Due emergenze parallele rischiano di travolgere l’intero polo chimico tra Terni e Narni. È su questo doppio fronte che si concentra l’appello lanciato dal segretario generale della Filctem Cgil Terni, Stefano Ribelli, dalle colonne di Terni Today per chiedere un intervento immediato delle istituzioni. Da una parte la Moplefan (ex Treofan), con il tavolo fissato al ministero delle Imprese e del made in Italy il 5 maggio. Dall’altra la Sangraf, attesa al confronto del 14 maggio. Due crisi diverse, ma intrecciate dallo stesso filo: l’assenza di certezze industriali e il rischio concreto di perdita occupazionale.

Moplefan, impianti fermi e rilancio ancora sulla carta

Alla Moplefan il problema si trascina da anni. Le linee produttive sono ferme e i lavoratori restano in cassa integrazione senza una prospettiva definita. Il confronto ottenuto al ministero rappresenta un passaggio chiave, ma non basta a garantire una svolta.

Il nodo principale, secondo Ribelli, riguarda le risorse. L’azienda ha bisogno di una ricapitalizzazione oppure dell’ingresso di un nuovo investitore capace di sostenere il piano industriale. Senza capitali, la ripartenza resta bloccata. A questo si aggiunge un passaggio tecnico decisivo: la formalizzazione del marchio storico. Un’operazione che potrebbe sbloccare anche l’intervento di Invitalia e aprire la strada a un sostegno pubblico.

Sangraf, vuoto gestionale e produzione senza orizzonte

Se Moplefan è paralizzata, Sangraf vive una crisi ancora più incerta. A Narni Scalo, continua il segretario generale della Filctem Cgil Terni, manca una guida industriale chiara. Non ci sono figure apicali presenti nel sito e le interlocuzioni con le istituzioni non hanno prodotto impegni concreti da parte dell’azienda.

Gli impianti necessitano di manutenzione e senza investimenti non possono ripartire. Anche l’approvvigionamento delle materie prime resta fermo. Il risultato è uno stallo totale, senza una data per la ripresa produttiva. Eppure si tratta di un sito strategico: è l’unico in Italia a produrre elettrodi di grafite destinati ai forni ad arco elettrico delle acciaierie. Una funzione industriale che, se persa, difficilmente sarebbe recuperabile. I lavoratori restano in attesa, senza indicazioni chiare su cosa accadrà dopo il tavolo del 14 maggio.

Stefano Ribelli, segretario generale Filctem Cgil Terni

Una fragilità che investe tutto il comparto chimico

Il polo chimico ternano-narnese sta subendo una pressione crescente che arriva da fattori esterni e interni. I conflitti internazionali complicano le catene di approvvigionamento, mentre il rallentamento dell’automotive riduce la domanda. A questo si sommano costi energetici elevati, rincari delle materie prime e spese logistiche in aumento. Un mix che mette in difficoltà anche le aziende più strutturate. Il rischio è che le crisi singole si trasformino in un effetto domino sull’intero sistema produttivo locale.

Nel quadro si inserisce anche il tema delle aree inutilizzate, a partire dall’ex Polymer. Qui, sottolinea il dirigente sindacale, si gioca una parte della possibilità di rilancio del territorio. La gestione delle zone comuni e la capacità di attrarre nuovi investimenti diventano elementi decisivi.

Senza una strategia coordinata, però, anche strumenti come la Zona Economica Speciale (Zes) rischiano di restare sulla carta. Il territorio ha bisogno di un progetto industriale complessivo, non di interventi frammentati. La crisi ha già mostrato quanto siano fragili gli equilibri attuali.

Due tavoli, una verifica decisiva

Le date del 5 e del 14 maggio serviranno a misurare la capacità di trasformare le richieste in decisioni. I sindacati chiedono soluzioni operative, non nuovi rinvii. Sul tavolo ci sono il destino di due aziende e quello di un intero pezzo di industria umbra. Bisognerà capire se esiste una politica industriale in grado di intervenire prima che le crisi diventino irreversibili.