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La mobilitazione

Lettera da un autobus fermo

Davide Colella
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Incrociano le braccia per 24 ore i lavoratori del trasporto pubblico locale per ribadire l'importanza del contratto nazionale scaduto da più di quattro anni. In una missiva le maestranze si scusano per i disagi e chiedono la solidarietà dei cittadini e l'impegno del governo per riaprire la trattativa

"Noi amiamo il trasporto pubblico locale e lo abbiamo dimostrato lavorando, anche nelle fasi più dure della pandemia, per assicurare il diritto alla mobilità di tutti i cittadini". Inizia così la lettera che oggi migliaia di cittadini avranno modo di leggere transitando per i capolinea, o viaggiando su bus, tram e metropolitane durante le fasce ad alta frequentazione in cui verrà – come di consueto – garantito il servizio alla cittadinanza.

"Un trasporto pubblico che dovrebbe innovarsi ed espandersi – scrivono le maestranze – e che oggi invece continua a ridurre linee e corse, aumentando il divario fra le grandi città e la provincia. Il settore del trasporto locale ha urgente necessità di una politica pubblica efficace che riesca a coniugare la trasformazione della mobilità a cui stiamo assistendo a un lavoro di qualità che garantisca una maggiore efficienza del servizio".

"Oggi, al contrario, – sottolineano i lavoratori – vengono erogati fondi pubblici senza chiedere alle imprese impegni precisi sulla qualità del lavoro. In molte aziende non si riesce più a trovare personale qualificato perché retribuito talmente poco da non godere di alcuna garanzia di poter vivere nelle nostre carissime città".

"Siamo consapevoli – conclude la missiva – che ogni volta che scioperiamo creiamo un disagio a tutti. Oggi lo facciamo non solo per veder riconosciuta la nostra professionalità ma per lanciare un grido d'allarme che riguarda il diritto alla mobilità di tutti i cittadini".