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Dieci anni fa il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite adottava all’unanimità la risoluzione 2286 sull’assistenza sanitaria nei conflitti armati, ma per Cicr, Oms e Msf “non vi è alcun un anniversario da celebrare, ma un fallimento da correggere”, perché “la situazione è persino peggiore rispetto al 2016”.
Arriva quindi l’appello congiunto del presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa, del direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità e del presidente internazionale di Medici senza frontiere affinché gli Stati rispettino e rafforzino la tutela dell’assistenza medica nei conflitti armati.
"Con il persistere della violenza contro strutture mediche, mezzi di trasporto e personale – si legge in un comunicato –, i danni che questa risoluzione cercava di prevenire non sono diminuiti. Anzi, sono continuati e, in molti contesti, si sono intensificati. In qualità di responsabili del Cicr, dell’Oms e di Msf, ci uniamo ad altri attori della comunità internazionale nel lanciare un appello urgente ad agire”.
Le violazioni
Ogni giorno, in prima linea nelle crisi più devastanti del mondo, le loro équipe assistono alle conseguenze catastrofiche che si verificano quando viene compromessa la sacralità dell’assistenza sanitaria.
“Gli ospedali vengono ridotti in macerie, le ambulanze subiscono ritardi e ostacoli, e medici, infermieri e pazienti sono troppo spesso coinvolti in attacchi che causano morti e feriti.
I pazienti muoiono per ferite altrimenti curabili, le donne sono talvolta costrette a partorire senza cure adeguate e intere comunità perdono l’accesso a servizi salvavita. Quando l’assistenza sanitaria non è più sicura, spesso è il segnale di allarme più evidente che le regole e le norme volte a limitare i danni della guerra stanno venendo meno. Quando gli ospedali e chi fornisce assistenza vengono attaccati, ci troviamo di fronte non solo a una crisi umanitaria, ma a una crisi di umanità".
Le tre organizzazioni chiedono che gli Stati e tutte le parti coinvolte in un conflitto armato rispettino le norme a tutela dell’assistenza sanitaria: “L’obbligo previsto dal Diritto internazionale umanitario di “rispettare e garantire il rispetto […] in ogni circostanza” impone agli Stati non solo di attenersi essi stessi a tali norme, ma anche di esercitare tutta l’influenza possibile per garantire che altri Stati e parti in conflitto facciano altrettanto”.
Le raccomandazioni del segretario generale delle Nazioni Unite che accompagnano la Risoluzione 2286 devono quindi rimanere una linea guida chiara e attuabile per gli stati e Cicr, Oms e Msf si dicono pronti, grazie alla loro presenza nelle zone di conflitto, alle competenze mediche e alla capacità operativa, a supportare gli Stati nell’attuazione di queste misure fondamentali.
Segnalare per fare sapere
La Risoluzione 65.20 dell’Assemblea Mondiale della Sanità, adottata nel 2012, ha introdotto inoltre la documentazione e la segnalazione sistematica da parte dell’Oms degli attacchi alle strutture sanitarie. “Rafforzare la coerenza e la trasparenza delle segnalazioni – affermano Croce rossa, Oms e Msf – è essenziale per costruire una base di dati, fornire informazioni utili alla prevenzione e alla risposta, e supportare l’assunzione di responsabilità.
Le tre organizzazioni chiedono a tutti gli Stati di attuare con urgenza una serie di misure al fine di sostenere e promuovere la richiesta della Risoluzione 2286 “che tutte le parti coinvolte in conflitti armati rispettino pienamente i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale [...] per garantire il rispetto e la protezione di tutto il personale medico e umanitario impegnato esclusivamente in attività mediche, dei loro mezzi di trasporto e delle loro attrezzature, nonché degli ospedali e delle altre strutture mediche”, come anche “per evitare un altro decennio di deterioramento delle norme e di violenza ingiustificabile che colpisce l'assistenza sanitaria in contesti di conflitto”.
Le richieste
Nel documento redatto in occasione dei dieci anni della risoluzione Onu, sono quindi elencate le richieste avanzate con l’appello. In testa troviamo la traduzione degli impegni esistenti in azioni concrete per attuare la Risoluzione 2286 e promuovere attivamente azioni positive, compresi i risultati del gruppo di lavoro dell’iniziativa globale sul diritto internazionale umanitario volto a garantire una protezione effettiva agli ospedali.
Si chiede poi di integrare la protezione delle strutture sanitarie nella dottrina, nelle regole di ingaggio e nelle linee guida operative delle forze armate e di sicurezza, al fine di dare attuazione concreta agli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario.
E ancora, rivedere, adottare e rafforzare le leggi nazionali volte a proteggere le strutture sanitarie nei conflitti armati; assegnare risorse finanziarie, tecniche e operative adeguate per attuare misure che proteggano l’assistenza sanitaria e promuovano il rispetto della sua erogazione; utilizzare tutti i mezzi disponibili per influenzare le altre parti in conflitto, comprese quelle che gli Stati sostengono in qualsiasi forma, affinché rispettino i propri obblighi di protezione dell’assistenza sanitaria.
Cicr, Oms e Msf sollecitano indagini rapide, trasparenti e imparziali sugli attacchi all’assistenza sanitaria e supportare gli sforzi volti a garantire l’assunzione di responsabilità in linea con i quadri giuridici applicabili, la regolare e trasparente rendicontazione dell'attuazione della Risoluzione 2286, inclusi i progressi, le sfide, le buone pratiche e gli insegnamenti tratti per sostenerne la piena attuazione.
“Dieci anni fa, il 3 maggio, la comunità internazionale ha ribadito che le leggi di guerra devono essere rispettate e che i feriti e i malati, così come coloro che si prendono cura di loro, devono essere protetti – scrivono –. Oggi, le strutture sanitarie continuano a essere danneggiate o distrutte. Gli operatori sanitari e i pazienti sono ancora vittime di attacchi che causano morti e feriti. Questo non è un fallimento della legge. È un fallimento della volontà politica”.
Quindi concludono: “Esortiamo i leader mondiali ad agire e a dimostrare la leadership politica necessaria per porre fine a questa violenza. L'assistenza sanitaria non deve mai essere una vittima della guerra”.



























