Quella della destra al governo è una strategia: occupare ogni posto occupabile, a prescindere dal merito degli occupanti. Controllare direttamente tutto ciò che si può. Tanto più se il posto da occupare ha in qualche modo a che fare con la cultura che necessita – secondo chi ci governa – di un cambio di narrazione e di egemonia.

Ciò che sta accadendo all’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, s’inscrive perfettamente in questa strategia. Nel febbraio 2026 è stato emanato un Dpr che ha ridisegnato in maniera significativa l’assetto della governance dell’Agenzia: la nomina del presidente va in capo alla politica e cambia l’equilibrio tra autonomia dell’Agenzia e potere di indirizzo del ministero, ovviamente a favore di quest’ultimo.

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I compiti e le risorse dell’Anvur

L’Anvur svolge una funzione centrale per il sistema universitario e della ricerca italiana. Si occupa della valutazione e dell’assicurazione della qualità delle università, dei corsi di studio, dei dottorati e degli enti di ricerca. Attraverso il sistema Ava, verifica che gli atenei rispettino standard di qualità riconosciuti a livello europeo. Sulla base dei controlli l’Agenzia rilascia o rinnova l'accreditamento, certificando che l'università abbia tutti i requisiti di qualità per erogare i propri titoli di studio.

Com’è ovvio, il compito più delicato, e forse quello che davvero interessa il governo, è che le attività di valutazione della ricerca concorrono direttamente alla redistribuzione del Fondo di finanziamento ordinario delle università: una quota molto significativa delle risorse viene distribuita sulla base dei risultati di questi esercizi valutativi.

Preoccupazioni e riserve

“Se l’Anvur diventa il braccio lungo del ministro, è chiaro che perderebbe la sua funzione di agenzia indipendente, di valutazione e di controllo”. Emerge qui tutta la preoccupazione che tali cambiamenti suscitano nella segretaria regionale Fp Cgil Roma e Lazio Francesca De Rugeriis: “Queste trasformazioni rischiano di mettere in discussione il lavoro, la professionalità, il valore dell’Agenzia, nei quali noi crediamo profondamente”.

A rischio l’accreditamento europeo

Il lavoro fatto in questi anni ha portato l’Anvur, a seguito di un percorso lungo e complesso, a ottenere l’accreditamento presso gli organismi europei Enqa ed Eqar, riconoscimenti fondamentali per la credibilità internazionale dell’Agenzia, per il suo prestigio e per quello del sistema universitario italiano.

Ma tra i requisiti essenziali richiesti dagli standard europei vi sono proprio l’autonomia e l’indipendenza delle agenzie di valutazione. Ha idea Meloni di cosa succederebbe al sistema universitario italiano e a quello della ricerca se l’Anvur perdesse l’accreditamento europeo?

“Il rischio – aggiunge De Rugeriis - è quello di compromettere un lavoro costruito in anni di impegno, perdere autorevolezza nel panorama europeo e nazionale, indebolire la capacità di attrarre professionalità altamente qualificate. Dietro questi risultati c’è stato un lavoro enorme delle lavoratrici e dei lavoratori di Anvur. I dipendenti dell’Agenzia hanno contribuito direttamente all’allineamento agli standard europei, partecipando ai tavoli tecnici internazionali, svolgendo attività di formazione, favorendo scambi con altre agenzie europee e gestione di processi complessi di valutazione e accreditamento”.

Il personale

E tanto per cambiare, ogni volta che si mette sotto la lente di osservazione un qualunque ente pubblico si scopre che funziona – e anche bene, come in questo caso – nonostante la carenza di organico. Vale per i tribunali, per gli enti locali e vale pure per l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. Racconta la segretaria: “Oggi l’Anvur conta appena 36 dipendenti, a fronte di un fabbisogno previsto di 59 unità. Nonostante questo, l’Agenzia continua a rispettare cronoprogrammi molto stringenti concordati con il ministero e legati a precise scadenze normative”.

Quelli svolti dalle lavoratrici e dai lavoratori sono compiti delicati e sottoposti a loro volta a valutazioni da parte dell’Europa: coordinano gruppi di esperti, gestiscono procedure pubbliche per la selezione e l’accreditamento degli esperti valutatori, seguono i rapporti con le istituzioni europee e assicurano il funzionamento dei processi di valutazione. Parallelamente, l’area amministrativa sostiene una macchina organizzativa molto complessa, che coinvolge un numero molto alto di esperti esterni impegnati nelle attività di valutazione.

Nonostante siano pochi, fanno tutto ciò che dovrebbero fare come se fossero quasi il doppio; eppure, il loro lavoro non viene considerato. De Rugeriis rileva che “i dipendenti Anvur, pur svolgendo attività ad alta complessità tecnica e professionale, subiscono una disparità di trattamento rispetto ai dipendenti del ministero dell’Università e della ricerca, che è l’autorità vigilante. Percepiscono infatti un’indennità di amministrazione inferiore e dispongono di minori risorse destinate alla produttività”.

In gioco l’autorevolezza del Paese

Avere un Agenzia che funzioni, che sia accreditata in Europa, non è questione di poco conto, riguarda l’autorevolezza del Paese che sull’istruzione superiore deve – forse sarebbe più opportuno dire: dovrebbe – costruire il proprio futuro. E riguarda il futuro dei ragazzi e delle ragazze che, purtroppo, in numero sempre maggiore decidono di andarsene non trovando a casa propria ciò che desiderano per la propria vita. “Valorizzare l’Anvur – conclude De Rugeriis – significa tutelare non solo un’Agenzia strategica per il sistema universitario italiano, ma anche le competenze e la professionalità delle lavoratrici e dei lavoratori che ne garantiscono ogni giorno il funzionamento, spesso in condizioni difficili e con risorse insufficienti”.