È il giorno dello sciopero generale di Cgil e Uil per dire basta sui morti del lavoro e per un lavoro più giusto. Uno sciopero necessario per le promesse non mantenute del governo e ancor più dovuto dopo la tragedia di Suviana. Una grande risposta da tutta Italia che proviamo a raccontare con le immagini che ci arrivano dai territori.


EMILIA-ROMAGNA

A Bologna il grande corteo che sfila per la città. “Siamo 15 mila”, annunciano dal palco.

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PIEMONTE

Decine di caschi gialli in quattro piazze del Piemonte per dire basta ai morti sul lavoro, una delle motivazioni dello sciopero di quattro ore, otto nel settore
edile, indetto da Cgil e Uil a livello nazionale in tutti i settori privati. A Torino manifestazione in piazza Castello davanti alla Prefettura, le altre iniziative ad Alessandria, a Novara e a Cuneo.
“Abbiamo chiesto alle lavoratrici e ai lavoratori di scioperare un'altra volta per fermare le morti sul lavoro, per cambiare un sistema economico che sta producendo precarietà e insicurezza, e che purtroppo genera infortuni e morti. È uno sciopero per dire 'basta', perché quelle morti sono evitabili, e per azzerare la precarietà. È uno sciopero che chiede che le persone vengano retribuite bene per lavori buoni”, afferma Giorgio Airaudo, segretario generale della Cgil Piemonte, che è stato alla manifestazione di Novara.

“I caschi a terra oggi in piazza Castello hanno il significato di ricordare il numero enorme di vittime sul lavoro – osserva Gianni Cortese, segretario generale della Uil Torino e Piemonte –. Lo scorso anno 1.041 morti, di cui 75 in Piemonte. Il 2024 inizia col dato dei primi due mesi che registrano un aumento di 19 morti rispetto all'anno precedente in Italia. La scia di sangue è lunghissima, noi ricordiamo il 6 dicembre 2007, la strage alla Thyssen Krupp, ricordiamo i morti del cantiere dell'Esselunga di Firenze, quello che è successo a Brandizzo la
scorsa estate. I morti sono tutti uguali e determinano dolore e sofferenza nelle famiglie. Siamo stufi però – conclude Cortese – che la politica manifesti vicinanza quando si verificano gli episodi, ma dopo non si agisce sulle cause principali, che sono il precariato, i contratti pirata e gli appalti a cascata, dove
molto spesso non si riesce neanche a risalire alle ditte da cui dipendono le vittime degli infortuni sul lavoro”. 

A Torino tanti lavoratori in presidio davanti alla Prefettura.

Proteste anche ad Asti.


SICILIA

Sciopero all’alba nei cantieri di Milazzo (Siracusa)

Manifestazioni, flash mob, presidi nelle principali città e in luoghi emblematici. Di edili, di forestali, dei marittimi e portuali, dei metalmeccanici, delle lavoratrici e dei lavoratori di tutti i settori privati: così la Sicilia ha risposto alla mobilitazione nazionale indetta da Cgil e Uil per la sicurezza nei luoghi di lavoro, per un nuovo modello di fare impresa, per la riforma fiscale. “Le politiche di questo governo nazionale – afferma il segretario della Cgil regionale Alfio Mannino – hanno il fiato corto quando non sono addirittura dannose per i cittadini e le cittadine e noi non ci fermeremo”.

Bandiere Cgil e Uil a Messina

LOMBARDIA

Brescia

Un minuto di raccoglimento in piazza della Loggia, a Brescia, per il leader della Cgil Maurizio Landini, arrivato in città per lo sciopero generale. Quando il corteo, partito da piazza Cesare Battisti, è arrivato in piazza della Loggia, con Landini in testa, è calato il silenzio, in memoria della strage della quale quest'anno, il 28 maggio, cade il 50esimo anniversario.

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Milano

“Oggi è sciopero si legge nel post sulla pagina Facebook della Cgil Milano –. Perché il lavoro deve essere vita. Oggi è sciopero per Alessandro D’Andrea e Paolo Casiraghi, dispersi nella strage di Suviana, trasfertisti della Abb di Sesto San Giovanni e della Voith di Cinisello Balsamo (il corpo di Paolo Casiraghi è stato rinvenuto senza vita dai soccorritori nel corso della giornata, ndr). Oggi è sciopero perché il lavoro non deve ferire o uccidere ma farci vivere. Adesso basta. Chi governa e chi dirige le imprese ci faccia lavorare bene, vivere bene”.

Il presidio in Largo 11 Settembre a Milano

Bergamo

“Abbiamo firmato un contratto di lavoro, non di morte”: è uno dei cartelli comparsi tra la folla degli oltre 300 lavoratori e sindacalisti riuniti nel pomeriggio di giovedì 11 aprile in via Tasso a Bergamo, di fronte alla Prefettura, per partecipare a un presidio nel giorno dello sciopero generale. Proprio mentre era in corso la manifestazione, è avvenuto un nuovo infortunio mortale: nel primo pomeriggio un operaio albanese di 57 anni residente in provincia di Bergamo, a Martinengo, è rimasto ucciso, sembra per un crollo o un cedimento in uno scavo edile a Piacenza.

Ecco i dati sull’adesione allo sciopero in alcune aziende della provincia di Bergamo:
Aziende metalmeccaniche:
Bticino Azzano 65%; Mazzucconi 90%; Evoca 80%; Exide 100%; Tenaris Dalmine (produzione ferma) 80%; Regal Beloit 100%; Siac 90%; Siad 80%; Lovato 60%; Bianchi Vending 80%; Oscartielle 60%; Matest 45%; Mega 50%; Cms 50%; Somaschini 55%; Fonderia Pilenga 80%; Bfe 50,00%; Schneider electric 60%; Pilenga Baldassare 45%; Brembo spa 90%; Abb 50%; Imequadri 60%; Same (produzione ferma) 85%.
Altri comparti:
Nolan 30-40%; Carvico 70% operai (dato solo per primo turno) con impiegati al 50%
Heidelberg Materials (ex Italcementi) Calusco 20%
Caffitaly (primo turno) 30%; Fine Foods (primo turno) 40%; Sanpellegrino (primo turno)60%
Esselunga 10%; Leroy Merlin 20% ; Iper 10%; Italmark 15%

“Sono molteplici i temi della protesta oggi, però abbiamo pensato di porre l’accento in particolare sul tema della salute e della sicurezza sul lavoro. Quello che è successo nella centrale idroelettrica del bolognese ripropone la questione in tutta la sua drammaticità” ha dichiarato Marco Toscano, segretario generale della Cgil provinciale. “Sappiamo che è un’emergenza del nostro Paese. Anche Bergamo ha avuto, l’anno scorso, un bilancio pesante di infortuni sul lavoro. Vogliamo fare sentire la nostra voce perché ci sia finalmente un cambio di passo: servono più ispezioni, più attività ispettiva, il che vuol dire investire di più, avere più ispettori, valorizzare di più quelli che già operano. Parlare di sicurezza vuol dire anche parlare di formazione vera, efficace, e non solo sulla carta, una riforma del sistema degli appalti dei comparti privati, che spesso oggi operano al massimo ribasso ed dentro i quali si perde la garanzia della salute e della sicurezza. Non è possibile che in alcuni luoghi di lavoro si trovino persone che non si sa per chi lavorino, e che non si sa se siano presenti o meno in un dato momento. Nel 2024, mentre si parla tanto di tecnologia del lavoro, questo è inaccettabile. Parlare di sicurezza significa anche parlare di lavoro stabile. La patente a punti, poi, non può essere quella che immagina questo governo, che si limita solo al campo dell’edilizia, e che, in caso di perdita dei punti, questi si possono recuperare con un semplice corso di formazione del datore di lavoro. Vogliamo una patente per tutti i settori, vera, che dimostri che un’azienda è strutturata e ha i requisiti per operare. Si cambi rotta, si adottino provvedimenti veri, ispettivi, formativi, e normativi per avere una reale sicurezza al lavoro”.

LAZIO

A Roma la manifestazione in piazza Oderico da Pordenone, davanti alla sede della Regione (foto di Matteo Oi).

“Grande partecipazione stamattina al presidio sotto la sede della Regione Lazio in occasione dello sciopero generale proclamato da Cgil e Uil affinché nel nostro Paese, dove le morti sul lavoro sono pressoché quotidiane, le forze politiche, il sistema delle imprese, le istituzioni ne prendano atto e intervengano per fermare la strage”. Così, in una nota, la Cgil di Roma e del Lazio e la Uil del Lazio.
“La grande partecipazione allo sciopero, che riguardava solo i settori privati, – continua la nota – è la prova che le lavoratrici e i lavoratori non si rassegnano a un modello di fare impresa in cui il profitto valga più della vita di chi lavora.
Questa mattina ci siamo dati appuntamento proprio sotto la sede della Regione per illustrare le nostre priorità di intervento perché tutte le istituzioni devono fare la loro parte: non solo il Governo deve cambiare i provvedimenti sbagliati che mettono a rischio la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro ma anche la Regione Lazio deve impegnarsi, a partire dal rifinanziamento della legge regionale sulla sicurezza per la quale ci siamo tanto battuti.
La mobilitazione per rimettere al centro le ragioni del mondo del lavoro continua. Sabato 20 aprile saremo nuovamente in piazza a Roma per chiedere più salute dentro e fuori i luoghi di lavoro”.

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TOSCANA

“I primi dati sullo sciopero dicono dell'ottima riuscita della protesta”. È quanto affermano in una nota Cgil e Uil della Toscana, a proposito dello sciopero
nazionale di 4 ore (8 ore per il settore edile) indetto per oggi, parlando di “presidi e cortei molto partecipati nei territori della regione”, mentre a Firenze ha avuto luogo l'assemblea generale di Cgil Toscana e di Uil Toscana.

Secondo i sindacati si è registrata “una altissima adesione (punte del 90%) nella cave lucchesi e carraresi, alta adesione media nel metalmeccanico, buona adesione nell'edilizia, adesione importante nei servizi (sul 70%), buona adesione in commercio e turismo, adesione media tra il 70 e l'80% tra pelletteria-elettrico-calzaturiero-vetro-gomma plastica, buona adesione (con punte del 100%) in merci e logistica”.
Dalla Toscana, ha dichiarato il segretario generale della Cgil regionale Rossano
Rossi
, “si alza un messaggio forte verso il Governo e le controparti: ascoltateci”.

Il sit-in a Le Sieci (Firenze), dove pochi giorni fa è avvenuto l’ennesimo incidente mortale sul lavoro.


PUGLIA

Manifestazione oggi a Bari per lo sciopero generale. “Lottiamo per zero morti sul lavoro, un fisco più giusto e per cambiare modello di sviluppo”, dice il segretario confederale Cgil Pino Gesmundo, presente in piazza Libertà. La Puglia è tra le regioni più colpite, con 841 vittime sul lavoro negli ultimi dieci anni e 15 solo da gennaio a oggi.


CALABRIA

Successo per il sit in unitario Cgil - Uil in occasione dello sciopero generale di 4 ore per i lavoratori dei settori privati e di 8 ore per gli edili a favore di politiche per “zero morti sul lavoro”, una giusta riforma fiscale, un nuovo modello sociale di fare impresa.

A Cosenza i sindacati hanno portato le loro richieste a governo e Regione e incontrato il capo di Gabinetto della Prefettura Giuseppe Di Martino e il funzionario Gianfranco Rovito.

In particolare, hanno chiesto ai vertici della Prefettura di farsi portavoce dell’esigenza di un protocollo per la legalità e sicurezza e di misure di tracciabilità sulla spesa dei fondi comunitari e Pnrr con la Regione.

“Il governo – ha detto il segretario generale Angelo Sposato – deve assolutamente ritirare la norma sui subappalti a cascata e introdurre il reato di omicidio sul lavoro. Urgente è anche avviare una seria lotta all’evasione fiscale, una forma di tassazione sugli extraprofitti e una patente a punti per le aziende”.

Il segretario generale Fillea Cgil Calabria ha, invece, chiesto di sollecitare da subito alla Regione un’ordinanza per il lavoro durante le giornate più calde.

Da parte della Prefettura i sindacati hanno incassato la disponibilità a veicolare le istanze a livello nazionale e regionale.

A Cosenza la protesta dei lavoratori e delle lavoratrici. Una delegazione è stata ricevuta in prefettura


Sardegna


LIGURIA

Igor Magni, Cgil Genova: la mobilitazione continua
Igor Magni, Cgil Genova: la mobilitazione continua

Igor Magni, Cgil Genova: la mobilitazione continua

Questa mattina a Genova manifestazione nazionale con corteo da varco Etiopia a Palazzo San Giorgio. Oltre 5 mila lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, hanno partecipato. In tutte le province liguri si sono svolti cortei e presìdi. “Siamo scesi in piazza per chiedere al governo di essere ascoltati”, dicono Igor Magni (segretario generale Cgil Genova) e Maurizio Calà (segretario generale Cgil Liguria): “Bisogna ascoltare la parte migliore del Paese, quella che paga le tasse e lo porta avanti, quella che è stanca di subire scelte sbagliate su lavoro e fisco, quella che chiede che il posto di lavoro sia un luogo sicuro, dove il diritto a salute e sicurezza è rispettato”.


CAMPANIA

“Adesso basta, il Governo deve muoversi, bisogna bloccare i subappalti, i lavori a cascata e bisogna garantire allo stesso modo i lavoratori dell'intera filiera. Ciò che è avvenuto in queste ore con la strage di Suviana e la morte del lavoratore ieri a Cancello ed Arnone è drammatico e testimonia le condizioni di precarietà in cui molti operai si trovano. È necessaria una nuova normativa in tema di sicurezza".

Lo ha detto il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, intervenendo al presidio di Cgil e Uil questa mattina a Napoli per lo sciopero generale dei settori privati e dell'edilizia, convocato dalle due confederazioni a livello nazionale.

“Il Governo – ha aggiunto Ricci – deve passare dalle parole ai fatti. L'incontro di ieri non ci ha soddisfatto. Si parla di rimandare decisioni che invece vanno assunte al più presto. La patente a punti non può diventare una patente a crediti, le vite umane non possono essere barattate. Bisogna fare formazione, prevenzione e – ha concluso – intervenire sugli appalti a cascata”.

Un minuto di raccoglimento a Napoli
Un minuto di raccoglimento a Napoli

Un minuto di raccoglimento a Napoli


BASILICATA

A Potenza il presidio Cgil e Uil in piazza Mario Pagano


MARCHE

Nelle Marche, questa mattina, nelle cinque principali piazze per lo sciopero di 8 ore del settore privato. Ad Ancona, Ascoli Piceno, Macerata, Fermo e Pesaro.

Le ragioni dello sciopero sono legate all’esigenza di una giusta riforma fiscale, alla sicurezza sul lavoro e per un nuovo modello sociale di fare impresa.

Come ha dichiarato Giuseppe Santarelli, segretario generale Cgil Marche, “questo sciopero è stato un passo obbligato di fronte alle tragedie che vediamo accadere ogni giorno nei luoghi di lavoro. È ora di porre fine al ricatto sulle persone e alla mancanza di responsabilità da parte dei datori di lavoro”.

“Chiediamo controlli più rigorosi e una task force dedicata alla sicurezza sul lavoro. Lavoratori spesso migranti senza le più elementari misure di protezione esposti a pericoli giornalieri”.

La piazza di Macerata

“Il presidente Acquaroli – ha aggiunto il segretario generale regionale – aveva promesso, a maggio 2021, l’apertura di un tavolo di confronto. Le Ast hanno, nella nostra regione, solo 50 ispettori, uno ogni 2700 imprese e 9700 dipendenti. Così si svuota il mare con un cucchiaio”.

Suggestiva azione ad Ancona dove ventotto 'birilli' bianchi e rossi sono stati messi a terra in piazza del Plebiscito per ricordare i morti sul lavoro registrati nel 2023 nella regione. 


UMBRIA

Terni
Perugia


Anche l’Umbria è scesa in piazza per lo sciopero generale. A Perugia e Terni centinaia di lavoratrici e lavoratori si sono ritrovati sotto le Prefetture per mandare un messaggio forte al governo. “È ora che si prenda davvero coscienza – dicono i segretari generali Cgil e Uil Maria Rita Paggio e Maurizio Molinari – del fatto che in questo Paese si consuma una strage quotidiana, che non può più essere tollerata e l’Umbria è purtroppo maglia nera in Italia per morti e infortuni sul lavoro”. Buoni i primi dati disponibili sulle adesioni allo sciopero che continuerà nei turni pomeridiani e notturni. Nelle realtà più importanti del settore manifatturiero i sindacati registrano un’adesione media intorno al 60-70%, con punte del 90%.


VENETO

Cgil e Uil in piazza, oggi, in Veneto contro le morti sul lavoro con i vertici regionali che hanno guidato un corteo che è giunto davanti alla sede di
Confindustria Venezia.
“In tutte le province del Veneto ci sono stati presidi nelle piazze e davanti alle prefetture per dire basta alle morti e agli infortuni sul lavoro – hanno detto Tiziana Basso, segretaria generale Cgil Veneto e Roberto Toigo, segretario
generale Uil Veneto –. Chiediamo che venga cambiato il modo di fare impresa mettendo un freno agli appalti e subappalti a cascata, valorizzando il lavoro che deve essere sicuro, giustamente retribuito e dignitoso. L'ennesima strage
dell'altro ieri alla Centrale di Suviana, come l'incidente mortale di pochi giorni fa avvenuto a Mestre, sono l'ulteriore conferma che questo modello non è più accettabile, deve cambiare – hanno concluso – e deve farlo ora: gli infortuni vanno azzerati, non si può morire di lavoro”.

Caschetti gialli a Verona per ricordare le intollerabili stragi sul lavoro


ABRUZZO E MOLISE

Presidio di lavoratrici e lavoratori a Termoli.

Da segnalare anche il presidio dei sindacati davanti ai cancelli del cementificio di Guardiaregia (Campobasso) dove la scorsa settimana si è verificato un incidente sul lavoro in seguito al quale ha perso la vita Claudio Amodeo, 53 anni, ed un suo collega è rimasto gravemente ferito. "Nel 2024 un padre di famiglia non può uscire di casa per lavorare e non tornare a casa la sera. Ci battiamo per fabbriche sicure" ha detto Rosa Di Paolo, segretaria della Fillea Cgil Molise. 

Iniziativa su sicurezza e fisco anche a Pescara.


ALTO ADIGE

TRENTINO

“Sul lavoro – ha scritto la Cgil del Trentino sulla sua pagina Facebook – non si muore per casualità, ma per assenza di responsabilità di chi dovrebbe fare leggi chiare, di chi dovrebbe rafforzare i controlli e investire nella formazione e nella prevenzione”.

“Ogni minuto in Italia c’è un incidente sul lavoro. Uno grave è accaduto in Trentino anche oggi, mentre nella nostra provincia sono già otto le denunce di incidenti mortali registrati nei primi tre mesi dell’anno, pari a tutte quelle del 2023”.

“In Italia nel 2023 sono morti 800 lavoratori; è come se 5 piccoli paesi trentini fossero stati cancellati per sempre. La protesta di oggi è anche per ricordare che il mondo del lavoro non si volta dall'altra parte. Sulla scarsa sicurezza sul lavoro c'è chi ha delle responsabilità. Basta morti sul lavoro. La sicurezza è un diritto”.


FRIULI VENEZIA GIULIA

Oltre 300 i manifestanti che questa mattina hanno partecipato al presidio organizzato in via Sabbadini, a Udine, sotto la sede della Regione, in concomitanza con lo sciopero di quattro ore (l’intera giornata nell’edilizia) proclamato a livello nazionale da Cgil e Uil. A scendere in piazza non soltanto lavoratori, ma anche pensionati, uniti dalle motivazioni della protesta, indetta non soltanto per denunciare l’aggravarsi dell’emergenza infortuni e in nome della sicurezza del lavoro, ma anche per continuare a portare avanti le battaglie sulla riforma del fisco, della previdenza, sulla difesa della sanità pubblica.

Due, come noto, le manifestazioni indette in regione, entrambe a Udine, dove hanno parlato i segretari regionali della Cgil Michele Piga, che ha concluso il presidio sotto la sede della Regione, e della Uil Matteo Zorn, intervenuto in via Pracchiuso, sotto la sede della Prefettura. “Dietro all’emergenza infortuni non c’è soltanto il mancato rispetto delle leggi sulla sicurezza, ma anche la precarietà del lavoro, le carenze nella prevenzione e nella vigilanza”. Queste le parole di Michele Piga, che ha chiamato in causa anche il ruolo della Regione: “È da troppo tempo – ha detto il segretario regionale della Cgil – che sulle politiche sanitarie l’assessore rifiuta il confronto con il sindacato. Confrontarsi con i lavoratori e le parti sociali è un’esigenza fondamentale di democrazia e trasparenza: un’esigenza fondamentale per la tutela della sanità pubblica, sempre più in difficoltà, ma anche per mettere in piedi un’efficace rete di vigilanza e prevenzione degli infortuni sul lavoro”. Sotto accusa le carenze di organico che condizionano sia l’operato dei servizi di medicina del lavoro delle Aziende sanitarie, anche sul fronte della prevenzione, sia quello degli ispettorati del lavoro.

Coordinato da Daniela Duz, della segreteria regionale Cgil, il presidio ha visto intervenire, prima del segretario generale, delegati sindacali in rappresentanza dei principali settori del manifatturiero e del terziario. Al centro delle loro testimonianze i temi della sicurezza, della precarietà, del dumping contrattuale, delle politiche industriali, la pressione fiscale su salari e pensioni, la crisi del sistema sanitario e della previdenza.

Quanto alle percentuali di adesione, i primi dati forniti da Cgil e Uil regionali riguardano il manifatturiero. La mattinata di oggi, nelle ore interessate dallo sciopero, ha visto adesioni significative soprattutto nelle medie e grandi aziende. I primi dati vedono punte di adesione, tra gli operai, dell’80% alla Nidec di Monfalcone, del 60% alla Siat (Osoppo, gruppo Pittini), del 70% alla De Longhi (Moimacco) e alla Lmc (Bagnaria Arsa), del 60% alla Faber (Cividale), del 50% alla Modine (Pocenia) e alla Freud (Fagagna, Pavia di Udine, Colloredo, Martignacco).

Bandiere rosse della Cgil anche a Udine.


VALLE D’AOSTA

In Place des Franchises ad Aosta il presidio di Cgil e Uil Valle d’Aosta. “Di lavoro si vive, non è concepibile che si muoia”. Questo in sintesi ciò che è emerso dagli interventi dei segretari generali delle categorie della Cgil e dai delegati. In particolare l’attenzione di molti si è incentrata sulla tragedia avvenuta nella centralina idroelettrica di Bargi.