È stato un intervento di rilancio delle iniziative e azioni sindacali in corso, quello col quale Maurizio Landini ha concluso l'Assemblea dei delegati e delle delegate Cgil a Bologna. Ma anche di inevitabile bilancio del percorso fatto dalla Confederazione, ora che siamo nel settimo anno da che il segretario generale ne ha assunto la guida. Insomma non è stato un intervento come tutti gli altri e anche questa assemblea non è stato un confronto come tanti, lo ha detto nettamente lo stesso Landini in un passaggio.

Molti i temi affrontati, in un'ora e un quarto di durata. Impossibile analizzarli tutti nel dettaglio (per questo rimandiamo al video integrale). Ma, parlando di bilanci, spicca la fierezza con la quale Landini è tornato sulle battaglie referendarie fatte dalla Cgil negli ultimi due anni. Quella persa, sul lavoro, ma con 13 milioni di persone che hanno votato sì insieme alla Cgil. E quella vinta, in difesa della magistratura e della Costituzione.

Lo yes we can della Cgil

“Quello che è avvenuto”, ha osservato Landini, “ci dice che ce la possiamo fare”. Uno yes we can che è raro ascoltare nell'attualità del conflitto sociale in questo nuovo millennio, dove le ragioni e gli interessi del lavoro hanno nemici piuttosto potenti. Uno yes we can che avrà fatto senz'altro piacere alla platea che ascoltava il numero uno della Cgil. “La maggioranza di questo Paese difende la Costituzione e non si riconosce nelle politiche di questo governo”, ha sintetizzato Landini.

Ma il livello del conflitto , per chi rappresenta il lavoro, è alto . "Stiamo vivendo tutti assieme un profondo processo di cambiamento - ha detto Landini -. Si contrappongono tra loro modelli sociali, politici, contrattuali diversi. Oggi in gioco non c'è semplicemente la qualità del nostro agire. Il fatto è se le lavoratrici ei lavoratori che noi vogliamo rappresentare, i giovani, i pensionati che noi vogliamo rappresentare tornano a essere il riferimento delle scelte economiche, politiche e sociali che si fanno a ogni livello". Al momento, nelle scelte compiute dalla politica, “ al centro non c'è la persona, il lavoro , la possibilità quindi di aumentare i salari, di ridurre la precarietà”.

Leggi anche

La leva del fisco per invertire la rotta

Per invertire la rotta Landini è tornato a sottolineare "un punto fondamentale" dell'azione Cgil, "che si chiama fisco. Bisogna uscire da una disputa che è finta: sei per la patrimoniale o sei contro la patrimoniale. La nostra Costituzione dice una cosa precisa: che il sistema fiscale deve essere progressivo e che deve valere su tutta la capacità contributiva. Che vuol dire non solo il reddito, ma tutta la capacità contributiva e quindi tutta la ricchezza Questo è il tema di fondo di riforma del nostro sistema fiscale”.

I dati - ragiona Landini - dimostrano che l'Irpef, nata per colpire ogni tipologia di guadagno, è diventata “una tassa pagata quasi per il 90% da appena 38 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati”. La fiscalità regionale grava unicamente su queste categorie per garantire servizi a tutti, evasori compresi. Non è più tollerabile – ha spiegato il leader sindacale – che la pressione fiscale su lavoratori e pensionati sfiori il 44%, mentre la tassa sui profitti societari è scesa negli ultimi dieci anni dal 33% al 24%. Secondo Landini ci si trova davanti al paradosso per cui le rendite finanziarie e immobiliari sono tassate meno del lavoro, portando i dipendenti a pagare, in proporzione, più tasse dei datori di lavoro che generano profitti grazie alle persone.

Il contributo di soccorso

“Noi abbiamo bisogno di aumentare le entrate fiscali”, perché senza questa leva non si affrontano problemi come “l'aumento dei salari, il diritto alla salute, il diritto alla conoscenza, il diritto al lavoro”. La Cgil ha proposto un contributo di solidarietà una tantum sui ricchi. Citando i dati della Banca d'Italia, il segretario ha spiegato che la misura colpirebbe una platea ristrettissima: appena 500mila persone su una popolazione di 60 milioni di cittadini. "Parliamo di individui il cui esponente più 'povero' percepisce un reddito netto di ben due milioni di euro all'anno", ha precisato Landini. "A queste persone chiedono un contributo straordinario dell'1,2%. Una percentuale che non cambierebbe di certo la loro condizione di ricchezza, ma che permetterebbe allo Stato di incassare subito 25 miliardi di euro".

Questo “tesoretto” andrebbe interamente ridistribuito a favore di chi le tasse le paga regolarmente, finanziando gli investimenti oggi vitali per il Paese.

Le due proposte di legge di iniziativa popolare

Landini si è poi soffermato sulle due proposte di legge di iniziativa popolare che ha messo in cantiere la Cgil. La Confederazione sta raccogliendo le firme con due obiettivi . Il primo: "Portare nel nostro Paese, nei prossimi anni, la spesa per la sanità pubblica al 7,5% (oggi è sotto il 6% e sta calando). Questa cosa significa spostare 40 miliardi", grazie a una riforma fiscale. Il secondo obiettivo: portare giustizia sociale e diritti nella filiera di appalti e subappalti: “La parità dei diritti di tutte le persone che lavorano, con qualsiasi rapporto di lavoro”, ha scandito Landini.

Leggi anche

Costruire una mobilitazione

Ma per Landini la Cgil non dovrebbe limitarsi a una consegna “burocratica”. "A settembre vogliamo consegnare queste firme al Parlamento - ha spiegato il segretario tracciando la linea per l'autunno - ma abbiamo due modi per farlo. Uno burocratico, con una delegazione e un pulmino, oppure un altro: trasformare quel momento in una grande mobilitazione generale del Paese". L'obiettivo di Landini è far diventare le proposte di legge "un'azione concreta", aprendo vertenze su tutti i territori. "Dobbiamo chiedere un cambiamento radicale delle politiche economiche e sociali di questo governo", ha incalzato il segretario, indicando tra le priorità il diritto alla sanità, la qualità del lavoro e l'aumento dei salari.

Il leader della Cgil lancia insomma un appello alla partecipazione attiva, aprendo anche al resto del mondo sindacale: "Dipende da noi. Non possiamo essere spettatori. Vogliamo mobilitarci insieme a tutta la società civile e, se ci staranno, allargare l'iniziativa alle altre organizzazioni sindacali per estendere la democrazia nel Paese".

La piattaforma con Cisl e Uil. Il grande nemico dei contratti pirata

Il segretario ha quindi affrontato l’importante accordo raggiunto da Cgil, Cisl e Uil. Una piattaforma proposta al mondo delle imprese per rimettere ordine ed equità nel sistema delle relazioni sindacali. "Considero molto importante l'accordo che siamo riusciti a realizzare insieme a Cisl e Uil - ha detto -, ma ora vogliamo che la trattativa con le imprese parta davvero". Il leader sindacale ha ripetutamente sottolineato l’importanza della democrazia come unica condizione per dare un futuro al movimento confederale sindacale. "Abbiamo proposto alle altre sigle che, in caso di intesa, la Cgil verificherà il consenso di lavoratrici e lavoratori, iscritti e non iscritti, prima di firmare qualsiasi testo. Serve un mandato chiaro".

Per Landini, la via per sconfiggere i contratti pirata passa dal rispetto dello Statuto dei lavoratori: la validità di un contratto deve dipendere sia dalla certificazione della rappresentanza sia dal voto certificato di chi lavora. "La democrazia non è una passeggiata e l'accordo non è mai scontato, ma è l'unica condizione per dare futuro al sindacato confederale e ricostruire un percorso unitario".

Leggi anche

Tra le novità principali del patto unitario c'è lo sblocco delle elezioni delle Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu). "Negli accordi vigenti, l'estensione delle Rsu era vincolata al via libera di tutte le organizzazioni, il che ha bloccato la rappresentanza. Ora – ha spiegato Landini – privilegeremo l'azione comune Cgil-Cisl-Uil ma, dove non sarà possibile, i lavoratori stessi potranno raccogliere le firme per chiedere di andare al voto e i sindacati saranno tenuti a garantire questo diritto". Infine, centralità al salario: "Il contratto deve andare oltre il recupero dell'inflazione, ridistribuendo la ricchezza in base agli andamenti dei settori e ai cambi tecnologici. Se otterremo questo accordo, lo metteremo subito alla prova nei rinnovi contrattuali".

Leggi anche

Intelligenza artificiale e lavoro: la sfida più difficile

Parte finale tutta dedicata all'intelligenza artificiale. Il tema dei temi. Qui lo stesso numero uno Cgil ha confessato di non avere soluzioni. Ma ha rivendicato con forza il ruolo del sindacato e dei lavoratori, o meglio il diritto di esercitare un controllo sui cambiamenti in corso.

"Siamo di fronte a una trasformazione tecnologicamente profonda - ha detto - che sta già cambiando il lavoro, l'economia e la vita delle persone. Non si può fermare, ma la tecnologia non è neutra: dipende da chi la progetta, da chi la controlla e da quali finalità ha. Qui c'è un punto decisivo per la democrazia, che non è ancora pienamente comprendente, anche da chi ha responsabilità politiche. Questo implica anche un cambiamento del nostro modo di agire sindacale".

“Abbiamo una grande responsabilità, ma allo slogan 'al lavoro e alla parola lotta', dobbiamo aggiungere 'allo studio e alla ricerca' , per capire ciò che sta accadendo”. "Oggi la vera sfida non è chi progetta la tecnologia, ma chi la controlla e la comanda. L'intelligenza umana deve governare l'intelligenza artificiale, e non il contrario", ha detto Landini soffermandosi sui rischi legati allo strapotere dei giganti tecnologici e richiamando anche la recente enciclica del Papa.

Un capitalismo incompatibile con la democrazia

Il leader sindacale ha lanciato un duro monito sugli equilibri geopolitici globali: "Chi controlla dati e tecnologie ha un potere enorme. Negli Stati Uniti, attorno a Trump, figure come Elon Musk rappresentano livelli di ricchezza superiori a quelli di molti Stati, capaci di influenzare i modelli politici in senso autoritario". Secondo Landini, quello americano è " un modello di capitalismo che, in nome del profitto, estende i conflitti mondiali ed è incompatibile con democrazia, diritti e libertà ".

"Non siamo in una fase ordinaria, ma dentro un passaggio di sistema", ha avvertito il numero uno di Corso d'Italia, denunciando il "tentativo di cancellare la soggettività del lavoro e l'esistenza stessa del sindacato confederale". Di fronte a questo bivio, Landini ha chiamato l'organizzazione alla svolta: " Serve un sindacato capace di assumere la complessità e di rappresentare il lavoro in tutte le sue forme . Possiamo essere all'altezza di questo cambiamento solo con intelligenza, forza e senza avere paura del confronto".