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Turismo

Salento, lavoratori in ginocchio

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L'analisi del sindacato: “La situazione era grave già prima del Covid. Dopo la pandemia la stagione si è ridotta, gli stipendi non sono in linea con il contratto, attendiamo la convocazione di un tavolo regionale”

Al di sotto della media regionale, di quella del Mezzogiorno e di quella nazionale. Il turismo salentino concentra le ricchezze nelle mani di pochi e lascia ai lavoratori stagionali solo le briciole. Dallo studio elaborato dal data analyst Davide Stasi sulle statistiche del 2019, emergono criticità più volte sottolineate dalla Cgil e dalla Filcams, la categoria che tutela i lavoratori del turismo.

Secondo il segretario generale provinciale, Mirko Moscaggiuri, i dati confermano che già prima della pandemia la situazione era grave. “Con il Covid è tutto ancor più difficile, perché si è accorciata la stagione e con un reddito lordo medio di 6.460 euro (ed appena 135 giornate lavorate) che scendono sotto i 4.600 euro lordi per gli stagionali (per 92 giornate) è difficile portare avanti una famiglia”, dice il sindacalista.

Colpisce nell’analisi statistica la suddivisione delle mansioni. Le posizioni Inps (parliamo dunque di lavoro contrattualizzato) aperte sono 28.506: il 90,3% è composta da operai, il 4,4% da apprendisti, il 5,3% da impiegati ed appena lo 0,1% i quadri e i dirigenti. Appena 18 dirigenti per le 5.534 imprese turistiche salentine: “Questo dato la dice lunga sulla corretta applicazione del Contratto collettivo nazionale di lavoro, è sintomatico del fenomeno del sottomansionamento (e il numero esiguo dei quadri è emblematico). In molti casi ai camerieri si offrono contratti da addetti alle pulizie ed evidentemente ai dirigenti contratti da impiegati”, prosegue Moscaggiuri. “C’è poi da distinguere tra lavoratori stagionali ed a tempo determinato, spesso falsi part-time che devono lavorare ben oltre l’orario contrattuale, rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato. Gli operai stagionali (il 64,6% del totale) guadagnano in tutto 4.398 euro lordi per tre mesi di lavoro in cui spesso non hanno orari. E che dire del numero di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato? Sono appena 9mila: ossia 1,61 ad impresa, una media compensata da una marea di precari (quasi 20mila). In un caso o nell’altro i conti non tornano: troppo pochi i lavoratori per la mole di flussi turistici generati nel 2019. Il che ci riporta ad un altro grave problema: il ricorso massiccio al lavoro nero”.

Su tutti questi temi, nelle scorse settimane, si era mosso un polverone circa l’irreperibilità di manodopera, che taluni imputavano al Reddito di cittadinanza e non alla non corretta applicazione del Ccnl. La Filcams aveva chiesto un confronto istituzionale: “Attendiamo ancora di essere convocati dalle istituzioni, che sull’onda di qualche titolo di giornale si erano detti pronti ad affrontare il problema di fronte a tavoli regionali o provinciali. Nulla si è mosso, mentre la stagione di fatto è partita”, conclude il segretario generale della Filcams di Lecce.