Dopo mesi di incertezza, nella vertenza Moplefan arriva un primo segnale concreto. Al tavolo convocato al ministero delle Imprese e del made in Italy emerge la presenza di un investitore finanziario pronto a mettere sul piatto 10 milioni di euro per l’azienda di film plastici in polipropilenee.

Per Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil si tratta di un passaggio positivo, ma ancora lontano dall’essere risolutivo. Perché tra una manifestazione d’interesse e una reale ripartenza industriale resta un percorso complesso, fatto di verifiche, scelte strategiche e tempi stretti.

Dieci milioni e una due diligence in corso

L’operazione entra ora nella fase di due diligence, con l’analisi approfondita dei conti e degli asset aziendali affidata ad advisor legali e finanziari.

Solo al termine delle verifiche tecniche l’investimento potrà concretizzarsi. Nel frattempo, l’esperto nominato nella procedura di composizione negoziata della crisi ha già depositato l’offerta presso il tribunale competente, confermando che il percorso procede nel rispetto delle regole e delle tempistiche previste.

Il nodo del piano industriale

L’arrivo di un investitore non basta a sciogliere i dubbi. I sindacati insistono su un punto: servono piani industriali e commerciali solidi. Senza una strategia chiara, anche le risorse economiche rischiano di non tradursi in una vera ripartenza.

In parallelo, l’azienda ha avviato la procedura per il riconoscimento del marchio storico. Un passaggio che può rafforzare il valore del sito e consentire l’accesso a strumenti pubblici di sostegno. Ma anche in questo caso si tratta di un tassello, non della soluzione complessiva.

“Monitoreremo ogni passaggio”

Le organizzazioni sindacali mantengono una linea prudente. Accolgono l’interesse, ma mettono in chiaro che ogni fase sarà seguita passo dopo passo. L’obiettivo è evitare accelerazioni senza garanzie e, allo stesso tempo, scongiurare rallentamenti che potrebbero compromettere definitivamente il futuro dello stabilimento.

Le tempistiche vengono considerate un fattore critico. Il rilancio non può permettersi ritardi, perché il rischio è che l’interesse manifestato si disperda prima di tradursi in un progetto concreto.

Lavoro e produzione restano al centro

La priorità indicata da Filctem, Femca e Uiltec resta la tutela occupazionale insieme alla ripresa produttiva. Due elementi che devono procedere insieme, senza scorciatoie. Il prossimo passaggio è già fissato: il 9 giugno le parti torneranno al tavolo del ministero. In quell'occasione si capirà se l’interesse dell’investitore avrà preso forma oppure se la vertenza continuerà a muoversi sul filo dell’incertezza, con il destino dei lavoratori ancora sospeso.