La crisi del Gruppo Nms di Nerviano torna alla casella di partenza, ma questa volta il rischio è che del polo della ricerca oncologica resti ben poco. Il 25 settembre l’azienda ha inviato le lettere di apertura della procedura di licenziamento collettivo per tutti i 65 dipendenti di Accelera, la divisione che mette i propri laboratori e le proprie competenze scientifiche a disposizione di oltre 300 aziende farmaceutiche, biotecnologiche e istituti accademici nel mondo, e per 86 dei 93 lavoratori di Nerviano Medical Sciences.

Alla vigilia del nuovo incontro previsto per domani, martedì 29 settembre, tra sindacati e azienda a Roma, al tavolo del ministero delle Imprese e del Made in Italy, la Cgil ha proclamato lo stato di agitazione per denunciare come il processo di smantellamento delle attività di ricerca stia continuando ad andare avanti.

All’interno dei laboratori sono stati messi all’asta macchinari e attrezzature e, secondo quanto riferisce la Filctem Cgil Ticino Olona, parte degli strumenti utilizzati dai ricercatori è già stata venduta. E nelle nuove procedure sono stati coinvolti anche ricercatori che nelle precedenti fasi della vertenza non erano interessati dai licenziamenti. Se la procedura andasse avanti, all’interno di alcune attività rimarrebbero soltanto tre persone. Per Accelera, invece, non sarebbe previsto il salvataggio di alcun posto di lavoro.

"La situazione è davvero drammatica", spiega Luciano Pellizzaro, segretario generale della Filctem Cgil Ticino Olona, e il sindacato contesta soprattutto l’impossibilità nell’ottenere una chiara interlocuzione con l’azienda.

A complicare ulteriormente la situazione ci sono degli inadempimenti nella gestione delle procedure amministrative legate alla cassa integrazione. La Cgil segnala, in particolare, ritardi di almeno due mesi nelle comunicazioni all’Inps. Una conseguenza che, secondo il sindacato, rischia di tradursi per i lavoratori non solo in una perdita salariale, ma anche in pagamenti a singhiozzo degli stipendi.

La cessione che sembrava possibile

Prima dell’estate la prospettiva sembrava diversa. A maggio 2026, secondo la ricostruzione della Filctem, si riteneva ormai possibile arrivare alla cessione di un ramo d’azienda. Il sindacato aveva comunque chiesto al gruppo cinese Pag di fare ricorso a sei mesi di cassa integrazione, così da avere il tempo necessario per completare l’operazione e mettere in sicurezza i posti di lavoro.

Il 21 agosto, però, il gruppo Pag ha comunicato che il potenziale acquirente si era ritirato. Secondo quanto riferito da Pellizzaro, il sindacato ritiene che il ritiro sia avvenuto dopo un intervento dell’amministratore delegato di Nms, che avrebbe generato una situazione di sfiducia all’interno della trattativa.

Il 15 settembre è arrivata quindi la comunicazione dell’apertura delle procedure di licenziamento, poi formalizzata con le lettere del 25 settembre. 

Anche Bionerviano, la società di servizi del gruppo, è interessata dalle procedure già avviate. La sua vicenda si aggiunge a quella di Accelera e Nms e rende ancora più ampio il perimetro della crisi occupazionale che da oltre un anno riguarda il polo di Nerviano.

Leggi anche

Un anno di crisi, tra Regione e Mimit

La vicenda era esplosa nel luglio 2025, quando il Gruppo Nms aveva comunicato l’intenzione di interrompere le attività di ricerca nei reparti Chemistry e Biology, mettendo in discussione il futuro dei ricercatori che vi lavoravano. Nel giro di poche settimane la crisi aveva avuto un'importante risonanza mediatica ed era approdata in Regione Lombardia, con una prima audizione, e a settembre era stata aperta una prima procedura di licenziamento collettivo.

Il confronto istituzionale aveva poi spostato il terreno della vertenza al Mimit. Il tavolo ministeriale, vista la rilevanza del tipo di ricerca che si svolge a Nerviano, aveva fatto emergere anche l’ipotesi di un intervento pubblico e, successivamente, la possibilità di individuare un soggetto industriale interessato alla reindustrializzazione del ramo d’azienda destinato alla dismissione.

Nel frattempo, però, l’azienda non aveva accettato di sospendere i licenziamenti. La situazione si era ulteriormente complicata con l’apertura di una nuova procedura per 31 dei 42 lavoratori di Bionerviano.

Sospensione delle procedure arrivata nei mesi successivi grazie al confronto al ministero in attesa di approfondire l’interesse all’acquisto di un soggetto privato. L’obiettivo era individuare una soluzione capace di salvaguardare l’occupazione e le competenze scientifiche presenti nel polo di Nerviano.

Poi, a dicembre 2025, era finalmente arrivata la cancellazione della procedura di licenziamento collettivo, appena pochi giorni prima della visita a Nerviano del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. La chiusura di quella procedura non aveva però risolto la crisi industriale.

Ora, a distanza di un anno dall’inizio della vertenza, la situazione è ulteriormente peggiorata. Non ci sono soltanto le lettere di licenziamento: ci sono macchinari all’asta, attrezzature già vendute, nuovi ricercatori coinvolti dagli esuberi e una trattativa di cessione del ramo d’azienda che si è fermata.

Nerpharma e il futuro dell’area

Nel quadro della crisi c’è anche la vicenda di Nerpharma, società che faceva parte del Gruppo Nms e che è stata ceduta al gruppo Benta. L’operazione, secondo quanto riferisce la Filctem, è attualmente bloccata per verifiche da parte dell’Fbi. Una situazione che, sempre secondo il sindacato, alimenta preoccupazione anche per la continuità professionale e salariale dei lavoratori di Nerpharma.

Sul futuro dell’intero sito pesa infine anche la questione immobiliare. Nella chiusura dei bilanci, riferisce ancora Pellizzaro, il gruppo Pag avrebbe declassato del 30 per cento il valore degli immobili. Il sindacato teme che il valore dell’area possa diventare un elemento centrale nelle strategie del fondo.

Pag, fondo cinese che controlla il gruppo, potrebbe infatti trovare sul mercato soggetti interessati all’acquisto dell’intera area. Secondo la Filctem, la strategia sarebbe quella di arrivare alla cessione dopo aver ridotto al minimo il costo del lavoro e quindi aver liberato il sito dalla maggior parte dei lavoratori.

Il Comune di Nerviano ha però vincolato urbanisticamente quegli spazi, stabilendo che la destinazione d’uso sia legata alla ricerca. È un elemento che rende diverso il possibile futuro dell’area rispetto a una semplice operazione immobiliare.

Per la Cgil, dunque, la partita non riguarda soltanto il destino dei 151 lavoratori coinvolti dalle nuove procedure tra Accelera e Nerviano Medical Sciences. In gioco c’è la possibilità stessa di conservare a Nerviano un polo scientifico e industriale dedicato alla ricerca oncologica. Una battaglia difficile che il Paese non può permettersi di perdere.