“Il diritto all’aborto non può esistere soltanto sulla carta. Deve poter essere esercitato realmente, in sicurezza, gratuitamente e senza che il luogo in cui una donna vive determini la possibilità o meno di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza”. È quanto dichiarano le segretarie confederali della Cgil Daniela Barbaresi e Lara Ghiglione in occasione della Giornata internazionale per l’aborto sicuro, rilanciando la proposta di legge di iniziativa popolare promossa dalla Cgil per il rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale.

Tra i punti principali della proposta, c’è proprio il diritto alla salute e alla libertà delle donne di scegliere. Questo può avvenire solo attraverso una serie di passaggi chiave: accesso all’Ivg farmacologica fino alla nona settimana anche a domicilio; offerta gratuita di tutti i metodi contraccettivi e di prevenzione; no alla presenza di associazioni e movimenti antiabortisti all’interno dei consultori; rafforzamento delle strutture, con un consultorio familiare pubblico ogni 20 mila abitanti e la presenza di un’equipe multiprofessionale (ostetrica, assistente sociale, ginecologa/o e psicologa/o) che garantiscano un servizio attivo per almeno 6 ore al giorno e per 6 giorni alla settimana. E poi, prima ancora di tutto questo, l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, per sostenere ragazze e ragazzi nella costruzione di un rapporto consapevole con il proprio corpo e rispetto alle relazioni.

“A 48 anni dall’approvazione della l.194 – denunciano le dirigenti sindacali – troppe donne incontrano ancora ostacoli nell’esercizio di un diritto riconosciuto dalla legge: carenza di strutture e personale, difficoltà territoriali nell’accesso ai servizi, indebolimento dei consultori e conseguenze dell’obiezione di coscienza sulla concreta disponibilità delle prestazioni”.

Barbaresi e Ghiglione spiegano che “servono consultori pubblici rafforzati, personale non obiettore sufficiente a garantire il servizio, informazione, prevenzione e servizi pubblici, laici e accessibili, come prevede proprio la proposta di legge di iniziativa popolare che invitiamo tutte e tutti a sostenere”.

“La libertà di scelta – aggiungono – non può dipendere dal codice postale, dalla disponibilità economica o dalla possibilità di spostarsi da una provincia o da una regione all’altra. E c’è un punto sul quale non possono esserci ambiguità: la decisione sul proprio corpo appartiene alla donna. Le istituzioni hanno il compito di garantire diritti e salute, non di giudicare, colpevolizzare o condizionare quella scelta”.

Le dirigenti sindacali ricordano, infine, che il diritto all’aborto è parte del diritto alla salute, all’autodeterminazione e alla libertà delle donne e se “non può essere concretamente esercitato da tutte rischia di trasformarsi in un privilegio per alcune. Per questo continueremo a batterci affinché ogni donna possa essere davvero sicura e libera di scegliere”.

Leggi anche