Il presidio davanti al capannone di Electrolux a Forlì è iniziato alle cinque e mezzo di questa mattina, 12 maggio. All’alba gli operai si sono trovati ai cancelli per protestare contro il piano shock che prevede 1700 esuberi, pari a quasi il 40% degli attuali occupati del gruppo nel nostro Paese, e di fatto certificherebbe la fuga del marchio dall’Italia.

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Torelli, Fiom Forlì Cesena: “Qui è evidente che l’obiettivo è chiudere”

“Qui parliamo di lacrime e sangue. Con i piani presentati qui ci lasciano solo l’alto di gamma, ma loro per primi ci dicono che si vende solo il basso di gamma – ha detto Fabio Torelli, segretario generale Fiom Forlì Cesena ai lavoratori in presidio. Nella sede romagnola gli esuberi sarebbero 400 –. Qui l’obiettivo è chiudere e hanno parlato di pochi mesi per compiere il progetto. Al Mimit ci siamo già stati e non è servito a nulla. La prossima volta ci andremo tutti. E resisteremo un minuto più di loro”.

Giorgini, Cgil Forlì Cesena: “Senza l’industria qui resta solo il terziario povero”

“C’è un percorso di deindustrializzazione evidente in Emilia-Romagna – denuncia la segretaria generale della Cgil Forlì Cesena, Maria Giorgini –, se noi cediamo qui non riusciremo a difendere più un posto nel nostro territorio: Electrolux è un simbolo, è la nostra fabbrica, non cederemo. Vinceremo perché siamo uniti come accadde con la lotta della Giuliani Arredamenti un anno fa. L’abbandono di un’azienda come questa Forlì non se lo può permettere: è l’industria che traina i contratti e i diritti, con la metalmeccanica artigiana e l’indotto. Senza rischiamo che rimanga solo il terziario povero”.

Sciopero e assemblea nel sito di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, destinato a chiudere secondo il piano

Lavoratori in sciopero e in assemblea, questa mattina, anche davanti allo stabilimento Electrolux di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, che secondo il piano andrebbe incontro alla chiusura: niente più cappe da cucina e a casa i circa 170 addetti tra cui 68 operai e il resto impiegati. Scoramento e rabbia tra i lavoratori, tra loro anche coppie, marito e moglie, e quindi famiglie che resterebbero completamente senza occupazione. Per domani sarebbe stato già convocato un primo incontro in Regione sulla crisi. “Electro...shock!”, è l'emblematica scritta che compare su un cartello mostrato da Pierpaolo Pullini, segretario della Fiom Cgil di Ancona, e rende l’idea dello stato d’animo di operai e impiegati del sito.

Pullini, Fiom Cgil Ancona: “Electro...shock!”. Domani incontro in Regione

“C’è grande amarezza – dice all’Ansa Pullini – per quello che le persone hanno fatto da quando è arrivata questa multinazionale e per le aspettative create e che avevano, grande paura per un futuro che ora diventa incerto ma anche tanta determinazione a fare tutto ciò che possiamo fare affinché ciò non avvenga. Il piano industriale deve essere ritirato: non è possibile che una multinazionale come Electrolux presenti un piano di desertificazione industriale perché le cappe che vengono prodotte qua, patrimonio del territorio, verranno prodotte in Polonia e non vorremmo che risorse venissero tolte qua per investire anche nel Nord America: sarebbe una vergogna. Il governo metta in atto tutte le azioni anche di politica industriale perché le produzioni continuino sul territorio italiano”.  

Electrolux: Urso convoca tavolo il 25 maggio

Questa mattina intanto è arrivata la notizia che il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha convocato lunedì 25 maggio alle ore 15.00, presso Palazzo Piacentini, un tavolo sulla vertenza Electrolux, alla luce dell’annuncio degli esuberi e del piano di riorganizzazione industriale presentato dalla multinazionale di elettrodomestici.

All’incontro saranno presenti i rappresentanti dell’azienda e le organizzazioni sindacali, insieme ai rappresentanti delle Regioni in cui sono presenti gli stabilimenti del gruppo: Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche e Veneto. Il tavolo ha l’obiettivo di approfondire le ricadute occupazionali e industriali della vertenza e di esaminare le possibili azioni a tutela dei lavoratori e della continuità produttiva.

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