Stato di agitazione e presidio martedì 28 aprile davanti alla sede territoriale di Confindustria per i metalmeccanici di Siracusa. A motivare la protesta, indetta da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil, le mancate risposte da parte delle imprese sul futuro del polo industriale siracusano.

“Il 24 marzo – spiegano i sindacati – si è svolto un incontro con la Sezione imprenditori metalmeccanici di Confindustria Siracusa per discutere della situazione attuale del polo industriale e delle possibili ricadute occupazionali sull’indotto metalmeccanico”.

Un incontro, proseguono le tre sigle, nel quale si è evidenziata “la grave assenza di una chiara e coerente politica industriale”. Le categorie hanno dunque rimarcato la necessità di “informazioni certe sugli investimenti previsti, i tempi di realizzazione e le garanzie occupazionali per i lavoratori del comparto”.

I segretari generali di Fiom Sicilia (Francesco Foti) e Fiom Siracusa (Antonio Recano) avevano criticato “gli irresponsabili cambi di appalto che mettono ciclicamente in discussione il lavoro, i diritti contrattuali e le retribuzioni”, rilevando che nell’indotto metalmeccanico “sono già stati risolti 600 contratti”, oltre alla “poca chiarezza sulle tutele occupazionali nel processo di riconversione del petrolchimico”.

Per il 14 aprile era previsto un secondo incontro, che però è stato annullato dagli industriali: “Una scelta grave e pregiudizievole, che rischia di compromettere il sistema di corrette relazioni sindacali e di lasciare senza risposte le legittime richieste dei lavoratori”.

Fiom, Fim e Uilm dichiarano di aver sollecitato un nuovo vertice “con l’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, a partire da Federmeccanica e Confindustria”, senza però ricevere risposte. Da qui, la decisione di indire lo stato di agitazione e il presidio.

Le tre categorie così concludono: “Servono certezze occupazionali e una visione industriale credibile e sostenibile. In assenza di un positivo riscontro, ci riserviamo di mettere in campo ulteriori iniziative necessarie a tutelare lavoro, diritti e il futuro del petrolchimico di Priolo”.