PHOTO
Le segreterie marchigiane di Filt Cgil, Uiltrasporti, Faisa Cisal esprimono forte preoccupazione dopo un’attenta analisi dei dati della programmazione del trasporto pubblico locale per il triennio 2026-2028 e le dichiarazioni dell’azienda Conerobus che hanno smentito la presenza di nuove disponibilità economiche, ribadendo che non esiste alcun “tesoretto” ma solo la riproposizione di risorse già note.
Sebbene la Giunta regionale presenti un quadro di apparente stabilità finanziaria, “i numeri impongono massima prudenza. Bene aver reso le risorse strutturali da parte della Regione Marche, un primo passo importante, ma da quello che si legge le risorse disponibili sembrano appena sufficienti a mantenere l’esistente, senza garanzie di tenuta in caso di nuove criticità o per un reale rilancio del settore”.
Numeri insufficienti e incremento incerto
Secondo i sindacati a fronte di una spesa annua regionale dichiarata di circa 78,7 milioni di euro, l’incremento reale ammonta a soli 7,5 milioni, peraltro già previsti negli anni precedenti.
“Una cifra esigua – proseguono –, che la stessa Regione considera necessaria esclusivamente per compensare l’aumento dei costi a partire dal 2026. In queste condizioni, è difficile immaginare miglioramenti nei servizi o una reale tutela del potere d’acquisto.
Nel 2024 è stato necessario un intervento straordinario di circa 1,35 milioni di euro per compensare gli effetti dell’inflazione (Istat Foi +5,4% nel 2023), che aveva già compromesso l’equilibrio dei contratti urbani. Se dinamiche simili dovessero ripetersi, le risorse aggiuntive previste verrebbero rapidamente assorbite, riportando il sistema in condizioni ancora più critiche.
Gara TPL: tutele e salari non negoziabili
In vista della futura gara per l’affidamento del servizio, i sindacati chiedono una clausola sociale forte e vincolante per tutti i lavoratori e il mantenimento dell’accordo regionale di produttività. Senza queste garanzie, il rischio è che i salari diventino uno strumento per compensare rigidità di bilancio. Per questo viene sollecitata una modifica urgente della Legge Regionale 45/98. I sindacati registrano un’apertura al confronto da parte dell’assessore regionale Baldelli, ma attendono riscontri concreti.
“Il sistema – proseguono – dipende in larga parte dal Fondo nazionale trasporti, la Regione Marche risulta tra le più penalizzate nella ripartizione nazionale. È quindi necessario che la Regione assuma un ruolo più incisivo nei confronti del governo, per ottenere risorse aggiuntive e strutturali. Non è accettabile una programmazione limitata alla sola continuità dei servizi essenziali, senza investimenti su qualità, personale e sviluppo.
Il caso Conerobus e il silenzio del Comune di Ancona
Forte è la preoccupazione per la situazione Conerobus: “Ad oggi il Comune di Ancona continua a non convocare le organizzazioni sindacali – scrivono Filt Cgil, Uiltrasporti e Faisa Cisal –, nonostante la richiesta di un confronto per capire quale futuro hanno in mente per l’Azienda e per gli oltre 400 dipendenti e le loro famiglie. Un silenzio inaccettabile di fronte a criticità ormai evidenti.
La carenza di risorse sta producendo effetti concreti e pesanti: a pagarne il prezzo sono, ancora una volta, i cittadini, con un progressivo peggioramento della qualità e della quantità del servizio, e i lavoratori, lasciati soli a sostenere il peso della situazione attraverso il ricorso alla cassa integrazione e turni sempre più compressi.
Una dinamica che non è più sostenibile: mentre le istituzioni restano ferme, il costo della crisi continua a scaricarsi sempre sugli stessi”.






















