Arrivano 50 milioni di euro per avviare la bonifica delle aree dismesse del polo chimico di Bussi, in provincia di Pescara. Il Comitato degli iscritti della Filctem Cgil esprime soddisfazione per il provvedimento legislativo che mette a disposizione le risorse, ma sottolinea che ora è necessario passare rapidamente alla fase operativa. Il sindacato annuncia l’impegno a sostenere tutte le iniziative utili alla piena applicazione del decreto e alla riqualificazione dell’area industriale.

Una vertenza seguita per anni

La Filctem Cgil di Pescara ricorda di aver seguito la vicenda del sito di Bussi da tempo, portando la questione all’attenzione pubblica in diverse occasioni. Tra queste anche la Festa provinciale del Lavoro organizzata proprio a Bussi sul Tirino per ribadire la necessità di reperire fondi per la bonifica e per il rilancio industriale dell’area.

Il tema è stato poi affrontato nell’attivo di quadri e delegati del sindacato dedicato al rapporto tra risanamento, sviluppo e occupazione. Nei mesi successivi la Filctem Cgil ha continuato a denunciare il silenzio sulla vertenza e a chiedere interventi concreti per il futuro del polo chimico.

Bonifica, reindustrializzazione e lavoro

Per il sindacato lo stanziamento dei fondi rappresenta un passaggio importante in una vicenda che dura da anni. Già dal 2003 Solvay aveva manifestato la volontà di dismettere il polo chimico di Bussi, una decisione che avrebbe potuto segnare la fine della produzione nel sito. La mobilitazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali ha invece consentito di mantenere gli impianti attivi per otto anni, evitando una chiusura immediata e mantenendo aperta la prospettiva di un intervento pubblico per la bonifica.

Secondo la Filctem Cgil, grazie alla pressione esercitata dal territorio e dai lavoratori è stato possibile portare la questione all’attenzione del Governo e ottenere le risorse necessarie per avviare la messa in sicurezza delle aree. La bonifica, però, deve essere solo il primo passo di un percorso più ampio che punti alla reindustrializzazione del sito e alla creazione di nuove opportunità occupazionali.

Il nodo del ruolo di Solvay

Il Comitato degli iscritti esprime anche preoccupazione per il mancato impegno della Solvay, sia sul piano progettuale sia su quello economico. Il sito industriale è infatti ancora di proprietà dell’azienda e, secondo il sindacato, la società dovrebbe assumersi un ruolo più attivo nel percorso di bonifica e rilancio produttivo.

La dismissione avviata negli anni scorsi ha avuto conseguenze pesanti sul territorio e sul lavoro. Per questo la Filctem Cgil ritiene necessario aprire rapidamente un tavolo istituzionale con tutti i soggetti coinvolti nella vertenza per definire tempi e responsabilità della bonifica, individuare le prospettive industriali del sito e garantire il reintegro dei lavoratori che hanno perso il posto negli anni passati, oltre alla salvaguardia degli attuali livelli occupazionali.