reparto di cui hanno bisogno”. Una perdita di tempo per i malati e per il personale che passa il tempo a cercare il posto adeguato in altri ospedali.

Pochi anche gli infermieri

Certo, formalmente il numero di infermiere e infermieri sarebbe adeguato, peccato che tra ferie, aspettative e malattie nei mesi estivi ogni giorno ci sono nove (sì, solo nove) lavoratori e lavoratrici che fanno “la lunga”, leggi il doppio turno. Non esistono sostituzioni nemmeno per le colleghe che vanno in maternità. Esposito da qualche anno, per motivi familiari, non fa più il turno di notte, lavora dunque 26-27 giorni al mese, cui vanno aggiunti i doppi turni. “Mi prenderanno per pazza – aggiunge – ma devo dire la verità: nonostante tutte queste criticità, io non lascerei il pronto soccorso per nulla al mondo”.

La classifica delle diseguaglianze

Il Comitato permanente per la verifica dei livelli di assistenza ha sentenziato: Veneto, Emilia Romagna e Toscana sono in cima alla classifica del rispetto dei Lea, mentre Calabria, Molise e Sicilia sono in fondo, insieme a Bolzano. In mezzo, a vario punteggio, tutte le altre. Se non c’è da rimanere stupiti, c’è da essere arrabbiati. L’articolo 32 della Costituzione afferma che la salute è un diritto e l’articolo 3 dice che tutti i cittadini e le cittadine sono uguali anche rispetto al diritto alla salute. E questa classifica, che registra i risultati del 2024, dice anche che le risorse del Pnrr che – tra le altre cose – dovevano servire a ridurre i divari territoriali, non sono state ben utilizzate.

Le eccellenze

Lo scorso 6 luglio, con tanto di taglio di nastri a favore di telecamere del presidente della Regione Lazio, è stato inaugurato il nuovo reparto di Medicina d’urgenza del Pertini, con 20 posti letto di terapia sub intensiva. “Ottima notizia, ma per offrire servizi all'utenza ci vuole il personale”, sottolinea Capuani: “Noi lavoriamo ai minimi assistenziali, tanto che all’ultimo sciopero molti di noi, pur volendo, non hanno potuto partecipare perché altrimenti non sarebbero stati garantiti i servizi minimi essenziali”.

Scatole vuote

La conclusione della conversazione con Yuri Capuani (“operatore socio sanitario da 21 anni in forza al Pertini”, dice orgoglioso), è netta: “Servono assunzioni. La sanità pubblica per funzionare ha bisogno di personale, perché altrimenti le case di comunità, i nuovi reparti, gli ospedali di comunità rimangono delle belle scatole vuote”.

Il capitolo del personale è proprio uno di quelli centrali nella proposta di legge d’iniziativa popolare. Firmare è semplice: per chi è a Roma l’appuntamento è oggi (giovedì 16 luglio) dalle 9.30 alle 13 all’Ospedale Sandro Pertini, tutti gli altri si possono collegare con la pagina della raccolta firme sul sito del ministero della Giustizia muniti di Spid o di Carta d’identità elettronica.