“Ai lavoratori non arriva un euro. La contraddizione di questo decreto è che si dice che lo si fa per i lavoratori e i soldi si danno alle imprese. Oggi noi abbiamo un problema salariale grande e il problema vero è aumentare i salari, a partire da provvedimenti che il governo non sta facendo”. È da qui che parte la riflessione di Maurizio Landini nell’intervista a Collettiva.
Per il segretario generale della Cgil, manca una risposta diretta alla perdita di potere d’acquisto. Al centro c’è la questione fiscale, a partire dal fiscal drag, che finisce per erodere ulteriormente salari e pensioni.
Contratti pirata e rappresentanza
Nella stessa direzione si inserisce la battaglia contro i contratti pirata: “Bisogna misurare la rappresentanza dei soggetti che fanno i contratti. Bisogna dare il diritto a tutte le persone di votare, in modo che sia misurata da un soggetto terzo la rappresentanza di ogni sindacato. A quel punto hanno valore i contratti firmati da soggetti realmente rappresentativi”.
Questo significa restituire centralità al voto delle lavoratrici e dei lavoratori, rafforzare la rappresentanza e costruire un sistema di contrattazione più trasparente, capace di impedire dumping salariale e concorrenza al ribasso sui diritti.
Inflazione
Perché intervenire sui contratti pirata permetterebbe di poter affrontare meglio anche il nodo dei salari in un contesto segnato dall’aumento dei prezzi e dalla lunga scia dell’inflazione. “Occorre introdurre sistemi che permettano annualmente di aggiornare i salari in base all’inflazione”, sottolinea Landini.
Per la Cgil, il recupero salariale non può limitarsi a rincorrere l’aumento del costo della vita: negli ultimi anni il lavoro ha prodotto valore, ma quella ricchezza non è stata redistribuita in modo equo. Per questo la contrattazione nazionale deve tornare a essere uno strumento di crescita salariale reale. Una questione che si intreccia inevitabilmente con il caro vita, con bollette sempre più pesanti e con un costo dell’energia che continua a gravare su famiglie e imprese.
Rialzo dei prezzi, servono interventi strutturali
Per Landini per affrontare il tema è necessario mettere anche un tetto ai prezzi, fare operazioni precise sul costo dell’energia, investire nelle rinnovabili e ridurre il prezzo delle bollette. “Finora tutto questo il governo non lo ha fatto”. Per Landini, l’emergenza prezzi non è un fenomeno transitorio ma una questione strutturale che richiede scelte nette.
Industria in crisi, serve una nuova politica industriale
Parlando di politiche industriali Landini ricorda che l’80% dei profitti realizzati negli ultimi dieci anni dalle prime duemila imprese del nostro Paese “anziché essere state reinvestite, sono state suddivise agli azionisti che hanno scelto spese, investimenti, speculazioni finanziarie immobiliari e non hanno investito sul core business del nostro sistema industriale”.
Dalla chimica di base all’acciaio, passando per l’automotive, l’energia e le filiere tecnologiche: “Non è un caso – prosegue – che noi assistiamo ormai da quasi 40 mesi a un calo della produzione industriale e siamo di fronte al fatto che anche le previsioni fatte da questo governo per i prossimi tre anni vedono una crescita sotto l'uno per cento. Così andiamo a sbattere”. Per questo diventa necessario “un nuovo intervento pubblico nell’economia e investimenti veri sul sistema produttivo”.
Sicurezza: repressione non risolve i problemi
Sul tema della sicurezza la posizione della Cgil è chiara: “Il quinto decreto in quattro anni dimostra di per sé che non hanno risolto nulla” anche perché seguire la logica securitaria aumenta le pene ma non risolve i problemi e non affronta le cause: precarietà, disagio sociale, mancanza di servizi.
Le leggi popolari: sanità e appalti
In questa prospettiva, il tema sicurezza diventa parte di una questione più ampia: la qualità della democrazia sociale e la capacità di dare attuazione concreta ai principi costituzionali.
Le due leggi di iniziativa popolare lanciate dalla Cgil – una sulla sanità, l’altra sugli appalti – rappresentano il punto di arrivo di questo ragionamento e, allo stesso tempo, una proposta di partenza per un nuovo modello sociale. Da un lato, rilanciare il servizio sanitario nazionale come diritto universale; dall’altro, fermare la spirale di subappalti, dumping e precarizzazione che negli ultimi anni ha peggiorato condizioni di lavoro e sicurezza.























