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“I segnali sono chiari: diminuiscono le assunzioni stabili e le trasformazioni verso il tempo indeterminato, mentre cresce il ricorso ai rapporti di lavoro più discontinui”. Per la segretaria confederale Cgil Maria Grazia Gabrielli, i dati dell'Osservatorio Inps sul mercato del lavoro relativi al primo trimestre 2026 mostrano con palmare evidenza che “la sfida resta quella di creare occupazione stabile, qualificata e tutelata”.
I numeri: lavoro stabile in calo
Nel confronto con il primo trimestre del 2025 le assunzioni a tempo indeterminato diminuiscono del 6,8 per cento (circa 25 mila in meno). “Calano anche – evidenzia la dirigente sindacale – i contratti a tempo determinato (-2,4) e l'apprendistato (-7,1 per cento, circa 5.600 attivazioni in meno), uno dei principali strumenti di ingresso qualificato nel mercato del lavoro”.
Crescono invece le assunzioni con contratti stagionali (+14,9 per cento, circa 23 mila in più), intermittenti (+12,1, circa 21.500 in più) e in somministrazione (+3,8). “In quest'ultimo caso – riprende Gabrielli – diminuiscono le assunzioni a tempo indeterminato (-43 per cento), mentre aumentano quelle a termine (+6). In forte calo anche le assunzioni agevolate (-33 per cento), con una riduzione degli esoneri contributivi per i giovani (-54,8)”.
La segretaria confederale Cgil, inoltre, evidenzia che “si riducono le trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato (-7 per cento, circa 15 mila in meno) e le conferme degli apprendisti (-4), segnali di una maggiore difficoltà nella stabilizzazione dei rapporti di lavoro”.
Gabrielli, Cgil: “Rafforzare le politiche del lavoro”
“Queste dinamiche s’inseriscono in un contesto in cui persistono forti disuguaglianze territoriali e di genere. Le più recenti rilevazioni Istat e Inapp mostrano che i “neet” (ossia i giovani che non lavorano né studiano) continuano a essere più numerosi tra le donne (14,9 per cento contro 11,8 degli uomini) e nel Mezzogiorno (20,2). Oltre il 30 per cento dei giovani in questa condizione è inattivo da più di un anno e per quasi il 29 per cento il principale sostegno economico proviene dalla famiglia”.
Nelle nuove assunzioni, dunque, rallentano le forme di occupazione stabile e crescono le tipologie contrattuali più discontinue. “Un andamento – continua la dirigente sindacale – che richiama la necessità di rafforzare le politiche del lavoro e quelle industriali, promuovendo occupazione stabile e qualificata, soprattutto per giovani, donne e Mezzogiorno”.
I dati di flusso, come quello dell’Istat, misurano non solo la quantità, ma anche la qualità della nuova occupazione. “I numeri – conclude Gabrielli – confermano la necessità di rafforzare le politiche strutturali per il lavoro, puntando su investimenti, competenze e occupazione stabile e di qualità”.






















