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Termina con un accordo una delle vertenze più complicate degli ultimi mesi. Nella sede della Regione Lombardia è stata firmata l’intesa su Airpack, che mette fine a settimane di confronto serrato con un esito che resta pesante: la cessazione dell’attività produttiva. Il risultato strappato al tavolo migliora sensibilmente le condizioni iniziali, ma non cambia il quadro industriale.
Una trattativa partita in salita
La vertenza Airpack si è sviluppata attorno a una decisione aziendale considerata da subito irrevocabile: la chiusura dello stabilimento. Nei primi passaggi, la proposta della proprietà era ridotta al minimo, appena tre mensilità senza ulteriori garanzie. Un punto di partenza che aveva acceso la mobilitazione sindacale e portato il confronto dentro le istituzioni regionali.
Nel corso delle settimane, il lavoro di mediazione ha aperto spiragli anche sul fronte industriale. Era emersa la possibilità di un acquirente interessato a rilevare l’attività. Un’ipotesi concreta, costruita con il coordinamento della Regione, che però non ha trovato disponibilità da parte dell’azienda, rimasta ferma sulla chiusura e sul proseguimento della procedura di licenziamento.
Più tutele economiche e strumenti per il lavoro
L’accordo firmato oggi cambia però le condizioni per i lavoratori. Sul piano economico viene riconosciuto un incentivo doppio rispetto alla proposta iniziale, elemento ritenuto di rilievo per affrontare una fase di transizione che coinvolge intere famiglie.
Accanto alla parte economica, l’intesa introduce un pacchetto di strumenti per favorire la ricollocazione. I lavoratori potranno accedere subito ai servizi regionali di politiche attive, mentre l’azienda organizzerà un Job Day dedicato per mettere in contatto diretto dipendenti, fornitori e realtà del settore. Sono previsti anche supporti tecnici e logistici personalizzati per accompagnare ogni percorso professionale.
“Non è l’esito che volevamo”
“Non è l’esito che volevamo, perché la cessazione dell’attività resta una sconfitta sul piano industriale e occupazionale”, afferma Luisa Perego, segretaria generale Filctem Cgil Lombardia. “Di fronte a una decisione aziendale confermata fino all’ultimo, abbiamo lavorato per non lasciare i lavoratori senza tutele. Il risultato migliora in modo sostanziale il punto di partenza”.
Dura la valutazione sull’atteggiamento della proprietà, che ha respinto la possibilità di sospendere i licenziamenti per valutare l’offerta di un potenziale acquirente. Una scelta che, secondo il sindacato, ha impedito di verificare fino in fondo una possibile continuità produttiva e occupazionale.
Il peso della chiusura sul territorio
“La chiusura disperde competenze e colpisce il territorio”, sottolinea Morwenna Di Benedetto, segretaria generale Filctem Cgil Lodi. Il presidio sindacale ha accompagnato la vertenza in ogni fase, fino alla firma dell’intesa, con l’obiettivo di ottenere condizioni meno penalizzanti. Ora il passaggio decisivo riguarda l’attuazione concreta degli impegni su ricollocazione e politiche attive.
La vicenda Airpack riporta al centro un tema più ampio: la fragilità del sistema industriale di fronte a decisioni unilaterali delle imprese. Secondo la Filctem, serve un quadro normativo capace di limitare l’arbitrarietà e di tutelare il valore sociale dell’impresa, soprattutto nei casi in cui esistono alternative industriali praticabili.
Vigilanza sugli impegni e nodo aperto
Con la firma dell’accordo si chiude formalmente la vertenza, ma resta aperta la partita sull’efficacia degli strumenti messi in campo. Il sindacato annuncia un monitoraggio costante sull’attuazione degli impegni, a partire dai percorsi di ricollocazione.
























