La filiera delle materie plastiche e dei prodotti chimici entra in una fase critica. A lanciare l'allarme sono Unionchimica Confapi insieme a Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil: il conflitto in Medio Oriente sta aggravando una situazione già fragile, con effetti che si propagano rapidamente lungo tutta la catena produttiva. Il nodo riguarda sia i costi sia la disponibilità delle materie prime, con conseguenze immediate sull’industria e sui consumatori.

Prezzi in aumento e carenza delle materie prime

Tra febbraio e marzo 2026 i prezzi dei polimeri in granuli sono aumentati dal 25% fino al 60-70%. Un’impennata che trascina verso l’alto anche i rigranulati, cancellando di fatto il vantaggio economico del riciclo. Anche le resine registrano aumenti tra il 12% e il 35%, con ricadute senza precedenti su tutti i prodotti derivati. Il dato più critico è che i rincari riguardano anche materiali dichiarati di origine non medio-orientale o asiatica, segno di una tensione globale ormai diffusa.

Imprese sotto pressione operativa e finanziaria

Per le piccole e medie imprese il problema non si limita ai costi. Il rischio concreto è l’esaurimento delle scorte, che rende sempre più difficile programmare la produzione anche nel brevissimo periodo. I margini industriali si assottigliano rapidamente, mentre cresce la possibilità di interruzioni produttive. La filiera chimica e quella della trasformazione delle materie plastiche restano centrali per il sistema industriale italiano, con effetti diretti su numerosi comparti e sulla vita quotidiana dei consumatori.

Impatto su famiglie e lavoro

Dal lato sindacale, la crisi apre scenari su più livelli. Nell’immediato pesano gli aumenti dei prezzi e delle utenze, che colpiscono direttamente le famiglie. Nel medio periodo si profila una possibile spirale negativa capace di incidere sull’occupazione, sulla trasparenza dei rapporti commerciali e sul rispetto dei contratti collettivi. La pressione sui costi rischia di scaricarsi sull’anello più debole, quello dei lavoratori, con possibili ridimensionamenti occupazionali e ricadute sociali rilevanti.

Legalità, transizione e politiche industriali

Unionchimica e sindacati indicano la necessità di costruire strumenti condivisi per prevenire fenomeni di illegalità e sfruttamento, mentre chiedono interventi mirati e politiche industriali capaci di accompagnare la transizione. L’obiettivo è sostenere investimenti in innovazione tecnologica, garantire l’occupazione e mantenere i siti produttivi in Italia. In questo quadro, anche le politiche europee assumono un ruolo decisivo, soprattutto in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, per favorire il passaggio da un’economia di guerra a una prospettiva di sviluppo.

Le richieste urgenti al governo e all’Europa

Sul tavolo vengono poste richieste precise: monitoraggio continuo dei prezzi, misure straordinarie per sostenere la liquidità delle imprese e rifinanziamento degli ammortizzatori sociali. Si aggiungono interventi per garantire la continuità degli approvvigionamenti e azioni coordinate a livello nazionale ed europeo per contenere i costi energetici e dei trasporti. Costi che già oggi incidono in modo significativo sulla produttività delle aziende e sui bilanci delle famiglie, e che rischiano di amplificare ulteriormente la crisi del settore.