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Si aggrava la crisi di Advaxia Biologics, ex Advent, società del gruppo Irbm con sede a Pomezia, in provincia di Roma, specializzata nello sviluppo e nella produzione di vaccini e farmaci biologici. L’azienda ha avviato una procedura di b che coinvolge tutti i 14 lavoratori ancora in forza nello stabilimento.
Advaxia opera come Cdmo, acronimo di “Contract Development & Manufacturing Organization”, cioè una società che sviluppa e produce farmaci e bioterapici conto terzi secondo gli standard internazionali che regolano qualità e sicurezza nella produzione farmaceutica.
I segnali della crisi
Secondo la Filctem Cgil Roma Sud Pomezia Castelli, la situazione era diventata preoccupante già da mesi. Tra i segnali indicati ci sono le dimissioni di diversi lavoratori e i gravi ritardi nel pagamento degli stipendi. I sindacati spiegano di aver chiesto più volte chiarimenti sul futuro dell’azienda e sulle prospettive occupazionali, ricevendo però rassicurazioni che rinviavano continuamente il confronto.
Poi l’accelerazione improvvisa: l’apertura della procedura di licenziamento collettivo e una trattativa definita “serratissima” per tentare di ridurre il numero degli esuberi e garantire un sostegno economico ai dipendenti destinati a lasciare l’azienda.
“Continui cambi di posizione”
Nel comunicato le organizzazioni sindacali accusano Advaxia di aver mostrato “confusione” durante il negoziato, cambiando più volte posizione al tavolo. Un atteggiamento che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, avrebbe confermato una scarsa esperienza nelle relazioni sindacali.
Negli ultimi giorni sembrava possibile arrivare a un’intesa entro il 30 aprile, data richiesta dalla stessa azienda per chiudere l’accordo. Ma anche questa ipotesi sarebbe saltata dopo un nuovo passo indietro della società, lasciando i lavoratori “nell’incertezza più totale”.
Lo scontro con la proprietà
I sindacati puntano il dito anche contro la proprietà, sottolineando come abbia un ruolo di vertice in Federchimica, la federazione che rappresenta le imprese chimiche italiane e firma il contratto nazionale del settore. Da qui la critica politica e sindacale a un comportamento ritenuto incoerente rispetto al ruolo ricoperto nell’associazione datoriale.
Intanto sono già partite le prime iniziative di mobilitazione. Nei prossimi giorni si capirà se esistono margini per salvaguardare almeno una parte dei lavoratori o garantire misure economiche e sociali a chi rischia di perdere il posto.























