L’emergenza immigrazione non c’è. Ma a farla apparire tale con operazioni di propaganda e anzi a crearla di proposito è il governo Meloni. La tesi arriva da ActionAid nel rapporto “La frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”, in collaborazione con Openpolis, dati inediti ottenuti con oltre 70 procedure di richiesta a ministeri e prefetture: grandi centri e sovraffollamento, crescita dei gestori profit, aumento della prima accoglienza, diminuzione dei controlli delle prefetture e mancata tutela dei minori sono i risultati emersi dal primo monitoraggio del decreto legge 133/23 e gli esiti allarmanti dell’inserimento dei minori stranieri non accompagnati nei Cas per adulti.

Stato eccezionale

Uno stato eccezionale reso ordinario, che colpisce soprattutto i più vulnerabili, a partire dai minori soli: dal 2023 al 2025 ne sono stati stipati 823 nei centri per adulti, mentre nell’accoglienza dedicata c’era posto. Se si guarda ai numeri generali, si scopre che le persone accolte a fine 2024 erano 134.549 e rappresentavano solo lo 0,23 per cento della popolazione residente, e che i 66.296 arrivi via mare del 2025 corrispondevano allo 0,11 per cento, quote irrisorie.

Ciò dimostra che in assenza di una vera e propria invasione, è il sistema che riproduce ogni anno un’emergenza voluta dalle scelte pubbliche.

Patto asilo europeo

“La quantità di decreti e norme introdotti dall’esecutivo Meloni in quattro anni ha trasformato l’accoglienza da tutela degli stranieri in mero dispositivo di filtro e contenimento - dichiara Fabrizio Coresi, esperto migrazioni ActionAid e coordinatore del rapporto -. L’applicazione del patto europeo asilo e migrazione è già iniziata e i dati lo dimostrano. Tra il 2021 e il 2024 la capienza della prima accoglienza è salita da 3.460 a 6.357 posti (più 83,7 per cento), gli hotspot sono passati da 611 a 3.054 posti e da 3 a 11 strutture”.

Sovraffollamento = emergenza

Nel 2024 i Cas, centri accoglienza straordinaria, ospitavano 96.738 persone, 71,9 per cento del totale. Il Sai, ovvero il sistema di accoglienza e integrazione, la rete di enti locali che realizza progetti di accoglienza integrata, si fermava al 24,7 per cento, la prima accoglienza al 3,4.

È evidente come non ci sia programmazione e come questo equivalga a predisporre le basi di un’emergenza costante in un sistema privo di un assetto stabile, trasparente e controllabile, sostiene ActionAid.

Il sovraffollamento è la prima conseguenza diretta. Prendiamo i Cas: su 6.024 strutture attive nel 2024, 973 risultano oltre la capienza, 520 superano il 120 per cento, 13 hanno presenze pari al doppio. Crescono anche i gestori privati: il numero dei posti passa da 7.089 a 14.813 tra 2022 e 2024, con un raddoppio secco (più 109 per cento).

Soggetti for profit

“Insieme all’assenza di competenze e alla penetrazione nel mercato di soggetti con scopo di lucro, il rafforzamento dei centri medi e grandi (il 36 per cento della capacità di accoglienza è concentrata in centri sopra i 50 posti) e il maggior peso dei grandi gestori (i primi dieci controllano il 19,1 per cento dei posti totali), mostrano che si tende a premiare la riduzione di costi dovuta a grandi volumi e scarsi servizi – si legge nel report -. La Croce rossa italiana, con le sue articolazioni territoriali, gestisce 5.743 posti e Medihospes 5.233. Quest’ultimo soggetto cresce del 40,1 per cento tra 2022 e 2024 e gestisce il 44,45 dell’accoglienza nella città metropolitana di Roma”.

La frontiera si sposta

Non basta. Cresce anche il segmento che concentra identificazione, screening e smistamento. “La frontiera si sposta dentro i confini nazionali – sostiene ancora ActionAid - dove le procedure su ammissibilità, priorità e trasferimenti si fanno più rapide, rendendo più instabile il passaggio da prima assistenza ad accoglienza effettiva. L’opacità è parte dell’approccio del governo, che rende meno visibili le conseguenze delle scelte amministrative sulla vita delle persone e sottrae queste scelte al controllo del parlamento e della società civile”.

L’intento di prolungare il dispositivo della frontiera anche dentro il sistema ordinario d’accoglienza è dimostrato anche dall’assegnazione dei porti lontani voluta con il decreto Piantedosi, una scelta che non è giustificata da reali esigenze di sovraffollamento dei centri al Sud.

Mentre alle navi delle Ong vengono assegnati per lo sbarco delle persone soccorse in mare località lontane, ci sono disponibilità molto più vicine: una scelta fatta ad arte per far permanere i naufraghi più a lungo in mare e poi redistribuirli verso territori lontani, minori compresi.

Meno controlli pubblici

Anche sulle ispezioni sono evidenti debolezze e carenze intenzionali. “Secondo i dati ottenuti dal ministero dell’Interno nel 2024 si sono svolti 1.564 controlli, in netta diminuzione rispetto al passato, con sanzioni ai gestori pari a circa 677 mila euro – si spiega nel report -. Ci sono poli iper monitorati come Napoli (100 per cento delle strutture), Potenza (93,2) e Caserta (95,6) e grandi zone cieche come le prefetture di Roma, Frosinone e Ravenna. Queste ultime sono le prime tre prefetture italiane per posti gestiti sulle 33 totali, dove non si registrano controlli nel 2024, nel 2019 erano 13”.

E il 2026?

Lo scenario per il 2026 non è migliore: il patto europeo, la crescita degli hotspot e dei centro di prima accoglienza, con le nuove normative, rafforzeranno la funzione di filtro della frontiera e rischiano di colpire anche il prosieguo amministrativo, uno dei pochi strumenti che ancora evita brusche uscite dall’accoglienza.