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Diritti calpestati

Taranto, operaie in cassa integrazione tornano in sede per recuperare gli effetti personali, ma l'azienda non c'è più

Foto: Marco Merlini
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Il fatto alla Tessile 2.0 di Martina Franca. Arrivate allo stabilimento - racconta in un video Giordano Fumarola, segretario della Filctem provinciale - trovano alcuni operai edili al lavoro, ma non trovano più i macchinari"

Tornano in azienda per recuperare i propri effetti personali, ma non li trovano più. E non trovano nemmeno l'azienda. Il fatto è quanto accaduto qualche settimana fa ad alcune lavoratrici dell'azienda Tessile 2.0, del settore confezioni di Martina Franca, in provincia di Taranto.

A dare notizia della vicenda è la Filctem Cgil. Dopo aver deciso di recuperare i propri effetti personali dai propri armadietti, si sono recati nella sede dell'azienda tessile e "all'interno trovano alcuni operai edili impegnati in lavori, ma non trovano né i macchinari dell'azienda né l'azienda stessa. Nemmeno gli operai all'interno sanno cosa sia accaduto", spiega Giordano Fumarola, segretario generale della Filctem Cgil Taranto.

"Le lavoratrici, in cassa integrazione covid fino a dicembre, avanzavano già delle mensilità non pagate e tutte le tredicesime". In più hanno scoperto che l'azienda a cui sono legate da contratto di lavoro è praticamente sparita. Senza alcuna comunicazione. "Grande paradosso del settore che ha le sue difficoltà, acuite con la pandemia ma questo non giustifica in alcun modo che un'azienda decida di dismettere non solo la produzione - spiega Fumarola - ma proprio la struttura dell'impresa e soprattutto non comunicarlo ai lavoratori. Siamo consapevoli delle difficoltà del settore, ma questo non giustifica questo tipo di comportamenti".

Con le lavoratrici, con le quali è già avviato un percorso di vertenzialità, il sindacato ha presentato denuncia nei confronti dell'impresa. "Le aziende contoterziste, già investite da una crisi sistemica - prosegue il dirigente sindacale - hanno dovuto resistere anche agli effetti economici della pandemia. Eppure, grazie agli ammortizzatori sociali, è stato possibile tenere legati i lavoratori alle imprese, con la speranza di una ripresa. La ripartenza però non è qualcosa che arriva dall'alto, ma vanno create anche le condizioni perché si possa ripartire. Chiudere l'azienda, far sparire i macchinari, non avvisare le lavoratrici - conclude - non è sicuramente esprimere la voglia di continuare a lavorare".

 

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Riceviamo, in data 14/12/2021, e pubblichiamo la richiesta di rettifica da parte della società TESSILEDUEPUNTOZERO S.r.l.s.,:

 

Egregio Direttore,

in nome e per conto della società TESSILEDUEPUNTOZERO S.r.l.s., in persona dell’Amministratore Unico e legale rappresentante pro-tempore, si smentisce categoricamente l’intero contenuto dell’articolo “Taranto, tornano in sede dalla cassa integrazione ma non trovano più l’azienda” pubblicato in data 11 dicembre 2021 sul giornale da Lei diretto, poiché riportante fatti e circostanze non corrispondenti in alcun modo alla realtà.

Al contrario di quanto sostenuto dall’autore dell’articolo in oggetto, le n. 3 unità lavorative, a oggi alle dipendenze della società mia cliente, permangono ancora in Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria Covid-19 sino al 31 dicembre 2021.

Pertanto, si appalesa manifesta la non veridicità della circostanza che le stesse lavoratrice sarebbero rientrate in azienda dalla Cassa integrazione.

Del pari, corre l’obbligo di smentire recisamente che la mia cliente sarebbe “sparita”, come riferito, nel corpo dell’articolo, dal segretario generale della Filctem Cgil Taranto, Giordano FUMAROLA.

Evidentemente dimentico di tanto, il Fumarola omette volutamente di riportare che, in data 17 novembre 2021, le parti, in sede di consultazione sindacale, avevano sottoscritto concordemente relativo verbale d’intese, già convenute in precedenti riunioni.

Invero, in tutti questi incontri tra le parti, il cui contenuto è stato di poi trasfuso nel verbale sopra richiamato, al rappresentante sindacale era ben nota la circostanza che la mia cliente, stante la propria morosità, avrebbe dovuto restituire a stretto giro l’immobile aziendale condotto in locazione, così come espressamente richiestole dal proprietario dello stesso, tanto da consigliare lo stesso Fumarola all’Amministratore della società di ricercare locali più piccoli ove traslocare la produzione.

Peraltro, come ben noto al prefato Fumarola, la mia cliente possiede altro punto aziendale in Carovigno (BR), cosicché, quanto dallo stesso dichiarato nell’articolo in oggetto, si evidenzia chiaramente del tutto privo di fondamento fattuale e giuridico.

Parimenti, priva di pregio e riscontro reale deve ritenersi la circostanza che una delle dipendenti della mia rappresentata si sarebbe recata presso la sede aziendale, per ritirare pretesi effetti personali, poiché, da quanto potuto accertare, nessuno si è presentato in azienda dal momento del rilascio dello stesso; del resto, con la liberazione dell’immobile aziendale, presso il quale residuano ancora alcune mobilie di proprietà della mia cliente, gli armadietti destinati alla custodia degli effetti personali delle operaie erano del tutto vuoti. 

Nondimeno, del tutto imprecise si rivelano le ulteriori affermazioni del citato sindacalista circa asserite e pretese “mensilità non pagate e tutte le tredicesime”.

Corre l’obbligo di precisare tale affermazione, in quanto allo stato le tre dipendenti della mia cliente sono creditrici delle mensilità di luglio e agosto del corrente anno, nonché della sola tredicesima del 2019.

Del resto, nel verbale di consultazione sindacale del 17 novembre 2021, innanzi richiamato, le parti, attesa la difficoltà dell’azienda di corrispondere le spettanze dovute relative ai mesi di luglio e agosto 2021, accettavano e convenivano di prorogare il ricorso alla C.I.G.O Covid-19 ex D.L. 146/2021, con pagamento diretto a carico dell’INPS.

In quella medesima sede il Fumarola, firmatario del verbale in oggetto, concordava con la mia cliente un aggiornamento della situazione “…alla fine del mese di dicembre 2021 o comunque dopo la fine della emergenza sanitaria, per una valutazione congiuntamente della C.I.G.O.”.

Alla stregua di quanto innanzi, mi sia concesso, ben avrebbe fatto l’autore dell’articolo in questione a contattare, preventivamente alla pubblicazione, l’Amministratore Unico della mia cliente sì da accertare la veridicità dei fatti.

La presente rettifica viene redatta ai sensi e per l’effetto dell’art. 8 Legge 47/1948, ss.mm.ii., da pubblicarsi non oltre due giorni dalla data odierna, collocata nella stessa pagina che ha riportato la notizia in oggetto, con le stesse caratteristiche tipografiche, con preghiera di pubblicazione integrale.

Con tutte le avvertenze di legge.

San Vito dei Normanni, lì 14 dicembre 2021.

Avv. Angelo Massaro