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La commemorazione

Landini ricorda D'Antona: portiamo avanti le sue idee

Simona Caleo
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Il 20 del maggio 1999 il giuslavorista e al tempo consigliere del ministero del Lavoro fu assassinato dalle Brigate rosse in un agguato terroristico. Nel ventiduesimo anniversario dell'omicidio, il segretario della Cgil ricorda la figura dell'uomo, dello studioso, dell'eroe civile: "Grazie a lui abbiamo una legge sulla rappresentanza nel pubblico impiego"

“Vogliamo ricordare un grande maestro e un grande giurista che ha messo al centro e non ha mai abbandonato il valore del lavoro e dei diritti delle persone che lavorano. Non si limitò a studiare, ma seppe guardare avanti: la legge sulla rappresentanza nel pubblico impiego è frutto anche del suo studio e del suo lavoro”. Lo afferma il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ricordando oggi Massimo D’Antona, il giuslavorista assassinato il 20 maggio del 1999 a Roma in via Salaria.

“Portare avanti il suo ricordo, la sua azione e il suo pensiero – osserva Landini – vuol dire affrontare il problema di chi rappresenta chi, quando è valido un contratto, soprattutto in un momento in cui stanno aumentando la precarietà e le forme di lavoro che non hanno alcuna tutela. In questo momento rilanciare e rafforzare il valore della contrattazione collettiva dei contratti nazionali, anche con un sostegno legislativo, vuol dire affermare che le persone che lavorano devono avere diritti”.

Così conclude il segretario della Cgil: “Non ci limitiamo a ricordare Massimo D'Antona e a rendergli onore come merita. Il nostro impegno è fare in modo che il suo pensiero, il suo studio, non rimangano semplicemente un fatto scolastico; il nostro compito è far sì che quei diritti e quelle scelte portino finalmente anche a una legge sulla rappresentanza per tutti, in modo che i diritti siano davvero diritti di tutte le persone che lavorano”.