“Non saremo mai in silenzio di fronte a un governo che permette che un Paese industriale come l’Italia, e anche la nostra regione, possa lentamente perdere settori fondamentali per la sua ossatura manifatturiera, come la chimica di base e la stessa siderurgia”. Commenta così la segretaria generale della Cgil Puglia, Gigia Bucci, l’iniziativa voluta dalla Filctem e dalla Cgil a Brindisi il 19 giugno presso il Teatro Verdi a partire dalle ore 10:00, con la presenza del segretario generale della categoria nazionale dei chimici, Marco Falcinelli, e le conclusioni del segretario generale Cgil, Maurizio Landini.

Quale futuro per l’industria delle industrie”, recita il titolo dell’iniziativa, perché “la chimica, in particolare la petrolchimica, svolge per il sistema industriale di un Paese un ruolo strategico assimilabile a quello assolto dalle infrastrutture per il sistema economico, poiché, veicolando l’innovazione e la ricerca contenute nei suoi prodotti a numerosissimi settori produttivi utilizzatori, ne promuove la competitività. In tal senso, alla petrolchimica e alla presenza di fornitori di prodotti chimici sul territorio nazionale, è legata la stessa competitività del Made in Italy e di numerosi importanti distretti industriali”.

“Quello che leggete è un passaggio del Libro Verde sulle politiche industriali redatto dal Mimit dal titolo Made in Italy 2030 – sottolinea la segretaria della Cgil Puglia –. Un documento che dimostra, in maniera lampante, il procedere contraddittorio del governo e del ministero guidato da Urso, che a pochi mesi dalla redazione del Libro Verde hanno consentito a Eni – che ha nello Stato il suo azionista di riferimento – di poter unilateralmente annunciare la chiusura dell’impianto Versalis di Brindisi e un piano di dismissioni dell’industria chimica di base che è il mattone su cui si costruiscono gli altri comparti manifatturieri”.

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Una decisione che ha avuto e sta avendo “ripercussioni su tutta la filiera, non a caso solo qualche giorno fa Basell ha annunciato la chiusura del proprio impianto brindisino entro la fine del 2026. Ci siamo opposti e continueremo ad opporci alla dismissione di un settore che è connesso alla sfide delle transizioni energetiche e ambientali, che vanno governate e contrattate, non utilizzate come pretesto per ciniche strategie manageriali che passano sulla testa dei lavoratori, dei territori, delle organizzazioni di rappresentanza”.

“I segnali di sofferenza delle aziende del comparto chimico c’erano tutti, ma investendo in innovazione rispetto alle materie plastiche, in economia circolare, in sostenibilità e rinnovabili, avremmo sostenuto processi virtuosi, a garanzia di un settore strategico e nel bel mezzo di una tempesta che investe tutta l’industria italiana, che segna indici di crescita negativa da tre anni. La Cgil e le sue categorie dell’industria – ha detto Gigia Bucci – non rinunciano al proprio protagonismo, forti delle nostre proposte, contro logiche che rispondono a speculazioni e spasmodica ricerca del profitto”.

E rispetto alla indicazione di un advisor per la vendita degli impianti di cracking, Bucci ribadisce come “per la Cgil servono garanzie su solidità industriale e continuità produttiva, con piena tutela dei livelli occupazionali, diretti e indiretti. Anche qui il ministero non può essere il Ponzio Pilato della situazione, deve farsi garante di tutto questo. Abbiamo bisogno di manifatturiero per accrescere qualità e specializzazione nel mercato del lavoro, perché siamo tra le regioni con i redditi più bassi per la prevalenza di settori a basso valore aggiunto, tra terziario e agricoltura. Occorre difendere allora l’industria che c’è ed estendere la base manifatturiera. Per questo servono risorse e investimenti”.

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