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Bologna

Mind, sciopero contro i licenziamenti improvvisi

Foto: www.facebook.com/fiomcgil
Roberto Greco
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Tre dipendenti donne, tra cui una delegata sindacale, messe alla porta, ufficialmente per motivi economici. Bulgarelli, Fiom Cgil: "Un atto di violenza sociale, per altro in un'azienda non in crisi, che non si è fermata neanche in pieno lockdown. Abbiamo chiesto l'immediato ritiro del provvedimento"

Un provvedimento incomprensibile, soprattutto per le modalità con cui è avvenuto. Parliamo della Mind, azienda che progetta e produce materiali compositi per le più importanti aziende del settore automotive e occupa nella sede di Zola Predosa (Bologna) 49 dipendenti. Un'impresa che non è in crisi, coinvolta nell'ultimo periodo in un cambiamento di assetto societario con l'ingresso come socio di maggioranza di una multinazionale indiana. Nei giorni scorsi, all'improvviso, il management ha inviato tre lettere di licenziamento ad altrettanti dipendenti, tutte donne, fra le quali anche una delegata sindacale, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Immediata la decisione dei sindacati di proclamare uno sciopero, avvenuto oggi (venerdì 5 novembre), unitamente a un presidio ai cancelli della fabbrica.

"Un atto di violenza sociale, inconcepibile per il nostro territorio e per i nostri valori", spiega il segretario generale Fiom Cgil Bologna Michele Bulgarelli. "La motivazione ufficiale addotta dall'azienda per i tre licenziamenti è per motivi economici, ma è una giustificazione che non convince, perché la Mind non ha fatto un solo minuto di cassa integrazione neanche in pieno lockdown. Ha fatto ricorso alla cassa integrazione per Covid per un brevissimo periodo per lo scoppio di un focolaio in azienda, subito prontamente circoscritto".

Ma quello che più colpisce lavoratori e sindacati sono le modalità di esecuzione del provvedimento. "Hanno chiamato le tre dipendenti durante l'orario di lavoro per consegnare loro le rispettive lettere di licenziamento - rileva ancora il dirigente sindacale - e le hanno accompagnate alla porta senza dare loro neanche il tempo di portare via i propri effetti personali, quasi fossero delle delinquenti, colte sul fatto a rubare. Noi abbiamo chiesto l'immediato ritiro dei licenziamenti, unitamente alla convocazione da parte della Regione di un tavolo con l'azienda per affrontare eventuali problemi societari". 

"A settembre scorso, all'atto del rinnovo delle Rsu - sostiene Christiana Lamarca, funzionario Fiom che segue le vicende della Mind - era stata prospettata dalla direzione la possibilità di ricorrere a esuberi, paventando uno scenario di crisi, ma noi avevamo concordato che se si toccavano questioni occupazionali o problemi riguardanti i posti di lavoro ci sarebbe dovuta essere una comunicazione preventiva da parte aziendale. Ma poi non ci avevano fatto sapere più nulla. Salvo poi agire nel modo assurdo avvenuto nei giorni scorsi".

Questa mattina, ai cancelli della Mind erano presenti, in solidarietà ai lavoratori in sciopero, i delegati sindacali Fiom di diverse aziende, tra cui quelli di Automobili Lamborghini, che hanno ricordato che i fornitori delle aziende del gruppo Volkswagen devono rispettare il codice di condotta del gruppo. Importante la presenza e l’intervento del sindaco di Zola Predosa, che ha ricordato il valore dei patti sottoscritti nel territorio, a livello sia metropolitano sia regionale. Il messaggio è molto chiaro: a Bologna le ingiustizie non possono passare, i licenziamenti vanno ritirati come presupposto per riprendere un confronto su tutti i temi aziendali. "In assenza del ritiro dei licenziamenti andremo fino in fondo, senza lasciare da solo nessuno e perché dignità e diritti non sono in vendita", conclude Bulgarelli.