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Ore drammatiche

Embraco e Acc, il governo abbandona gli operai

Giorgio Sbordoni
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Da Riva di Chieri (Torino) a Mel (Belluno), esplode la rabbia contro l'atteggiamento del ministro Giorgetti che di fatto si sfila. Nel dl Sostegni non ci sarà l'emendamento che serviva alla nascita di Italcomp, unica prospettiva per i dipendenti di Embraco (già di fatto licenziati) e per quelli di Acc

Alla Acc in provincia di Belluno questa mattina è esplosa la rabbia dei lavoratori. 24 ore fa è apparso chiaro che nel Dl Sostegni non sarebbe stato inserito l’emendamento per salvare la fabbrica, passaggio fondamentale per permettere la nascita di Italcomp e dare futuro non soltanto agli operai veneti, ma anche a quelli della Embraco di Torino che, proprio in questa settimana, si sono visti recapitare le lettere di licenziamento, preavviso per quando il 22 luglio scadrà la cassa. Senza questo emendamento molto difficile che si arrivi alla nascita del polo di produzione per compressori, un progetto già scritto e studiato nei minimi particolari, con tutte le commesse già disponibili. Di fronte alle aspre critiche dei sindacati, usciti nel pomeriggio con un comunicato, il ministro dello Sviluppo economico, il leghista Giorgetti, si è sfilato, negando di aver fatto promesse. Fiom Fim e Uilm parlano invece apertamente di dietrofront del governo e chiedono per l’ennesima volta un incontro urgente al governo. Per i 406 dipendenti della ex Embraco, già con un piede fuori dall’azienda e la lettera di ben servito recapitata, e per i colleghi di Belluno che questa mattina protestano. A giugno, di questo passo e con le banche che hanno chiuso i rubinetti, anche la fabbrica veneta, dicono i sindacati, abbasserà la saracinesca.

Questa una parte del discorso appassionato di Stefano Bona, segretario generale della Fiom Belluno, davanti ai cancelli della fabbrica. “Qualcuno ha preso un impegno nei vostri confronti e adesso lo deve mantenere. Dove sono gli investitori privati? Che ce li presentino! Che ci dicano quale soluzione vogliono trovare oppure ci dicano che vogliono chiudere. Ma che siano chiari, una volta per tutte! Ci dicano le cose come stanno. Basta infingimenti, basta false promesse. Abbiamo bisogno di risposte, qui la fabbrica a giugno è chiusa. Ed è chiusa dopo tutti i sacrifici inenarrabili che voi operai avete fatto per tenerla aperta. Fanno una pista per il bob a Cortina spendendo 40 milioni di euro e non hanno 10 milioni di euro da investire in un’azienda che darebbe lavoro e reddito alle persone. Ma ci rendiamo conto di cosa stiamo parlando? Siamo noi i bugiardi o sono loro incapaci di risolvere le crisi industriali?”

(Potete ascoltare l’intervento integrale nel post qui sotto).