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Pensioni

Contratto di espansione? Bene ma il governo deve ascoltarci altrimenti rischia il flop

Foto: Marco Merlini
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Tra le misure proposte dal ministro del Lavoro Andrea Orlando da inserire nel decreto legge Sostegni bis, per gestire la fase che si aprirà con il graduale venir meno del blocco dei licenziamenti, ci sarebbe anche il potenziamento del cosiddetto "contratto di espansione", quello cioè che consente, previo accordo tra azienda e sindacati, di mandare in pensione i lavoratori su base volontaria  fino a 5 anni prima dei normali requisiti.

La notizia ripresa oggi dai quotidiani viene commentata dal segretario nazionale della Cgil Roberto Ghiselli: “Il governo opportunamente sembra intenzionato a rafforzare il contratto di espansione. Noi per primi mesi fa ponemmo il tema di avere a disposizione anche questo strumento per contrastare le ricadute occupazionali della pandemia. In particolare il contratto di espansione può servire per accompagnare alla pensione i lavoratori più anziani, evitare il licenziamento dei più giovani e creare per gli stessi nuove opportunità occupazionali. La legge di bilancio 2021 diede una prima risposta abbassando da 1000 a 250 dipendenti il limite per potervi accedere. Ora si parla di ridurre questo limite a 100. Noi diciamo che se non si interviene in maniera più incisiva - prosegue il dirigente sindacale - si rischia un flop. In particolare, va garantita la copertura previdenziale piena alle persone che accettano il contratto, va certificato il diritto pensionistico per evitare il rischio di nuovi esodati, va eliminato o ridotto ulteriormente il limite dimensionale delle imprese, quindi vanno messe a disposizione più risorse: quelle di cui si parla sono poco più che simboliche. Una ragione in più per riprendere il confronto governo e sindacato sui temi previdenziali, che questo governo continua a rimandare.”