Non demordono, anzi, sfidando la Corte Costituzionale le quattro Regioni del Nord, Veneto Lombardia Piemonte e Liguria, vanno avanti imperterrite. Hanno riunito i consigli regionali per approvare le preintese sull’autonomia differenziata siglate con il governo.

Il segretario nazionale della Cgil Christian Ferrari è netto: “Con le preintese tra il governo e le Regioni Piemonte, Lombardia, Liguria e Veneto si sta tentando di far rientrare dalla finestra ciò che la nostra mobilitazione e la sentenza della Corte costituzionale, che ha letteralmente demolito la legge Calderoli, hanno fatto uscire dalla porta”.

Preintese, infatti, in fotocopia in barba all’indicazione della Consulta: il testo afferma sia possibile chiedere la devoluzione di singole materie non Lep per esigenze straordinarie legate alla specificità territoriale. Due allora sono le incongruenze: come si rispetta il precetto di “esigenze straordinarie legate alla specificità territoriale” se le quattro preintese sono identiche? E come si fa ad affermare che la sanità sia materia non Lep, essendo da tempo sottoposta al regime dei Lea che sono appunto gli ispiratori dei livelli essenziali di prestazione?

“Le quattro Regioni settentrionali – aggiunge il segretario - chiedono ulteriori forme di autonomia su protezione civile, ordinamento delle professioni, previdenza complementare e integrativa e, soprattutto, tutela della salute. Pur trattandosi di materie cosiddette No Lep, non sono affatto di scarso rilievo, tutt’altro: sono materie che incidono direttamente sui diritti delle persone, sulla qualità del lavoro e sulla coesione e unitarietà del sistema pubblico. Ciò vale, in particolare, per la sanità pubblica, già segnata da una crisi profonda: concedere ulteriori margini di autonomia in questo ambito significa accentuare la frammentazione del servizio sanitario nazionale; indebolire i principi di uguaglianza e universalità dei diritti sociali; rendere ancora più profondi gli attuali – insostenibili – divari territoriali”.

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Per di più Regioni e governo dimenticano una questione che invece Ferrari non solo ricorda, ma rimanda verso Palazzo Chigi: “È in discussione in Parlamento anche il disegno di legge sulla determinazione dei Lep. Un disegno di legge che continua a ignorare una realtà evidentissima: senza risorse aggiuntive, anzi, con gli ulteriori tagli già programmati alle insufficienti risorse che ci sono e senza politiche e strumenti di perequazione, la determinazione del Lep si riduce a una mera fotografia dell'esistente, ossia alla definitiva cristallizzazione della spesa storica e dei conseguenti divari territoriali. E se i diritti diventano variabili territoriali, l’articolo 3, comma 2, della nostra Costituzione si trasforma in una promessa vuota”.

Per di più, non è certo questo il momento di fare “cose” che inevitabilmente porteranno con sé spaccatura del Paese e aumento delle diseguaglianze. Tutto questo mentre continuano a soffiare venti di guerra, il prezzo dell’energia continua a salire portando con sé il rialzo dell’inflazione. Le risorse del Pnrr sono finite e il governo non ha affatto pensato al dopo.

Ma tant’è, in fondo la destra al governo ha bisogno di poter dire che stando al governo così a lungo qualcosa in porto è riuscita a condurre. E hanno fretta, perché l’iter di approvazione per davvero delle intese è lungo. Dopo il voto dei Consigli regionali sarà firmata la formale sottoscrizione delle intese con il governo, poi il Consiglio dei ministri dovrà tradurle in appositi disegni di legge, da sottoporre all’approvazione finale a maggioranza assoluta da parte delle Camere. Sarà per questo che la Lega insiste ad andare a votare nell’autunno 2027?

Contro l’autonomia differenziata si sta riattivando il movimento che portò alla raccolta di firma in calce al referendum, poi superato dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha sostanzialmente cassato la legge Calderoli e che con le intese il governo e le Regioni del Nord aggirano.

“Come Cgil – si legge in una nota - ribadiamo la nostra netta contrarietà a ogni forma di autonomia differenziata che, invece di rafforzare coesione, solidarietà e uguaglianza, rischia di produrre una progressiva frammentazione dei diritti, dei servizi e delle politiche pubbliche. Il Paese ha bisogno di investimenti, livelli essenziali effettivamente garantiti e finanziati, lavoro di qualità, sanità pubblica, scuola, welfare e servizi territoriali universali, non di allargare i divari territoriali e produrre nuove divisioni”.

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Ecco allora che davanti alle sedi dei Consigli regionali, mentre si votavano le preintese, le Cgil locali, assieme alle tante associazioni incontrate lungo la strada del No all’autonomia differenziata, hanno dato vita a presidi e manifestazioni. Che non si fermeranno, appuntamento certo il 17 ottobre per la manifestazione della “Via Maestre”, nella piattaforma della giornata è proprio il No all’autonomia differenziata.

Contemporaneamente i presidenti di Puglia, Antonio Decaro, e della Campania Roberto Fico, non solo hanno espresso preoccupazioni e contrarietà forte a quanto sta accadendo, ma hanno annunciato che, essendo le Regioni istituzioni che possono ricorrere direttamente alla Corte Costituzionale, stanno già preparando i ricorsi.

Infine Ferrari si rivolge direttamente a Meloni: “La presidente del Consiglio, pochi giorni fa, ha celebrato i presunti fasti dei suoi quattro anni di governo. Lo ha fatto da Bari, per mandare un messaggio al Mezzogiorno. Se vuole davvero ascoltare le richieste di quei territori, faccia una cosa molto semplice: fermi il treno dell’autonomia differenziata che, oltre a danneggiare il Sud, porterà a sbattere l’intero Paese. Per quanto ci riguarda, faremo tutto ciò che possiamo per evitare che l’Italia diventi ancora più diseguale e che ne venga messa in discussione l’unità sostanziale. I diritti sociali e civili non possono dipendere dal luogo in cui si è nati, si lavora o si vive”.

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