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Normativa

Appalti, l'audizione dei sindacati sui contratti pubblici

Interviste lavoratori pulizie scuole © Simona Caleo/Cgil
Foto: Simona Caleo/Cgil
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“Occorre stabilizzare le norme del Codice dei contratti, che non possono essere continuamente manomesse e modificate, pena il depotenziamento delle stesse e la loro disapplicazione, e sono necessari interventi circoscritti e selettivi per modificare e migliorare gli aspetti che non hanno funzionato. Sarebbe invece un errore fatale pensare ad un azzeramento e riscrittura della normativa, poiché si bloccherebbero il sistema degli appalti e lo stesso Pnrr, ma se si deve procedere ad una semplificazione delle procedure è necessario che questa non abbia ricadute sulla qualità delle opere e del lavoro”. Così i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Giuseppe Massafra, Andrea Cuccello e Tiziana Bocchi nel corso dell'audizione di questa mattina presso l'VIII Commissione del Senato inerente il ddl delega al governo in materia di contratti pubblici. I dirigenti sindacali hanno illustrato il documento unitario degli emendamenti proposti dalle tre confederazioni sindacali.

“Il Paese – hanno proseguito Massafra, Cuccello e Bocchi – ha bisogno di una normativa non emergenziale sugli appalti, ma normale: bisogna porre fine alle procedure derogatorie che alimentano gli aspetti di corruzione e favoriscono l'illegalità e la non trasparenza, e occorre rafforzare  la stessa Anac nella sua funzione di vigilanza, di regolazione e sanzionatoria”.

Per i dirigenti sindacali “non è più rinviabile un’autentica riforma delle stazioni appaltanti, che vanno drasticamente ridotte nel numero ma anche fortemente qualificate e rafforzate a partire da una dotazione organica di personale tecnico e amministrativo congruo e adeguato. In tale ottica – propongono – una soluzione rapida potrebbe essere l’aggregazione territoriale delle stazioni appaltanti, individuando al contempo i livelli essenziali per poter essere considerate tali”.

I segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil hanno poi auspicato che “la discussione in Commissione e poi in Parlamento recuperi una lacuna d'impostazione che ha posto in ombra il settore dei Servizi, in quanto il Codice per essere equilibrato e funzionale deve regolare l'insieme degli appalti, che sono dati dal complesso delle opere, dei servizi, delle forniture e concessioni. È necessario prevedere in tal senso due regolamenti attuativi distinti, uno per le opere e l'altro per i servizi”.

“Per quanto concerne gli aspetti di partecipazione e controllo sociale sugli appalti, anche al fine di superare conflitti e contenziosi, in modo specifico per quanto riguarda le opere previste nel Pnrr, – aggiungono – riteniamo positiva la norma relativa al Dibattito Pubblico, e proponiamo che la Commissione nazionale sia un soggetto terzo ed autonomo, chiediamo che al suo interno sia prevista la partecipazione delle organizzazioni sindacali e datoriali”.

Una forte critica è stata espressa per quanto concerne “l'utilizzazione spropositata delle procedure di gara con affidamento diretto e senza bando di gara, che alimentano comportamenti discrezionali e senza alcuna trasparenza. Occorrerebbe invece dare una forza centralità all'evidenza pubblica dell'appalto come possibilità e opportunità per tutto il sistema d'impresa, come proficuo elemento di concorrenza qualitativa”.

Inoltre Massafra, Cuccello, Bocchi hanno evidenziato “la necessità di sviluppare il ruolo della Cabina di regia istituita presso la Presidenza del Consiglio affinché diventi il luogo effettivo della governance del Codice dei Contratti pubblici, attraverso il monitoraggio del suo stato di attuazione e prevedendo al suo interno la presenza attiva delle parti sindacali e datoriali”. E sottolineato che “occorre prevedere un periodo di regime transitorio congruo per l'applicazione della normativa al fine di permettere una capacità di adeguamento operativo per la P.A. e le stesse stazioni appaltanti”.

I dirigenti sindacali hanno ribadito “la necessità di rafforzare ed estendere le clausole sociali nei cambi d'appalto, rendendole obbligatorie per gli appalti sotto e sopra soglia e in tutti i settori; di rafforzare l'applicazione del contratto collettivo nazionale e territoriale, riferito all'oggetto dell'appalto, per contrastare il fenomeno del dumping contrattuale; di prevedere l'esclusione del costo del lavoro dall'oggetto di ribasso; di ribadire, come proposto dalle direttive europee, la centralità dell'offerta economicamente più vantaggiosa e il superamento definitivo del criterio del prezzo più basso; di rendere più forte e stringente l'applicazione della normativa su prevenzione, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”.

Infine, “bisogna velocizzare e semplificare le procedure di appalto attraverso la piena attuazione presso l'Anac della banca dati nazionale dei contratti pubblici e il fascicolo virtuale dell'operatore economico. In questo ambito, occorre permettere la interoperabilità tra la banca dati del Cnel relativa ai Contratti Collettivi Nazionali sottoscritti dalle associazioni dei datori e dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, e quella dell'Anac per permettere di monitorare e garantire il rispetto dei contratti collettivi anche in rapporto al subappalto”.

In conclusione Massafra, Cuccello, Bocchi hanno auspicato che “interlocuzione e confronto continuino e si rafforzino, anche per quanto concerne il proseguo dei lavori di stesura del ddl e in modo particolare  la scrittura dei decreti attuativi”.