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“Un’autentica presa in giro quella che i metalmeccanici del territorio sentono di aver subito”. A dirlo sono Fiom Cgil, Fsm Cisl e Uilm Uil del Sulcis Iglesiente, annunciando la ripresa della mobilitazione: “Le convocazioni e le passerelle in conseguenza delle iniziative degli anni precedenti sono arrivate a un punto di non ritorno. Il dramma che stanno vivendo i metalmeccanici, il ritardo nell’erogazione degli ammortizzatori sociali per le aree di crisi industriale complessa, non garantiscono più la tenuta sociale”.
I sindacati rilevano che “la mancanza di supporto minimo rischia di portare all’implosione della protesta, in conseguenza della grave crisi di lavoro esistente. Circa 200 lavoratori sono senza una minima retribuzione dal 1° gennaio e i 300 ancora in mobilità sono in attesa dell’integrativo, che la Regione, anche nell’ultimo incontro del 18 febbraio con la presidente, aveva garantito. Invece non si riesce a rispettare nessun impegno”.
Sabato 28 marzo alla Portovesme si è tenuta la prima assemblea degli appalti, in cui sono emerse "le problematiche legate alla cassa integrazione, ma anche all’aumentare della concorrenza negli appalti, dove i lavoratori appartenenti alle aziende con maggiori costi, in conseguenza dei contratti applicati o delle anzianità maturate, sono messi in concorrenza con aziende che hanno condizioni differenti, che non hanno ammortizzatori sociali in essere. Il risultato è che in un momento di crisi come l’attuale, diversi lavoratori storici rimangono a casa, perché la committente deve avere maggiori guadagni”.
Fiom, Fsm e Uilm denunciano che il futuro del polo industriale “è messo in discussione: gran parte dei lavoratori rischia di ricevere il benservito entro la fine dell’anno, perché come scritto nella nota del ministero del Lavoro del 10 febbraio, i 100 milioni di copertura per le aree di crisi complessa stanziati per tutta Italia potrebbero essere insufficienti, e in tutti i casi lasciano aperti scenari disastrosi per un futuro del territorio, attualmente senza prospettive. Le conseguenze le pagheranno prima degli altri i lavoratori degli appalti nell’industria”.
Nella centrale Enel “la situazione di precarietà esistente, non è differente”. Le tre sigle così concludono: “Paradossale è la situazione per l’ex Alcoa, dove nonostante tutte le dichiarazioni sulla strategicità e sulla discontinuità annunciate dal ministro Urso nel lontanissimo 17 settembre 2025, si continua a vivere alla giornata, con nuovi e preoccupanti obiettivi di smantellamento. Questa situazione è un capestro anche per i 300 lavoratori attualmente in mobilità, che vedrebbero crollare definitivamente le poche opportunità di ripresa occupazionale”.























