Ferragosto al lavoro mentre il resto del Paese va in vacanza. Dietro le serrande alzate di ipermercati, supermercati e centri commerciali ci sono quasi tre milioni di lavoratrici e lavoratori del commercio, un esercito occupazionale segnato però da part-time, salari bassi e turni che nei mesi estivi diventano ancora più pesanti.

Alla vigilia del 15 agosto, la Filcams Cgil rilancia la questione delle aperture domenicali e festive e chiede alla grande distribuzione di riaprire il confronto per trovare un nuovo equilibrio tra le esigenze delle imprese e il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori al riposo e alla conciliazione tra vita e lavoro.

"Non possiamo continuare ad accettare che il diritto allo svago e al tempo libero di milioni di persone venga garantito attraverso il sacrificio permanente di chi lavora nel commercio", afferma il segretario generale della Filcams Cgil, Fabrizio Russo. Per il sindacato, la liberalizzazione degli orari commerciali non ha prodotto né nuova occupazione né un reale aumento dei consumi, ma ha alimentato "precarietà, flessibilità forzata e disponibilità continua".

Quasi tre milioni di occupati, ma i negozi diminuiscono

I dati dello studio presentato dalla Filcams descrivono un settore enorme, ma attraversato da una profonda trasformazione. Nel 2023 il commercio contava oltre un milione di imprese, pari al 21,7% del totale nazionale, e quasi tre milioni di occupati, il 18,6% dell'occupazione complessiva.

Allo stesso tempo, però, tra il 2018 e il 2025 gli esercizi commerciali al dettaglio sono diminuiti del 14,4%. La grande distribuzione tende invece a concentrarsi in un numero sempre più ristretto di grandi strutture. Per la Filcams, il risultato è una riduzione del commercio di prossimità e una pressione crescente sugli addetti della grande distribuzione organizzata, chiamati a garantire servizi e orari sempre più estesi con organici spesso insufficienti.

Part-time, quattro lavoratori su dieci

La fragilità del lavoro nel settore emerge soprattutto dal ricorso al part-time. Nel commercio riguarda 849.120 dipendenti su 2,22 milioni: il 38,2%, contro una media nazionale del 27,4%.

La percentuale cresce sensibilmente tra le donne, raggiungendo il 54,6%, contro il 22,9% degli uomini. Ma, sottolinea il sindacato, lavorare meno ore spesso non è una scelta. Nel commercio il 57,8% dei part-time è infatti involontario. La quota arriva al 69,1% tra gli uomini ed è pari al 54,3% tra le donne.

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La Filcams denuncia da tempo la diffusione di contratti da 20 ore settimanali, che non consentono di raggiungere un reddito adeguato e che, anche a causa dell'organizzazione dei turni, possono rendere difficile trovare una seconda occupazione.

Salari bassi e lavoro povero

La questione degli orari si intreccia direttamente con quella salariale. Secondo i dati dell'Osservatorio Inps citati nello studio, nel 2024 i dipendenti del commercio hanno percepito una retribuzione media annua di 23.577 euro, distribuita su 261 giornate lavorative.

È un dato che si inserisce nella più ampia crescita del lavoro a bassa retribuzione. L'ultimo rapporto Istat sulla struttura delle retribuzioni conta oltre 1,25 milioni di lavoratori sotto i 9 euro lordi l'ora. Tra il 2018 e il 2024 la quota dei dipendenti a bassa retribuzione è salita dal 9,8% al 10,7%.

Le categorie maggiormente penalizzate sono le donne, con un'incidenza del 12,2% contro il 9,6% degli uomini, i giovani sotto i 29 anni e i lavoratori con livelli di istruzione più bassi: profili particolarmente presenti nel commercio.

Ferragosto riapre la partita sui festivi

È su questo terreno che la Filcams Cgil torna a chiedere di rimettere in discussione il modello delle aperture domenicali e festive.

"Dietro ogni centro commerciale aperto a Ferragosto ci sono lavoratrici e lavoratori che chiedono semplicemente salari dignitosi, orari sostenibili, stabilità occupazionale e il diritto a conciliare lavoro e vita privata", sottolinea Russo.

Per il sindacato, dunque, non si tratta soltanto di decidere se e quando tenere aperti i negozi. La questione riguarda il modello di organizzazione del lavoro che si è consolidato negli ultimi anni e che, secondo la Filcams, ha finito per trasferire sui dipendenti il costo dell'estensione degli orari commerciali.

Da qui la richiesta di rafforzare la contrattazione, aumentare le ore dei part-time e superare un'organizzazione del lavoro fondata sulla disponibilità permanente.

"È arrivato il momento di rimettere al centro la qualità del lavoro e di superare un modello che produce lavoro povero e precarietà", conclude Russo. Per la Filcams, la competitività della grande distribuzione non può continuare a passare dalla compressione di salari, diritti e tempi di vita.

Botta e risposta

All’appello della Filcams ha risposto in maniera alquanto scomposta Mauro Lusetti, vicepresidente di Confcommercio con incarico alla contrattazione collettiva. “Ogni anno ritorna, puntuale, il dibattito estivo sulle attività lavorative e sugli orari di lavoro - ha detto -, il punto di equilibrio tra le esigenze dei singoli lavoratori e quelle delle imprese, chiamate a rispondere alla domanda dei consumatori soprattutto nel periodo estivo e nelle località di villeggiatura, è e deve rimanere innanzitutto materia di confronto tra le parti sociali”. E sul part-time: “È fuorviante considerare, a priori, il part-time come sinonimo di lavoro povero e precarietà”.

A stretto giro la risposta di Fabrizio Russo, segretario generale della Filcams: “Il vice presidente di Confcommercio trova tempo e modo di contestare le nostre dichiarazioni sul lavoro festivo nella grande distribuzione, ma sfiora il grottesco attribuendoci la volontà di fare ‘guerra’ al lavoro e ricordando, bontà sua, che chi lavora nei negozi a ferragosto non è uno schiavo. Lo rassicuriamo: siamo pacifisti e non facciamo guerre, piuttosto difendiamo una moltitudine di persone in carne ed ossa costrette a forme di part-time involontario, che unito a salari bassi le espone a una sostanziale ricattabilità e all’impossibilità di sottrarsi a turni festivi imposti”.

“Forse - ha concluso Russo – non ricorda che in alcune regioni si ricorre allo sciopero per vedere riconosciuto il diritto di lavoratrici e lavoratori di sottrarsi all’imposizione di turni nei festivi senza incorrere in sanzioni (ma rinunciando allo stipendio, va sottolineato). È un tema di classe, vicepresidente, c’è chi lavora sottopagato e molto sfruttato affinché ci siano profitti alti in un settore denso di concorrenza: non vorremmo che l’utilizzo di parole chiare rovini le vacanze a qualcuno, ma noi continueremo a dirle”.