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Donne

Per non scegliere tra lavoro e cura

Diamo credito alle donne
Simona Ciaramitaro
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Un'iniziativa della Fisac Cgil in collaborazione con IsrfLab per capire come valorizzare le donne in tutti gli ambiti della vita economica del Paese. Il dibattito sul sito del sindacato e su Collettiva.it dalle 14.30

"Diamo credito alle donne. Per non dover mai scegliere tra lavoro e cura". Dalle ore 14.30 alle 17 di martedì 30 marzo sul sito web della Fisac Cgil si discute di se – e come – sia praticabile un nuovo modello di sviluppo che metta al centro l’investimento nel lavoro di cura retribuito come fattore di crescita economica e sociale del Paese, lanciando lo sguardo anche oltre i confini italiani.

Al dibattito, organizzato dall’esecutivo donne nazionale del sindacato in collaborazione con IsrfLab, partecipano Marcella Corsi, economista e docente all’Università La Sapienza di Roma, Marta Fana, economista ricercatrice presso Joint research center Ec, Amel Semal Djmail, Equal opportunities director Uni Europe, Rossana Dettori, segretaria confederale della Cgil, con la presenza del segretario generale della Fisac Cgil, Nino Baseotto.

Tra i temi centrali la possibilità di valorizzare le donne in tutti gli ambiti della vita economica del Paese, anziché schiacciarle sfruttandone il lavoro gratuito e impedendo loro così ogni vera scelta di libertà. Agnese Palma, componente dell'esecutivo donne Fisac, spiega che "nel corso del mese di marzo è stata lanciata, all'interno del sindacato e sui social, una campagna di sensibilizzazione con l’ashtag #diamocreditoalledonne. Sono state pubblicate brevi riflessioni e videomessaggi su molti temi che toccano la disparità di genere, includendo anche ciò che non rientra strettamente negli aspetti economici, che pur competono di più alla Fisac".

"Per il dibattito - aggiunge Palma -  abbiamo scelto di partire dall’economia, o meglio dall’economia politica, perché le donne dovrebbero interessarsi molto agli indirizzi di politica economica del governo italiano e della Unione europea, senza affidarsi passivamente alle gentili concessioni".

“Lo dobbiamo alle donne e lo dobbiamo a tutti – si legge in una nota dell'esecutivo – , perché liberare le donne significa rendere migliore l’intero Paese”.