La Regione Marche è in forte e grave ritardo in merito all’aborto libero e sicuro. Eleonora Fontana e Loredana Longhin, Cgil Marche: “Il diritto all’aborto non può esistere soltanto sulla carta. Deve essere esercitato realmente, in sicurezza, gratuitamente e senza che il luogo in cui una donna vive determini la possibilità o meno di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza”.

I dati. Su 66 consultori, il 38% (25) sono aperti solo uno o due giorni la settimana

Quadro incerto, dunque, secondo i rapporti dell’Area Stato Sociale e Diritti della Cgil (maggio 2024), dell’Osservatorio sulle Diseguaglianze nella salute, ARS Marche (giugno 2023) e i dati reperibili sul portale Epicentro dell’Istituto Superiore di Sanità. Nella regione, su 66 consultori, il 38% (25) sono aperti solo uno o due giorni la settimana. L’orario medio di apertura dei consultori familiari va dalle 42,5 ore/settimana quando sono presenti quattro figure professionali e scende a 12,5 ore/settimana quando è presente una sola figura. Anche l’offerta di alcuni servizi e attività è fortemente differenziata: il pap test è eseguito in 55 sedi su 66, le certificazioni IVG sono fornite in 26 sedi su 66 e l’IVG Farmacologica non è effettuata in alcuna sede. Quanto al numero di obiettori, dai rapporti analizzati emerge quanto segue: in sette sedi il 100% degli operatori (ostetriche e/o ginecologi) è obiettore; in 13 sedi la percentuale di obiettori varia dal 20% al 33%; in 18 sedi la percentuale di obiettori va dal 40% al 67%. Soltanto in nove sedi non ci sono obiettori.

In particolare, sull’IVG farmacologica le Marche detengono la maglia nera a livello nazionale, non avendo ancora adeguato a nove settimane il termine per la somministrazione del farmaco, che rimane fermo a sette settimane, a cui si aggiungono liste di attesa lunghissime a causa della massiccia presenza di obiettori (oltre il 70%). La percentuale di IVG farmacologiche nelle Marche è del 38,9% contro una media nazionale del 59,5%.

Cgil Marche: “Servono politiche che davvero incentivino la natalità”

“È necessario offrire Ivg farmacologica in tutti i presidi ospedalieri e garantire che, in ogni struttura, sia presente personale non obiettore. La 194 ha poco meno di 50 anni e ancora troppe donne incontrano ostacoli nell’esercizio di un diritto riconosciuto dalla legge”, dicono Fontana e Longhin. Che aggiungono: “Riteniamo non più rinviabili da parte della Regione politiche che davvero incentivino la natalità, a partire dai servizi all’infanzia, a sostegno delle famiglie, e un welfare capillare che parta dal potenziamento dei consultori, che devono continuare a essere il punto centrale per supportare la genitorialità, presidi essenziali per accedere alla contraccezione gratuita, per abbattere il rischio di gravidanze indesiderate e quindi l’eventuale ricorso all’aborto”.