Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

La protesta

Troppo pochi, troppo precari

Roberta Lisi
  • a
  • a
  • a

Il 4 luglio parte la mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici del ministero della Cultura. Il lavoro aumento e il piano di assunzioni non decolla. Mancano all'appello 9 mila persone e il precariato dilaga

A Roma l’appuntamento è fissato alle 11 di lunedì 4 luglio in via del Collegio Romano, e alla stessa ora i lavoratori e lavoratrici del Mic si ritroveranno anche davanti alle prefetture delle proprie città o nelle assemblee fissate nei luoghi di lavoro. Protestano contro “una situazione disastrosa per quello che riguarda la condizione organizzativa del Ministero che inevitabilmente incide sulle condizioni di lavoro dei dipendenti”. È accalorato Claudio Meloni, coordinatore nazionale dei lavoratori e delle lavoratrici del  ministero della Cultura, che nonostante sia a casa colpito dal Covid ci tiene a spiegare le ragioni che nonostante l’estate della ripresa del turismo, hanno portato i dipendenti del ministero dei musei e del patrimonio artistico a non star fermi e a protestare.

Ai lavoratori è arrivata anche la solidarietà del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Per il leader della Cgil “siamo di fronte ad una situazione critica: pessime condizioni di lavoro dei dipendenti che inevitabilmente si ripercuotono anche sull’efficienza del servizio, dalla gestione di musei, archivi, biblioteche, alla conservazione del patrimonio”. “Il ministro Franceschini ascolti le richieste dei sindacati. Attraverso un piano di assunzioni straordinario - sottolinea Landini - occorre far fronte immediatamente alla carenza del personale, mancano all'appello circa 9 mila dipendenti, così da poter anche realizzare gli obiettivi del Pnrr. Parallelamente è indispensabile, in un mondo come quello dei beni culturali sempre più frammentato e instabile, una seria lotta al lavoro precario e dare attuazione al nuovo Ccnl”.

“Per questo al ministro chiediamo di aprire subito un confronto con i sindacati. La protesta di oggi è solo la prima tappa di una mobilitazione che - conclude Landini - proseguirà nelle prossime settimane in difesa del lavoro, a tutela dei beni culturali”.

Le ragioni sono diverse ma tutte riguardano le condizioni di lavoro degli addetti che, inevitabilmente si ripercuotono sulla efficienza del servizio. Non solo per quel che riguarda la gestione di musei, archivi e biblioteche aperte al pubblico. Ma anche sul fronte della tutela e conservazione del patrimonio. Sì vero e proprio fronte perché tra i settori più depauperati di personale e attività.

Al centro della protesta indetta da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Pa vi è  la drammatica carenza di personale, con appena 10.567 dipendenti in servizio a fronte di una dotazione teorica di circa 19.000 unità, mentre sono fermi i concorsi al 19/21, con numeri peraltro insufficienti”. Spiega Meloni: “il ministero non è in grado di reggere nemmeno i compiti ordinari. Abbiamo una situazione sul territorio che è al limite della chiusura per molti uffici, soprattutto per quelli più piccoli, o quelli più discriminati dalle scelte organizzative, come possono essere gli archivi di Stato, le biblioteche, le soprintendenze, che sono state molto ridotte per effetto dei processi di organizzazione. Ma anche lo stesso sistema museale ormai fa fatica a reggere i ritmi e le politiche degli orali che si intendono attuare. Esiste un problema serio di un arretramento forte del servizio pubblico, di tutela del patrimonio culturale che il Ministero dovrebbe garantire ai sensi dell'articolo 9 della Costituzione”.

Eppure, una scommessa sul rilancio dei nostri musei sembra esser stata fatta, ma “non è stata conseguente dal punto di vista degli investimenti organizzativi. Ci troviamo di fronte a una proliferazione di musei autonomi, però sono in gran parte scatole vuote, non hanno una struttura amministrativa adeguata, non hanno personale tecnico sufficiente e lo stesso personale vigilanza è ridotto anch'esso ai minimi”. Insomma, serve un grande piano di assunzioni e una semplificazione e velocizzazione delle procedure.

Ma non basta. Esiste una questione troppo spesso sottaciuta che però determina non solo grande disagio e preoccupazione per chi ne è vittima, ma anche una non erogazione efficiente ed efficace del servizio. Si chiama precarietà! Meloni è molto netto: “il mondo dei beni culturali è sempre più caratterizzato da un mercato del lavoro molto vasto e in cui ci sono varie forme di precariato, dalle collaborazioni professionali e false partite Iva fino alla società in House che è che tutela un po’ di più ma che applica il contratto del commercio, fino al mondo delle concessioni che riguarda tutti i servizi dell'offerta nei siti museali, biglietteria e bookshop, ristorazione eccetera. Ed è un mondo in cui il precariato la fa da padrone”. Ma che senso ha che professionisti come archeologi e restauratori siano costretti alle partite Iva? O che quasi tutte le figure di supporto come ingegneri e architetti tutti siano assunti dalla società in House, in modo questo per superare il tetto di spesa per il personale visto il costo finisce nella voce di bilancio di beni e servizi ma che prevede un contratto diverso da quello che spetterebbe loro?

E le ragioni della mobilitazione non finiscono qui. C’è il capitolo che riguarda il Pnrr, in capo al Mic ci sono 6,5 miliardi da spendere direttamente e in più è previsto un suo parere vincolante sui progetti e le missioni in capo ad altri ministeri, soprattutto a quello della Transizione ambientale. Proprio per questa ragione è stata istituita una Sovrintendenza unica. Spiega ancora Meloni: “ha in capo tutti i processi autorizzativi e tutti i carichi di lavoro fanno capo ai pochi funzionari che sono rimasti all'interno della Direzione generale Archeologia, Belle Arti e paesaggio e alle soprintendenze territoriali che dovranno svolgere l'attività istruttoria senza che sia stato previsto un aumento di personale in grado di rispondere adeguatamente alla mole di lavoro da svolgere in tempi brevissimi”.

Il patrimonio artistico e culturale del nostro Paese è la vera materia prima – forse l’unica – dell’Italia. I lavoratori e le lavoratrici del Mic vogliono tutelare proteggere e valorizzare dei beni non sostituibili, ma giustamente pretendono di essere messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio compito. Per questo l’appuntamento di lunedì è solo la prima tappa di una mobilitazione che continuerà lungo le settimane estive e anche dopo.