Bamba Mitcheni viene dalla Costa d’Avorio e lavora in campagna come operaia. La sua storia, una disavventura se confrontata con quanto accaduto ad altri lavoratori che vivono la sua stessa condizione di sfruttamento, è uno spaccato di come vieni trattato quando non hai tutele, diritti, difese.
“Una mia collega di lavoro, una ragazza, mi insultava tutti i giorni – racconta – insultava me, mio padre. Poi un giorno ha preso una pietra e mi ha picchiato. Sanguinavo dalla bocca, i denti rotti. Volevo chiamare l’ambulanza e la polizia ma il mio capo non ha voluto”.
Così Bamba è rimasta senza cure mediche, senza poter denunciare il fatto, a casa per otto giorni senza lavorare ma dovendo comunque pagare l’affitto, le bollette, il cibo. “Lui non ha fatto niente, niente per me, mi ha lasciato così – conclude Bamba – Poi ho conosciuto Drissa, della Flai Cgil, che mi ha dato una mano”.
La sua storia si è conclusa bene perché le ferite che aveva riportato non erano gravi, ma il comportamento del caporale, quello che lei chiama e considera il suo “capo”, è abbastanza diffuso. Ed è grave. In caso di incidente, di malore, quando di mezzo c’è la salute del lavoratore, spesso non agisce, non chiama i soccorsi, non porta in ospedale. E in alcuni casi un infortunio sul lavoro diventa un omicidio.






















