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È il giorno del confronto decisivo. Oggi pomeriggio, al ministero delle Imprese e del Made in Italy, si apre il tavolo convocato dal ministro Adolfo Urso sulla vertenza Electrolux, dopo l’annuncio shock della multinazionale svedese: 1.700 esuberi in Italia, quasi il 40% della forza lavoro, e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, nelle Marche.
Cinque regioni contro il disastro industriale
Al Mimit siedono azienda, sindacati e rappresentanti delle cinque Regioni coinvolte: Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche. Una convocazione arrivata dopo giorni di proteste davanti ai cancelli degli stabilimenti e dopo la presa di posizione compatta delle istituzioni territoriali contro il piano industriale presentato da Electrolux.
Nelle Marche, dove è prevista la chiusura del sito produttivo di cappe da cucina di Cerreto d’Esi, i lavoratori hanno ribattezzato il piano “Electroshock”. Da settimane presidiano la fabbrica chiedendo il ritiro del progetto e l’apertura di una vera trattativa sul futuro industriale del gruppo nel Paese.
La tensione cresce anche in Emilia-Romagna, dove nel sito di Forlì sono a rischio circa 400 posti di lavoro. Il presidente della Regione Michele De Pascale ha parlato apertamente di “violenza” sociale e industriale: “Se non viene ritirato il piano tutto il territorio forlivese è pronto al conflitto”.
La linea condivisa da governo, Regioni e sindacati è chiara: il piano va ritirato. “Chiederemo a Electrolux un nuovo piano industriale, su cui avviare un confronto vero con governo, Regioni e sindacati, che non preveda licenziamenti collettivi”, aveva dichiarato Urso nei giorni scorsi.
Fiom: non si fa profitto chiudendo le fabbriche
Durissima la posizione della Fiom-Cgil. Per il segretario generale Michele De Palma “Electrolux sta scaricando sui lavoratori il prezzo delle proprie scelte industriali”. Il leader dei metalmeccanici della Cgil chiede il ritiro immediato del piano e l’apertura di un confronto che abbia al centro investimenti, occupazione e tenuta produttiva dei siti italiani. “Non si può pensare di fare profitti chiudendo fabbriche e licenziando migliaia di persone”, afferma De Palma, che parla di una vertenza nazionale che riguarda l’intero modello industriale del Paese.
La Fiom sottolinea inoltre come gli stabilimenti italiani abbiano garantito negli anni produttività e qualità, mentre oggi vengono colpiti da una ristrutturazione giudicata “inaccettabile”. Il sindacato annuncia mobilitazioni e iniziative in tutti i territori se l’azienda non farà passi indietro.



























