“A te ci penso io”. Basterebbe questa frase a racchiudere il senso del rapporto medio uomo-donna secondo Temptation Island. Oltre 3 milioni e 800mila spettatori – Ultimo “scansate”- più che un reality, un documentario storico-naturalistico sulle coppie ai tempi di “Wilma, porta la clava”. Come funziona lo conosciamo tutti, perché ammettiamolo: ci siamo anche noi tra quei 3 milioni…

Gli uomini vengono raccontati come creature semplici: due complimenti, una partita a biliardino e improvvisamente iniziano a parlare di "connessioni profonde". Le donne sono dipinte come statuine di porcellana, alla disperata ricerca del maschio alfa che le metta sulla mensola giusta in soggiorno.

Il programma riesce a trasformare comportamenti decisamente discutibili in drammoni romantici degni di Jane Eyre. Lui flirta? "Ha bisogno di capire i suoi sentimenti." Lei fa la stessa cosa? "Ha mancato di rispetto." E giù con tutto l’immaginario più classico, che a confronto persino “l’Albero degli zoccoli” sembrerebbe avanguardia pura: io non le ho fatto mai mancare niente, la mantengo io, la tratto come una regina, se mi ama non deve uscire, l’ho fatto perché tenevo a lei. La “lei” in questione, nel frattempo, porta come prova della sua fedeltà il fatto di aver rinunciato a uscire con le amiche e a pubblicare storie su instagram. La gelosia diventa amore, il controllo protezione, gli scoppi d'ira passione, gli atteggiamenti violenti diventano una prova di carattere.

L’insegnante e scrittore Enrico Galiano ha proposto di portare a scuola il programma tv come esempio da non imitare. Ma non è che alla fine, invece, i ragazzi finirebbero per piazzare pure Giulietta e Romeo davanti a un falò di confronto?

Mentre continuiamo a contare le donne molestate e uccise - e qualcuno continua persino a negare che esista il femminicidio - va in onda in prima serata su canale cinque un modello tossico e machista di relazione. Se è vero che dentro ognuno di noi vive un piccolo Vannacci, è altrettanto vero che a fargli compagnia c’è un piccolo Fred Flintstone. Possiamo negarlo? No. Possiamo riconoscerlo? Sì.

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