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“È stata un’esperienza molto impegnativa, ma certamente motivante. L’Inps è il principale pilastro del nostro welfare e rappresenta una infrastruttura indispensabile per garantire la tenuta sociale del Paese”. Roberto Ghiselli, già dirigente di primo piano della Cgil – è stato segretario generale della Confederazione nelle Marche e poi segretario confederale nazionale – fa il punto su Collettiva dei suoi 4 anni alla guida del Civ (il Comitato di indirizzo e vigilanza) dell’istituto previdenziale italiano che si concluderanno il 14 agosto.
“Svolgere la funzione di indirizzo e vigilanza in questo ente – ci dice – significa confrontarsi ogni giorno con i problemi di tutte le persone, di qualunque generazione e condizione sociale, e cercare di dare delle risposte concrete ai loro bisogni. In particolare, in momenti come questi, nei quali il disagio economico e l’insicurezza hanno raggiunto livelli preoccupanti. Ringrazio la Cgil per avermi proposto in questo ruolo e tutto il Civ, consiglieri e segreteria tecnica, per la collaborazione su cui ho potuto contare.
Quali sono stati gli obiettivi strategici che avete cercato di perseguire in questi anni?
Direi innanzitutto il miglioramento della qualità dei servizi, la valorizzazione della presenza dell’Istituto nel territorio, la partecipazione attraverso un rinnovato e rafforzato ruolo del Civ e dei Comitati territoriali. Ma anche il consolidamento del rapporto con i soggetti della rappresentanza collettiva, dei patronati, dei Caf e degli altri intermediari, degli enti e delle Istituzioni locali. La presentazione di 95 Rendiconti sociali provinciali e dei 20 Rendiconti regionali, solo nell’ultimo anno, sono la rappresentazione più evidente di questo inedita esperienza di coinvolgimento e trasparenza.
Il rapporto col territorio su questi temi è fondamentale. Su cosa si è esercitato in particolare?
I terreni su cui l’Istituto nel suo complesso ha avviato e dovrà intensificare le collaborazioni con i diversi attori presenti nel territorio sono tanti, ad iniziare dai temi della legalità nel lavoro e del contrasto al caporalato e all’evasione. Ma anche la disabilità, le politiche del lavoro, l’educazione previdenziale, le politiche di genere, solo per fare alcuni esempi.
E qual è il tuo giudizio?
Credo che possiamo essere soddisfatti del lavoro fatto, anche se tanto c’è ancora da fare e le parti sociali, a iniziare dalla Cgil, devono investire sempre di più negli strumenti di partecipazione, a partire dai Comitati provinciali e regionali. In questi anni il Civ ha promosso la loro funzione e valorizzato il loro ruolo, con risultati più che apprezzabili grazie all’impegno qualificato di tanti Presidenti, spesso donne, e componenti dei Comitati.
Anche i risultati dell’attività dell’Istituto nel rapporto con i cittadini sono positivi?
Complessivamente in questi anni la qualità dei servizi è migliorata: si sono ridotti i tempi di erogazione delle prestazioni, ad iniziare dagli ammortizzatori sociali (Naspi e integrazioni salariali) e dalle pensioni, sono diminuite le giacenze delle pratiche come anche i tempi del contenzioso amministrativo e giudiziario. Ma rimangono anche diverse criticità, come i tempi per gli accertamenti sanitari per invalidità in molte aree del Paese. La speranza è che la progressiva gestione diretta delle visite da parte dell’Inps possa portare al miglioramento della situazione.
Quali sono altre criticità sulle quali l’Inps è chiamata a intervenire?
La situazione più delicata alla quale prestare attenzione secondo me è il tema della vigilanza e del contrasto all’illegalità nel lavoro, come anche il recupero crediti. Alcuni interventi normativi, come le nuove regole in materia sanzionatoria, e alcune modifiche procedurali, come quelle riguardanti il tema delle compensazioni fittizie, stanno peggiorando le cose. Inoltre, il ritardo nelle assunzioni degli ispettori, ormai sotto la soglia di emergenza, i ritardi nell’attivazione delle sedi e degli strumenti di integrazione dell’attività fra i vari organismi ministeriali e ispettivi, e le incertezze nel far decollare gli Indicatori di congruità, evidenziano un forte rischio di stasi nell’attività di contrasto all’illegalità e in alcuni casi i risultati più rilevanti sono collegati soprattutto all’attività condotta dalla magistratura. Non credo, in sostanza, che alle unanimi parole di denuncia che sempre si levano a fronte di eventi drammatici come quelli di Latina o Amendolara siano seguite le conseguenti e urgenti azioni. Atteggiamenti gattopardeschi sono sempre dietro all’angolo e chi ne fa le spese sono i lavoratori e le imprese che rispettano le regole.
Come giudichi i rapporti con le istituzioni che il Civ ha avuto in questi anni?
Il Civ ha avuto importanti momenti di interlocuzione istituzionale con il Parlamento, in particolare con la Commissione bicamerale di vigilanza sugli Istituti di previdenza, con le Commissioni lavoro e bilancio di Camera e Senato, la Commissione parlamentare di bilancio, con diversi rappresentanti del governo, con il mondo associativo e con altri importanti organi o enti pubblici, come il Cnel, la Banca d’Italia, numerose Università.
E con il ministero del Lavoro?
Non vi è dubbio che questo sia stato il punto critico. Sarebbe stata auspicabile una maggiore attenzione, soprattutto nei momenti istituzionalmente più rilevanti, come la Relazione di verifica in questi anni predisposta annualmente dal Civ. Moltissime segnalazioni evidenziate dal Consiglio, che riguardavano direttamente i problemi dei cittadini e delle imprese, e che avrebbero implicato un intervento di natura politica, spesso sono cadute nel vuoto.
È vero, come qualcuno sostiene, che su questo abbia influito il fatto che il Civ ha impedito la sottoscrizione, da parte dell’Inps, di un protocollo che avrebbe dato la possibilità all’Ordine dei consulenti del lavoro di accedere alle posizioni contributive dei lavoratori?
Penso di no, in questo caso la commistione di interessi sarebbe stata molto grave. I consulenti svolgono un’importante ed essenziale funzione nel gestire il rapporto fra le imprese e l’Inps e la tutela dei diritti previdenziali dei lavoratori è prerogativa degli Istituti di Patronato.
In questi anni da più parti e più volte si è lamentata una certa difficoltà nell’accedere ad alcuni dati dell’Inps, in particolare quelli relativi agli ammortizzatori sociali e ai sostegni alla famiglia. Forse perché erano dati non graditi al governo? Vi sono state delle interferenze politiche?
Credo che l’autonomia dell’Inps vada preservata con tutti i mezzi, rispetto alla sua gestione e alla sua comunicazione esterna. Gli innumerevoli dati di cui l’Istituto dispone non possono essere maneggiati in funzione di questo o quell’interesse politico, ma vanno messi a disposizione di tutti nella loro oggettività. Interferenze vi sono state, in particolare per quanto riguarda la diffusione dei dati relativi agli ammortizzatori sociali, su Adi (l’assegno di inclusione, ndr), Sfl (il supporto per la formazione e il lavoro, ndr) e assegno universale. Ma la competenza e la professionalità di chi gestisce i dati per l’Istituto sono e saranno una garanzia per tutti, affinché non si vada oltre certi limiti.
Qual è il giudizio sulle persone con cui ti sei trovato a collaborare?
In questi anni ho avuto modo di apprezzare la competenza e la dedizione di chi lavora nell’Istituto: funzionari, tecnici, dirigenti. Persone che ogni giorno sono chiamati a rispondere ai problemi delle persone, ai continui cambiamenti normativi, alle emergenze come nel caso della pandemia. Persone consapevoli della loro delicata funzione e disposti a mettersi in gioco, sia le persone con una più lunga esperienza sia le migliaia di giovani che in questi anni sono entrati nell’Istituto. Un patrimonio del Paese, da coinvolgere maggiormente, anche attraverso le loro rappresentanze sindacali, e da prendere in maggiore considerazione. Un patrimonio su cui si potrebbe contare, se vi fosse la volontà di promuovere un profondo rinnovamento dell’Istituto, una sfida lanciata con forza in questi anni dal Civ rispetto alla quale ancora molto rimane da fare.
A questo proposito, come vedi il ruolo dell’Inps nel futuro del Paese?
La società che si trasforma, nella sua demografia e nel suo mercato del lavoro, sta determinando nuovi bisogni a cui è necessario dare una risposta. Pensiamo al tema della non-autosufficienza, della precarietà del lavoro, della povertà retributiva e pensionistica, dei persistenti divari di genere. Se vogliamo evitare che questi processi portino ad una frantumazione sociale, ad una deriva privatistica e a un ridimensionamento delle tutele pubbliche e collettive, il ruolo dell’Inps nel Paese è destinato ad essere sempre più importante. È quindi fondamentale che cresca l’attenzione degli attori politici e sociali affinché venga preservata e rafforzata la sua funzione, anche favorendo importanti processi di cambiamento, possibilmente avendo ben chiara l’idea sul modello di sviluppo, economico e sociale del Paese a cui tendere. Ma questa credo sia una consapevolezza ancora tutta da conquistare.
























