La morte di Pietro Zantonini, 55 anni, ha riaperto con forza il tema delle condizioni di lavoro nei cantieri delle opere olimpiche. L’uomo è stato trovato senza vita nella notte dell’8 gennaio mentre svolgeva un turno di vigilanza all’aperto nel cantiere dello stadio olimpico del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo, uno dei simboli di Milano Cortina 2026. Un contesto segnato dal freddo intenso dell’inverno ampezzano e da turnazioni notturne prolungate.

La famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Dragone, ha presentato denuncia alla magistratura. Zantonini, spiegano i familiari, aveva più volte manifestato preoccupazione per i turni e per l’assenza di adeguate protezioni. Il legale parla di “condizioni climatiche particolarmente rigide” e chiede “un accertamento completo su tempi di lavoro e misure di sicurezza”. La Procura ha disposto il sequestro della salma e l’autopsia.

Cordoglio e richiesta di chiarezza arrivano dalla Filcams Belluno e dalla Cgil di Belluno. “È necessario fare piena luce su quanto accaduto”, dichiarano Alberto Chiesura e Denise Casanova, ricordando come il lavoratore avesse segnalato più volte criticità legate all’organizzazione del lavoro. Il settore della vigilanza privata, sottolineano, soffre problemi strutturali: turni esasperati, esposizione a condizioni ambientali difficili, dotazioni spesso insufficienti.

I sindacati richiamano anche le vertenze aperte negli ultimi anni su salute e sicurezza, con il coinvolgimento di Spisal e Ispettorato del lavoro. “A poche settimane dall’avvio delle Olimpiadi – affermano – molti cantieri sono ancora operativi giorno e notte, anche in presenza di condizioni meteorologiche proibitive”. Da qui la richiesta di mantenere alta l’attenzione fino alla conclusione dell’ultimo intervento legato all’evento.

Secondo le prime ricostruzioni, Zantonini, originario del Brindisino, stava effettuando un servizio di sorveglianza notturna in un’area esposta al gelo. La Procura dovrà chiarire le cause del decesso e verificare il contesto operativo, dalla durata del turno alle temperature registrate, fino all’eventuale presenza di spazi riscaldati o dispositivi di protezione individuale.