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Campania/Puglia

Dema, presidio e incontro al Mise

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L'azienda chiede il concordato preventivo, convocato il tavolo di crisi. Fiom: "La situazione è grave"

Presidio oggi (mercoledì 12 ottobre) a Roma dei lavoratori della Dema, in concomitanza con l’incontro con la direzione aziendale, previsto per le 14.30, al ministero dello Sviluppo economico. Al presidio partecipano i lavoratori degli stabilimenti di Somma Vesuviana (Napoli), Paolisi (Benevento) e Brindisi.

“La manifestazione – spiega il coordinatore Fiom Cgil nazionale del settore aerospazio Claudio Gonzato – sarà il proseguimento delle iniziative di lotta che i lavoratori hanno iniziato a mettere in campo, a fronte della scelta unilaterale da parte dell’azienda, senza alcun confronto con le istituzioni e con il sindacato, di procedere con il deposito presso il Tribunale di Napoli della procedura di concordato preventivo in continuità, preannunciando sacrifici per tutti i lavoratori del gruppo”.

La scelta avviene a pochi giorni dalla sostituzione dell’amministratore delegato da parte del Fondo finanziario che detiene la maggioranza del pacchetto azionario della società e “che ha dato l’incarico a una figura specializzata in riorganizzazioni e ristrutturazioni delle aziende in crisi”.

Gonzato rileva che “dopo anni di difficoltà economica e industriale da parte della società, la sensazione è che si provi a scaricare sui lavoratori le inefficienze e l’incapacità gestionale del Fondo e del gruppo dirigente degli ultimi anni sui lavoratori che, con i sacrifici e il loro impegno, hanno tenuto a galla l’azienda anche nella fase complessa della pandemia”.

La Fiom Cgil si augura che il nuovo amministratore delegato “smentisca ogni possibilità di ridimensionamento dei livelli occupazionali e dei perimetri industriali attualmente presenti sui tre siti e che, nel contempo, definisca quantità economiche adeguate per il rilancio dell’azienda”.

Qualora ciò non avvenisse, conclude il coordinatore Fiom, verranno messe in atto “tutte le iniziative possibili per scongiurare un’ulteriore perdita industriale e occupazionale nel Mezzogiorno del Paese, coinvolgendo le istituzioni locali che a oggi non sembra siano consapevoli della grave situazione presente attualmente nel gruppo Dema”.