La destra continua a fare polemica su Marcinelle, con gli attacchi della premier Giorgia Meloni e del presidente del Senato Ignazio La Russa alla Cgil. Ma il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, in un’intervista a La Repubblica chiarisce subito: “Stanno facendo tutto loro”. E individua, proprio nella polemica politica, lo strumento del Governo per spostare l’attenzione dai problemi che continuano a pesare sulla vita delle persone.

“A noi interessa risolvere i problemi”, dice Landini, a partire da una pace “disarmata e disarmante”, come indica Papa Leone XIV. Salari, sanità, casa, occupazione, crisi industriali, energia: sono queste, ricorda, le emergenze indicate anche dal presidente della Repubblica. “Se si vogliono affrontare i problemi, la Cgil c’è. Se si vuole alimentare la polemica fino agli insulti personali, non abbiamo tempo da perdere”, sottolinea.

Quattro anni di governo: “Stiamo peggio”

Il 4 settembre il governo Meloni diventerà il più longevo della storia repubblicana. Per Landini il bilancio è negativo. La domanda da porsi, dice, è semplice: “Sto meglio o peggio di quattro anni fa?”. La risposta del segretario generale della Cgil è netta: “Stiamo peggio”, è la conseguenza di politiche economiche del governo “concentrate su austerità e riarmo” mentre “aumentano benzina e gas, cresce la pressione fiscale e l’occupazione degli over 50 perché peggiorano la Fornero, i giovani vanno all’estero”. 

Il confronto con la Spagna è emblematico: circa 300mila italiani vivono oltre i Pirenei, mentre gli spagnoli residenti in Italia sono circa 30mila. “Sono saliti i profitti, la casa è tornata un diritto negato. E si allargano le disuguaglianze: l’1 per cento più ricco possiede il 25% della ricchezza, il 50 per cento più povero poco più del 7 per cento”, evidenzia il segretario della Cgil nell’intervista. 

Sicurezza sul lavoro: “Non è sfortuna”

Sul tema della sicurezza sul lavoro, Landini ricorda che in Italia si continua a morire sul lavoro e mette sotto accusa due provvedimenti approvati dal governo proprio pochi giorni prima dell’anniversario della strage di Marcinelle.

Il primo riguarda la riforma della responsabilità amministrativa delle imprese, la cosiddetta 231. Per il leader della Cgil, la modifica “diminuiscono le responsabilità delle imprese e di fatto si azzerano le necessarie azioni preventive sulla sicurezza”. Il secondo è il commissariamento della Corte dei conti “comprimendo i controlli sull’uso del denaro pubblico”.

Nel frattempo le morti sul lavoro continuano, anche a causa del caldo. “Non per sfortuna – rimarca Landini – Non per sfortuna, ma per un modello d’impresa fondato su precarietà, subappalti e lavoro nero. E che spesso guarda solo al profitto”.

Crisi industriali: oltre 120 aziende coinvolte

Altro fronte è quello industriale. Il ministero delle Imprese sostiene che le crisi siano diminuite ma la realtà è un’altra: “Sono più di 120 le aziende coinvolte nei tavoli di crisi o monitoraggio, per un totale di circa 142mila addetti, senza contare quelle gestite dalle Regioni”, ricorda Maurizio Landini.

Il problema, spiega Landini, è che una crisi non si risolve semplicemente garantendo ammortizzatori sociali. Servono produzione, investimenti e una prospettiva industriale. Solo a settembre sono previsti 41 incontri: “È una situazione pericolosa – dice – mette in discussione la vocazione manifatturiera del Paese”.

Ex Ilva: “Serve un vero piano industriale”

Nell’intervista a Repubblica il segretario generale della Cgil tocca anche una delle vertenze più delicate, quella dell’ex Ilva. “Bene l’interesse degli acciaieri italiani, ma per quale piano industriale? – chiede Landini – L’Ilva deve continuare a produrre acciaio, passando dagli altoforni alla decarbonizzazione, per tutelare la sicurezza e la salute di tutti. Non comprarlo per trasformarlo. Altrimenti sono in discussione 6mila posti, più l’indotto. Le lavoratrici e i lavoratori del gruppo in questi giorni hanno scioperato per un vero piano industriale e la presenza dello Stato: unica strada per un futuro”. 

La manovra: “Basta flat tax”

Spazio poi alla quinta legge di bilancio del governo Meloni. E la richiesta della Cgil è chiara: “Una vera riforma fiscale: tutte le forme di reddito devono essere tassate in modo progressivo, non soltanto lavoro e pensioni. Basta flat tax. Chiediamo la restituzione del fiscal drag: dipendenti e pensionati hanno pagato oltre 25 miliardi di tasse in più”

Le risorse, sostiene, dovrebbero essere recuperate intervenendo sulle rendite finanziarie e immobiliari e utilizzate per sanità, casa e politiche industriali. La priorità non può essere l’aumento della spesa militare.

Su questo punto è netta la posizione della Cgil che  respinge l’idea che l’aumento delle spese per la difesa possa essere automaticamente tradotto in crescita e occupazione. “La conversione dell’economia italiana ed europea in un’economia di guerra è un’illusione”, afferma. “Ventuno miliardi in armi non ci renderanno più sicuri: allontaneranno la pace e toglieranno risorse allo stato sociale”. E – conclude – “non troviamo infermieri e medici, invecchiamo e non facciamo figli. A Gaza come in Ucraina si continua a morire. Prima si prende atto che questa scelta è sbagliata e meglio è”.

Rappresentanza e contratti: “Cancellare i contratti pirata”

Sulla rappresentanza e sul confronto aperto, la Cgil – spiega Landini – punta a un accordo sulla base della piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil.

Gli obiettivi sono chiari: “cancellare i contratti pirata. E dare a lavoratori e lavoratrici il diritto di votare sugli accordi che li riguardano. I contratti nazionali devono aumentare, non solo difendere, il potere d’acquisto dei salari”.

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Sul rapporto con Cisl e Uil Landini respinge la lettura di una Cgil isolata: “È una lettura politica e partitica – dice –  Un sindacato è isolato quando non ha iscritti, rappresentanza, viene abbandonato dai lavoratori. Non è il caso della Cgil, né di Cisl e Uil: insieme coprono quasi tutta la rappresentanza”.

Il segretario della Cgil ricorda come la vittoria dei No al referendum sulla giustizia ha dimostrato che “la maggioranza del Paese crede nella Costituzione e chiede che venga difesa e applicata” per questo, insieme ad associazioni e reti di cittadinanza, verrà rilanciata una “mobilitazione pacifica e democratica nelle piazze, mettendo al centro la Costituzione contro il ritorno a forme autoritarie”

Deriva autoritaria 

Sul rischio di una deriva autoritaria Landini è netto: “Hanno attaccato la giustizia. Sull’autonomia differenziata – nonostante lo stop della Consulta – vanno avanti. Penso alla legge elettorale e all’attacco esplicito al diritto di sciopero. Non hanno mai nascosto di voler mettere mano a una Costituzione alla cui scrittura non hanno partecipato”.

Meno figli, più precarietà

Spazio anche alla crisi demografica che per Landini non può essere separata dalla crisi sociale. I motivi per cui si fanno pochi figli sono la “precarietà” e “l’insicurezza” che oggi vivono i giovani.

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“Io ho 65 anni e ho avuto la fortuna di non conoscerle – ricorda – Quelli prima di me avevano conquistato diritti che permettevano di costruirsi una vita, avere una casa, fare figli. Il governo ha affossato il congedo paritario, mentre il Pnrr ha ridotto il numero di asili nido da realizzare. E c’è la paura del futuro, anche della guerra”, chiosa.